LUIGI PIRANDELLO
MASCHERE NUDE
PENSACI, GIACOMINO!
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
=Quinto migliaio.=
PROPRIETÀ LETTERARIA.
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.
Copyright by Luigi Pirandello, 1918.
Per ottenere il diritto di rappresentazione rivolgersi esclusivamente alla SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI (Milano, Via Sant'Andrea, 9).
Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
Tip. Fratelli Treves — 1922.
_All'amico RUGGERO RUGGERI,
maestro d'ogni composto ardire
sulla scena._
PENSACI, GIACOMINO!
COMMEDIA IN TRE ATTI.
PERSONAGGI.
AGOSTINO TOTI, professore di storia naturale.
LILLINA sua moglie.
GIACOMINO DELISI.
CINQUEMANI, vecchio bidello del Ginnasio.
MARIANNA, sua moglie.
ROSARIA DELISI, sorella di Giacomino.
IL CAVALIER DIANA, direttore del Ginnasio.
PADRE LANDOLINA.
ROSA, serva in casa Toti.
FILOMENA, vecchia serva in casa Delisi.
NINÌ, bambino (non parla).
Scolari del Ginnasio che non parlano.
In una cittaduzza di provincia. — Oggi.
ATTO PRIMO.
Il corridoio d'un Ginnasio di provincia. Nella parete di fondo s'aprono a ugual distanza l'uno dall'altro varii usci con tabelle in cima: Classe II — Classe III — Classe IV. — Davanti a questa parete corrono gli archi d'un loggiato, propriamente tre archi sostenuti da due colonne, che limitano il corridoio in fondo. A destra e a sinistra due pareti laterali. Nel mezzo a quella di destra un uscio con la tabella: Gabinetto di Storia Naturale. — In quella di sinistra, a riscontro, un altro uscio con la tabella: Direzione. — Allo spigolo di questa parete, la campana della scuola, con la catenella pendente. Nella parete di destra, presso l'uscio del Gabinetto di Storia Naturale, un tavolino e una sedia per il bidello. — Destra e sinistra dell'attore.
La scuola sta per finire. Al
levarsi della tela, Cinquemani, il
bidello, che passeggia in fondo per
il corridoio, col berretto gallonato
e uno scialle di lana sulle spalle,
si ferma al rumore indiavolato
che viene dal Gabinetto di Storia
Naturale, dove il professor Toti
fa lezione; alza le mani coi
mezzi-guanti di lana e le scuote
in aria, come a dire: “Dio, che
baccano!„ All'improvviso si spalanca
l'uscio a destra e il Direttore
Diana irrompe su le furie, urlando:
DIRETTORE.
Perdio, ma dove siamo?
Corre ad aprire l'uscio del
Gabinetto di Storia Naturale, e
subito ogni rumore cessa. — Allora,
gridando dalla soglia, rivolto verso
l'interno:
Professor Toti, ma le par questo il modo di tener la disciplina? È uno scandalo, perdio!
Fingendo di rivolgersi prima a
uno, poi a un altro alunno.
Che fa lei lì vicino alla finestra? — E lei, costà, fuori del banco? — Dico a voi! dico a voi! — Via tutt'e due! Raccogliete i vostri libri, e via! Fuori della classe! — Professor Toti, prenda i nomi di codesti due alunni!
I due alunni, rossi, mortificati,
coi libri sotto il braccio e il
cappello in mano, vengono fuori
dell'uscio.
Vi faccio veder io come si sta in classe! Vergogna! Voi siete esclusi per tre giorni! E saranno avvertiti a casa i vostri genitori! Via!
I due alunni, via, voltando per il
corridoio, verso destra.
Professore, la prego, venga fuori un momento! Come? Che cos'è? Ce n'è un altro? che vuol dire? Chi è codesto giovine?
Con uno scatto di viva meraviglia
e d'ira insieme:
Uhhh! Lo tenga, lo tenga, perdio! Se lo fa scappare dalla finestra?
Voltandosi verso il bidello.
Cinquemani, correte di là
Indica verso sinistra.
subito alla Palestra ginnastica: è scappato un alunno!
Cinquemani corre via per il
corridoio.
TOTI
venendo fuori dal Gabinetto.
Ma le posso giurare signor Direttore, che quel giovine non è della classe.
DIRETTORE.
Come non è? E chi è allora? Come si trovava dunque alla sua lezione?
Dalla soglia, agli alunni:
Silenzio! Nessuno s'arrischi a fiatare!
Al professor Toti:
Mi spieghi! Che vuol dire?
TOTI.
E che vuole che le dica, signor Direttore? Non saprei propriamente com'è stato.... Mi trovavo con la faccia al muro.... cioè, cioè, alla lavagna propriamente, ecco. Lei può vederlo di qua: stavo scrivendo — famiglie, specie e sottospecie di scimmie....
Gli alunni, dall'interno, ridono,
e allora lui, in un comico scatto di
furore, dalla soglia:
Fate silenzio! fate silenzio, maleducati, almeno quando parlo col signor Direttore!
DIRETTORE
urtato.
Ma mi faccia il piacere! Mi dica come, donde era entrato nella sua classe quel giovine?
TOTI.
Forse dalla finestra, signor Direttore. Com'è uscito, era entrato.
DIRETTORE
a un nuovo scoppio di risa degli
alunni.
Silenzio! Vi caccio via tutti per quindici giorni!.
Al professor Toti.
Ah, lei si fa dunque entrare la gente dalla finestra, mentre fa lezione?
TOTI.
Cioè, cioè.... no, mettiamo le cose a posto, signor Direttore. La finestra, lei la vede, è bassa.
DIRETTORE.
E che per questo?
TOTI.
Ma signor Direttore, se la pigli col portinaio che dorme davanti al portone e fa entrare la gente nella Palestra ginnastica. Alzando un piede, facendo così.... si entra in classe.
DIRETTORE.
E lei? Ma come? E che ci sta a fare lei sulla cattedra?
TOTI.
Santa pazienza, ero voltato, le dico, con la faccia al muro, cioè, alla lavagna.... Ma non se ne curi, signor Direttore, perchè le posso assicurare che era un giovinotto amante degli animali: zoofilo, zoofilo: stava attentissimo! Tanto che neppure me n'ero accorto....
DIRETTORE.
Ho capito, ho capito! Adesso parleremo, professore.
CINQUEMANI
ritornando sbuffante.
Niente, signor cavaliere! Come il vento! Non s'è visto per dove è sparito....
DIRETTORE
guardando l'orologio.
Va bene. — È l'ora. — Sonate la campana, Cinquemani!
TOTI.
Parola d'onore, signor Direttore, posso assicurarle....
DIRETTORE
interrompendolo.
Le dico che adesso parleremo, professore. Lasci andar via gli alunni.
Cinquemani suona a lungo la
campana. S'aprono gli usci delle
classi e ne escono schiamazzando
in gran confusione gli scolari.
Alcuni, vedendo il Direttore,
subito si ricompongono e si levano
il cappello. Anche dall'uscio
del Gabinetto di Storia Naturale
escono gli alunni, composti, in
silenzio. Il professor Toti ogni
tanto non può tenersi di salutarne
qualcuno con la mano o di fare
un cenno a qualche altro, subito
represso da uno sguardo severo del
Direttore. In breve il corridoio
è vuoto. Cinquemani, durante la
scena seguente fra il Direttore e il
professor Toti, si leva il berretto
e si lega attorno alla fronte, come
un fratellone, un gran fazzoletto a
fiorami, si leva i mezzi-guanti, poi
lo scialle e la giacca e indossa un
lungo camice tratto dal cassetto del
tavolino. Intanto sopravvengono la
moglie Marianna e la figlia Lillina
con scope e altri attrezzi per far
la pulizia delle classi.
DIRETTORE.
Abbia pazienza, professore, ma le pare che si possa seguitare così? ch'io debba sacrificarmi, con tutto il da fare che ho, ad assistere ogni volta alle sue lezioni, perchè lei non sa tenere la disciplina?
TOTI.
Veramente, ecco....
DIRETTORE
aspro.
Mi lasci parlare. È proprio così come le sto dicendo, se per una volta che non posso, ecco qua, lei per poco non mi manda sottosopra tutto il ginnasio col baccano della sua classe.
TOTI.
Voglio che lei mi creda, signor Direttore: la vivacità è, la vivacità con cui faccio lezione. Sto parlando delle scimmie, e....
DIRETTORE.
Ma che scimmie e scimmie! Mi faccia il piacere!
CINQUEMANI
sfilandosi i mezzi-guanti e
tentennando il capo.
Che scimmie e scimmie!
TOTI.
Voi, caro Cinquemani, silenzio, prego! Sto parlando col Direttore. Fanciulli sono, signor Direttore. Sentono nominare la coda prènsile.... sentono dire che hanno quattro mani.... pensano che giusto qua abbiamo un bidello che ne ha cinque. Fanciulli sono, lei lo capisce: si mettono a ridere!
DIRETTORE.
Ma non dica così, professore! Lei m'indispone!
TOTI.
Per carità, no, non s'indisponga, non s'indisponga, signor Direttore!
CINQUEMANI.
Ma come non dovrebbe indisporsi, scusi, questo galantuomo?
TOTI.
Che v'indisponete anche voi, niente niente, Cinquemani?
CINQUEMANI.
Ma sicuro che m'indispongo, professore! M'indispongo anch'io!
DIRETTORE.
Basta, basta: voi non v'immischiate, Cinquemani!
CINQUEMANI.
Mi scusi, se mi sono intromesso, signor Direttore; ma proprio, creda, mi è venuto di qua....
Indicando la bocca dello stomaco.
Ho anch'io, scusi, la testa.... così, per tutto questo baccano.... E lei, scusi, professore, ma dovrebbe pensare al rispetto, non dico della scuola, ma del paese di fronte a un Direttore forestiere!
DIRETTORE.
Basta, v'ho detto, Cinquemani! State al vostro posto, voi!
TOTI.
Ma sì, ma basta, che diavolo! Non ne vale proprio la pena.
DIRETTORE.
Ah, no! questo no, perdio! Come non ne vale la pena? Si tratta della disciplina, si tratta della dignità della scuola!
CINQUEMANI.
E del paese!
DIRETTORE.
Insomma, la finite, voi?
TOTI
giungendo le mani e agitandole.
Cinquemani.... Cinquemani....
DIRETTORE.
Non lo capisce lei, professore, che è uno scandalo? una vergogna? Quando lei, scusi, in quarta, parla di mineralogia, hanno quattro mani o la coda prènsile le pietre, che gli alunni ridono e schiamazzano lo stesso? Arrivano anche a fischiare, perdio!
TOTI
con risoluzione.
Signor Direttore, vogliamo parlare sul serio?
DIRETTORE
trasecolando.
Come sul serio? Ah le pare che io le stia parlando per ischerzo?
TOTI.
No, dico.... sul serio, ecco.... per la cosa in sè, signor Direttore: se vogliamo venire al punto della questione, al punto vero, ecco, volevo dire. L'orario, signor Direttore! Mi arrivano stanchi questi ragazzi all'ultima ora! Dalle otto e mezzo fermi — braccia conserte — all'ultima ora, che ne vuole più? Io sono vecchio — lei, tanto tanto non scherza — non parliamo di Cinquemani — a una certa età, non sappiamo più compatire questi ragazzini a cui il sangue bolle nelle vene, mi spiego? Ragazzini sono, santo Dio, ragazzini, cavaliere mio! Io li guardo serio, non creda: così! Ma le giuro che quando me li vedo davanti con certe facce da santi anacoreti, mentre sotto sotto son sicuro che me stanno combinando qualcuna.... certe trovate, creda, così carine! farmi.... farmi camminare la cattedra, per esempio, mentre ci sto appoggiato con le braccia....
Sbotta a ridere, cerca di
frenarsi sotto gli occhi indignati
del Direttore; non ci riesce, pur
cercando di ricomporsi con buffi
sforzi.
DIRETTORE.
Eh, sfido! Se lei ci sciala così!
TOTI.
Nossignore! glielo giuro! Serio li guardo!
DIRETTORE.
Ma che serio, mi faccia il piacere! Io non so! come se non mancassero di rispetto a lei! Come se non mettessero lei in berlina!
TOTI
con bonarietà.
E va bene.... e va bene.... Perchè mi considerano professore! Il professore mettono in berlina.... Ma io sono un povero vecchio che considera loro come fanciulli. Fingo di mettere zero in condotta. Scherzo io, scherzano loro.... Che berlina!
DIRETTORE
severo.
Scusi, professore, quanti anni ha d'insegnamento?
TOTI.
Perchè?
DIRETTORE.
Mi risponda, la prego.
TOTI.
E non lo sa? Trentaquattro.
DIRETTORE.
Lei è solo?
TOTI.
Scusi, perchè codeste domande?
DIRETTORE.
Mi risponda. Non ha famiglia, è vero?
TOTI.
Solo. Che famiglia! Io, famiglia? Solo come mi vede — come un cane, signor Direttore. Io e mia moglie, quando c'è il sole.
DIRETTORE.
Come sarebbe?
TOTI.
Eh, la mia ombra, signor Direttore. A casa mia il sole non c'è e non ho con me neanche la mia ombra.... Solo! Solo!... E ben per questo....
DIRETTORE.
Quanti anni ha?
TOTI.
Trentaquattro.
DIRETTORE.
No.... Dico, d'età? Sessantadue.... sessantatrè?
TOTI.
Faccia lei...
DIRETTORE.
Facciamo sessantacinque? Senza famiglia — trentaquattro anni d'insegnamento.... scusi, che va cercando? Ci prova gusto a insegnare ancora?
TOTI.
Io, gusto? Me li sento pesare qua sul petto come trentaquattro montagne!
DIRETTORE.
E allora perchè non si ritira, scusi? Ha quasi il massimo della pensione! Si ritiri!
TOTI.
Mi ritiro? Io? Lei scherza! Ah, dopo trentaquattro anni che porto la croce, il Governo mi paga per altri cinque o sei anni — e voglio mettere sette, e voglio mettere otto — quattro soldi di pensione e poi basta?
DIRETTORE.
Scusi, e che vorrebbe di più? Ritirato, in ozio, in santa pace....
TOTI.
Già, bello! A sbattermi la testa al muro! Le dico che sono solo come un cane!
DIRETTORE.
E che colpa ci ha il Governo, scusi, se lei non ha pensato a tempo a metter famiglia?
TOTI.
Ah, dovevo metter famiglia a tempo, con lo stipendio che m'ha dato, per morire di fame io, mia moglie e cinque, sei, otto, dieci figliuoli.... chi avrebbe potuto contarli? quando uno ci si mette!... Pazzie, cavaliere mio! E io ringrazio Dio che volle guardarmi sempre dal farlo! Ma ora, sa? ora la piglio.
DIRETTORE.
Che? Prende moglie adesso?
TOTI.
Sissignore! Ah!, il Governo con me non se la passa liscia! Lo piglio in punto: calcolo quanto pare a me, che mi restino ancora cinque o sei anni di vita, e piglio moglie, sissignore! per obbligarlo a pagarle la pensione, anche a lei! Ah, si figura che deve finir così?
DIRETTORE.
Bellissimo! bellissimo! Vuol prendere moglie sul serio alla sua età?
TOTI.
Moglie? Che moglie! Opera di carità! Che c'entrano gli anni, scusi? Lei, allora, come tutti gli altri? Vede la professione e non vede l'uomo? Sente dire che voglio prender moglie — s'immagina una moglie — e me, marito — e si mette a ridere. Oppure s'arrabbia, come quando crede che i ragazzi diano la baja a me, mentre la danno al professore. Che c'entra? Altro è la professione: altro è l'uomo. Fuori, i ragazzi mi rispettano, mi baciano la mano. Qua fanno la professione di scolari e per forza devono dare la baja a chi fa quella del maestro e la fa come me, santo Dio, da povero vecchio stanco e seccato! — Io mi prendo una povera giovine, timorata, di buona famiglia, senza beni di fortuna — e sissignore, dovrà figurare come moglie davanti la legge, perchè il Governo, se no, non le paga la pensione. Ma che moglie! all'età mia? Roba da ridere! — Marito? Professione! apparenza! In realtà, niente, sono e resto un pover'uomo, un povero vecchio che avrà per due o tre anni, forse meno, la compagnia d'una persona grata del bene che le faccio, alle spalle del Governo — e basta così!
DIRETTORE.
Ma sa che lei è un bel tipo, professore? Mi congratulo.... Uomo di spirito....
TOTI.
Già, perchè lei, ora, si sta figurando di vedermi....
Fa con le mani un gesto ampio di
corna sulla testa.
DIRETTORE.
No, che! Dio me ne guardi!
TOTI.
Oh, sono nel conto, sa? Stabilite in precedenza! Ma non per me: se ne andranno in testa alla mia professione di marito, che non mi riguarda, se non per l'apparenza. Io anzi cercherò che il marito — come marito — le abbia. Eh sì! Altrimenti, io, poveruomo, povero vecchio come potrei aver bene? Ma che corna, scusi, se marito non sono, non voglio, nè posso essere? Opera di carità, io faccio! E se tutti gl'imbecilli di questo paese ne vogliono ridere, ne ridano pure: non me n'importa proprio niente!
DIRETTORE.
Giustissimo! è naturale! Dato il principio.... E così, li mangeremo presto codesti confetti, eh?
TOTI.
Non manca per me. Cerco. Appena trovo.... Ma già l'ho sott'occhio....
DIRETTORE.
Le faccio fin d'adesso le mie congratulazioni. Spero che m'inviterà alle nozze?
TOTI.
Padronissimo, come no? Il primo, si figuri!
DIRETTORE.
Grazie, grazie. — Cinquemani, il cappello e il bastone.
Cinquemani entra nella Direzione.
Si stia bene, professore.
TOTI.
La riverisco, signor Direttore. Non è più in collera con me, è vero?
DIRETTORE.
Eh, guardi: come uomo, no; ma se devo fare — come lei dice — la professione del Direttore....
TOTI.
Bene, bene: mi rimproveri, è giusto, come Direttore! Purchè poi, come uomo, mi stringa la mano....
DIRETTORE.
Eccola qua!
TOTI.
Dato il principio....
S'avvia per rientrare nel
Gabinetto; scorge davanti alla porta
Lillina e torna, piano, verso il
Direttore.
E sa! Ragazzina la piglio — di sedici anni — per obbligare il Governo a pagarle la pensione per almeno altri cinquant'anni dopo la mia morte. Non se la passa liscia con me, il Governo, glie lo giuro!
Rientra nel Gabinetto di Storia
Naturale.
CINQUEMANI
col cappello e il bastone del
Direttore in una mano e nell'altra
una spazzola.
Permette, signor Direttore?
Si mette a spazzolarlo.
Che tipo.... Capace di farlo, sa? Capace! Non glie n'importa nulla di ciò che la gente può dire di lui. È stato sempre così....
DIRETTORE.
Sì, è proprio un bel tipo!
CINQUEMANI.
Può star sicuro che prende moglie. L'ha detto? la prende.
DIRETTORE.
E vedremo anche questa! Addio, Cinquemani.
CINQUEMANI.
Servo, signor cavaliere!
Appena andato via il Direttore,
rivolgendosi alla moglie e alla
figlia che sono state in attesa.
Su, su; via, leste! sbrighiamoci!
MARIANNA.
Eh già, infatti, ha mancato per noi? Tre ore che sto qui, con tutto il da fare che ho su: a sentir certe sudicerie....
CINQUEMANI.
Sssss, sta' zitta!
Indica l'uscio del Gabinetto di
Storia Naturale, ov'è entrato il
professor Toti.
MARIANNA.
Non me n'importa! devo dirlo! Gli sta bene, se lo sente! Ho i capelli bianchi, e pure m'ha fatto arrossire!
CINQUEMANI.
Eh via, smettila! Maledetta linguaccia delle donne! Va' in terza subito, non perdiamo tempo! Tu, Lillina, in quarta!
LILLINA.
Ci vada lei, in quarta, papà! Pulirò qua, io, al solito I
Indica il Gabinetto di Storia
Naturale.
CINQUEMANI
severo.
Obbedienza, santo Dio! Ordine! Obbedienza! Qua comando io! Su in casa comanda tua madre. Qua in iscuola, comando io!
MARIANNA
affacciandosi dall'uscio della
terza con la scopa in mano.
Il vice-direttore, già! In terza, in quarta, in quinta! Ma come non t'accorgi che fai ridere alle tue spalle per codeste arie che ti dai?
Contraffacendo il marito con la
spazzola in mano.
“Permettete, signor Direttore?„ Come se spazzolando il Direttore, con la polvere che gliene viene addosso, il direttore diventasse lui!
CINQUEMANI
sentendo ridere Lillina.
Ah, tu ci ridi? Vuoi vedere che vi prendo a scopate tutt'e due?
Rivolto alla moglie che è
rientrata in classe.
Chiudi codesta porta, mentre spazzi, arruffona, e apri la finestra, se no tutta la polvere si butta qua nel corridoio e tocca mangiarmela a me!
Alla figlia.
Subito in quarta, vossignoria!
LILLINA.
In quarta, no, mi sento soffocare! Ci vada lei, mi faccia il piacere! Io farò qua il Gabinetto, com'ho fatto sempre.
CINQUEMANI.
Ma non vedi che c'è ancora dentro il professore?
LILLINA.
E lei glielo dica, che esca! Che sta a farci ancora? Possiamo aspettar lui?
CINQUEMANI.
E quest'è giusto!
Venendo innanzi alla porta del
Gabinetto.
Professore! E che fa lei, scusi, ancora lì? Se ne vada, santo Dio, che dobbiamo far la pulizia!... Non basta il tempo che ci ha fatto perdere? — Che dice?... A me? Perchè? — E che vuole? Vuol parlare con me?... Ma non mi faccia perdere altro tempo!... Che mi vuol dire? Che?
Entra nel Gabinetto. Lillina,
impaziente, sbuffa; fa gesti di
rabbia; guarda l'orologino, e
di nuovo fa cenni d'impazienza e
smania, come se avesse una gran
fretta d'entrare nel Gabinetto di
Storia Naturale, poi s'afferra
il labbro con due dita e resta
a tentennare il capo, a battere
un piede, con gli occhi pieni
d'angosciosa tristezza.
MARIANNA
aprendo l'uscio della III classe
e uscendone tutta impolverata, con
la scopa e gli altri oggetti di
pulizia.
Auf! e qua è fatto!
Scorgendo la figlia.
Oh, e tu che stai a far lì?
LILLINA.
Aspetto che esca il professore.
MARIANNA.
Sta ancora lì? E che sta a fare? Dov'è tuo padre?
LILLINA.
Sta a parlare con lui.
MARIANNA.
Con lui? E perchè? Che discorsi può aver tuo padre col professore?
LILLINA.
E che vuole che ne sappia io? Papà gli ha detto d'uscire, e lui se l'è chiamato dentro per parlargli....
MARIANNA.
Ah sì? E tu stai a sentire ciò che gli dice?
LILLINA.
Io? Che vuole che m'interessi di sentire i discorsi che fanno tra loro? Sto aspettando i loro comodi....
MARIANNA.
Eh già! Tu aspetti; lui parla; e lavoro io sola!
LILLINA.
Vuol lamentarsi senza ragione! Lei sempre due classi ha da pulire. Se le faccia e torni su! Al resto penseremo noialtri.
MARIANNA.
Mi piace codesto discorso! Pulisco e me ne torno su! E tu rimani qua, sola, ogni giorno, tre ore, a dondolartela.
LILLINA.
Già, tra le panche! Ma che dice?
MARIANNA.
Lo so io quel che dico? Perchè ogni giorno mi resti attaccata qua, come se ci fosse il vischio o la colla?
LILLINA.
Ma perchè mi diverto! Sono in mezzo a un festino! Questo servizio è così pulito....
MARIANNA.
Il fatto è che ti chiamo e non rispondi! Il fatto è che, con una scusa o con un'altra, o te ne vieni giù più tardi, dopo di me, o perdi qua tempo apposta, ora per l'inchiostro da rifornire alle panche, ora perchè hai da cercare il gesso per le lavagne — tre ore, tre ore, ogni giorno!
LILLINA.
Ma se è il tempo che ci vuole! Perchè mi vuole rimbrottare a torto? Se la vuol prendere per forza con me? Con la scusa che è stato qua tutta la mattinata, papà se ne va a fare il professore alla bettola, e tocca a me ogni giorno di ripulir tre classi, la Direzione, il Gabinetto di Storia naturale e tutto il corridojo. E questo poi è il ringraziamento! Via, se ne vada a far l'altra classe e non mi faccia parlare, per carità, che lo so io, dopo, come mi sento!
MARIANNA
cantarellando.
Non c'è verso in questa casa.... non c'è verso.... Andiamo, andiamo.... Poi viene il Direttore e si lamenta che trova tutto sporco.... Me ne vado in quinta. Come finisco, me ne torno su. E bada di non farti aspettare, ragazzina!
S'avvia per il corridojo e
scompare a sinistra.
LILLINA.
Va bene, va bene....
Sempre più impaziente, riguarda
l'orologio; torna a sbuffare,
allungando lo sguardo verso la porta
del Gabinetto.
Ma che diavolo fanno?
Cinquemani esce dal Gabinetto
come stordito, col viso composto a
un'aria caratteristica di stupore e
di gioia, come per uno straordinario
discorso che gli abbia tenuto il
professor Toti, e neanche s'accorge
della figlia.
Papà! E che? Non esce il professore?
CINQUEMANI.
Ah, no.... Ma non fa niente....
Sorride e con una mano la carezza
sotto il mento.
LILLINA.
Che vuol dire, non fa niente? Non devo entrare là dentro?
CINQUEMANI.
E sì, entra.... non fa niente, ti dico.... Non aver soggezione....
LILLINA.
Ma che significa? Perchè non se ne va il professore?
CINQUEMANI.
Perchè? Perchè ha da parlare con te....
LILLINA.
Con me?
CINQUEMANI
carezzevole.
Con te.... con te, birichina....
LILLINA
sospesa, con angoscia, non sapendo
ancora se debba rallegrarsi.
Che forse.... le ha detto per me.... qualche cosa?
CINQUEMANI.
Sissignora.... sissignora.... mi ha detto qualche cosa per te....
LILLINA
sospesa, con angoscia, non sapendo
ancora se debba rallegrarsi.
Ah.... e.... e lei, papà?
CINQUEMANI
subito, costernato.
Dov'è tua madre?
LILLINA.
È passata in quinta. Ma mi dica.... Lei.... lei è contento, papà?
CINQUEMANI.
Figliuola mia, io posso esser contento, se sei contenta tu. Non ho te sola?
LILLINA.
Ma allora, se è contento lei....
CINQUEMANI.
Ah sì! E non c'è anche tua madre, Dio ne scampi? Le cose s'han da fare con verso, figliuola mia.... Ordine, obbedienza: tu lo sai.... Va', va' per ora a parlare col professore, senti ciò che t'ha da dire.... È anzianotto, ma.... un professore.... uomo di giudizio.... pare un po' strano, ma.... buono, buono....
LILLINA.
Eh lo so, tanto buono, sì.... tanto! E lo sapevo io, papà, lo sapevo, che doveva parlarle per me!
CINQUEMANI.
Ah, te n'aveva già prevenuto?
LILLINA.
No, ma sapevo ch'egli le doveva dire qualche cosa per me!
CINQUEMANI.
E allora, figlia....
Il professor Toti si mostra su la
soglia del Gabinetto col cappello in
capo.
Eccolo qua....
Prende l'anaffiatojo, la scopa,
ecc., e via per il corridojo,
fingendo d'attendere alla pulizia.
LILLINA
esultante, commossa.
Ah, professore.... la ringrazio tanto.... tanto, professore, del bene che mi ha fatto! Non può credere, quanto gliene sia grata! Che peso, che macigno m'ha levato dal petto! Come son contenta, felice! Mi metterei a saltare qua come una ragazzina!
TOTI
con le lagrime in pelle.
Figliuola mia! Figliuola mia bella! che mi dici? Bene? E che bene posso farti io? Bene di padre, figliuola mia!
LILLINA.
No, più! più che padre! Un padre fa bene ai suoi figliuoli, ma li ha fatti lui: è suo dovere. Lei è più che padre!
TOTI.
Va bene, sì: ma tu come padre, solo come padre m'hai da considerare! Non voglio che mi consideri altrimenti, perchè — se avessi, dico poco, vent'anni di meno! — ma non posso e non voglio essere altro che padre per te, figliuola mia bella!
LILLINA.
Padre, padre, sì! Lei sarà il nostro vero padre, ecco! È così solo lei, poverino! ha bisogno di chi l'assista, di chi lo curi.... Ci sono io! E lei sarà, non solo il padre, ma anche il padrone della mia casa! E così io le potrò dimostrare tutta, tutta la gratitudine per il bene che m'ha fatto!
TOTI.
Ma che dici “bene„ figliuola mia? Se tu sei contenta, se tu veramente mi vuoi trattare così, parli di “bene„, tu? E che è, che diventa questo piccolo bene che ti faccio io, di fronte a quello che mi farai tu? Non perchè io voglia niente da te, ma perchè mi basta — per questi ultimi anni di vita che mi restano — sentirmi un po' d'alito attorno, te che ridi.... te che sei contenta....
LILLINA.
Io sola? Siamo in due, siamo in due, professore, contenti e felici!
TOTI.
Siamo in due, io e tu, sì!
LILLINA.
E Giacomino, professore? e Giacomino che sarà più contento di me e di lei?
TOTI
restando.
Giacomino? Come, Giacomino?
LILLINA.
Ah, come? vuole che non sia contento Giacomino? Più di tutti, professore! Non è stato lui che è venuto a parlarle? che è venuto a pregarla di dire una parolina per me a mio padre?
TOTI.
Giacomino? No, figliuola.... Tu sbagli!
LILLINA.
Come, sbaglio? Che vuol dire?
TOTI
quasi vacillando, facendo sforzi
per rimettersi dal colpo ricevuto.
Niente, figliuola....
Si prende la testa tra le mani.
Aspetta.... aspetta....
LILLINA.
Che è? che ha avuto?
TOTI.
Una legnata in testa.... Niente.... Aspetta.... Padre, io, è vero? T'ho detto, che volevo esser considerato da te soltanto come padre, è vero?
LILLINA.
Sì.... E come?... Ma mi dica che sbaglio ci può essere?
TOTI.
Aspetta.... dunque, padre....
Forte, a sè stesso, con rabbia,
come per costringersi a tenersi
fermo.
Padre, padre, padre.... Non perdiamo la testa, Agostino!
Squassando il capo come a
significare che s'è liberato del
primo sentimento.
Basta, è passato! Sono qua, figliuola.... Sappiamoci intendere: — Chi è codesto Giacomino che è venuto a parlarmi? Da me non è venuto nessuno.
LILLINA.
Come! E allora? Tutta la mia gioia? Professore, ma allora che cosa ha detto lei a mio padre per me?
TOTI.
Gli ho detto.... quello che ho detto a te, figliuola: che sono un povero vecchio che non posso e non voglio pretendere niente, ma che potrei levarti da codesto stato, prenderti con me come figlia, e basta.
LILLINA.
Me sola?
TOTI.
Come sola! Vorresti che mi pigliassi pure, insieme con te, codesto Giacomino che tu dici? Capirai che, per gli occhi del mondo....
LILLINA.
Ma se è come figliuola, professore?
TOTI.
Come figliuola, certo! Tra me e te. Ma per darti una posizione, tu lo capisci, non posso dirti: vientene con me, così.... Uno stato bisogna che te lo dia...
LILLINA.
E non c'è Giacomino?
TOTI.
Ci sarà Giacomino, non dico di no! ma lo stato, in faccia alla legge, non potrà dartelo lui; te lo devo dar io!
LILLINA.
Professore, io non capisco più niente, allora.... Ma come? Scusi.... Che c'entra tutto questo discorso? Mio padre m'ha detto ch'era contento, se ero contenta io; per quello che lei gli aveva detto per me....
TOTI.
Sì, cara. Ma codesto Giacomino, figliuola, sta a venir fuori adesso! Io non ne so nulla; non l'ho mai visto, mai sentito nominare....
LILLINA.
Come, professore? Giacomo Delisi!
TOTI.
Ah, Giacomino Delisi?... Oh, guarda.... guarda.... guarda.... Bravo giovanotto.... sì, sì, lo conosco. Fu scolaro mio.
LILLINA.
Ed è da allora....
TOTI.
Che fate all'amore? Un bel pezzo!
LILLINA.
Sì! e m'ha detto tante volte, che lei gli vuol bene!
TOTI.
T'ha detto anche questo?
LILLINA.
Sì! E perciò m'ero immaginata che lei avesse parlato a papà per me.... per me e per lui.... Oh povera me! che allegrezza in sogno! E come faccio ora? come faccio, professore? E allora niente? Sono allo stesso punto di prima? E io che non posso più aspettare.... che non posso più aspettare, professore!
Si nasconde la faccia.
TOTI
stupito, turbato.
Perchè?... Come?... Che?... Ah sì?... Eh....
LILLINA
Si nasconde la faccia.
Sono perduta.... sono perduta.... non posso più aspettare.... M'ajuti, professore, m'ajuti!
TOTI.
E che ajuto posso darti io, povera figliuola?
LILLINA.
Parli lei a mio padre; glielo dica.... che conosce Giacomino; che sa che è un buon giovine; che lei farà di tutto per trovargli un posticino, tanto da potermi mantenere.... e alla fine gli faccia comprendere che io non posso più aspettare.... Per carità, professore, per carità!
TOTI.
Ma sì, figliuola, io posso anche dirglielo.... Ma ti pare che tuo padre vorrà dare ascolto a me?
LILLINA.
Ci provi! Forse le darà ascolto, a lei! È professore qua....
TOTI.
Che professore, figliuola! Come professore — l'hai visto — non mi rispetta! E poi, ti sembra che possa credere sul serio che io abbia modo di procurare un posto a Giacomino?
LILLINA.
Non importa! Lei glielo dica! Forse di lei si fida!
TOTI.
Ma se il posto, per lui, è tutto! Tanto vero, che era contento per me.
LILLINA.
Come, per lei?
TOTI.
Ma sì, figliuola! Siamo giusti, siete ragazzi e non pensate! Ti vai a mettere con un giovanotto — buono, non dico di no, educato, ma.... senz'arte nè parte, sventato.... Come ti potrà mai mantenere? Non ne ha i mezzi, e credo neanche la voglia. Che mangiate, amore? L'amore mangia, figliuola, non si mangia! Come fate a metter su casa? C'è ora anche un bambino di mezzo.... La faccenda era già complicata, con codesto benedetto Giacomino! ma, tanto, per me, o prima o dopo — meglio prima che dopo! — Ma ora si complica di più! Non basta Giacomino; c'è pure Giacominino! Padre e nonno, tutt'in una volta?
LILLINA.
No, no, professore! Ciò che lei pensa non è possibile! Lei ha ragione! non dovevo far mai quello che ho fatto.... Ma non so più io stessa come sia stato.... Ora egli n'è più pentito di me; e non sappiamo nessuno dei due come dobbiamo fare, come uscirne.... Il tempo stringe.... Sono disperata!... Ah, m'ajuti, professore, per carità, ora che lei sa tutto, ora che per un caso mi son trovata a confidarmi con lei, m'ajuti.
TOTI.
Ma sì, io sono qua, figliuola mia, tutto per te. Che posso farti? Posso soltanto, di fronte a tuo padre, non tirarmi indietro. Padre e nonno.... Più di questo?
LILLINA.
No, professore! Questo non è possibile! Che dice?
TOTI.
Per me? se è per me — a pensarci (hai inteso ciò che ho detto al Direttore? dato il principio....) — Forse è meglio così, perchè ora un po' di bene te lo posso fare davvero; e se tu sei contenta, un bene fo io a te; un bene puoi fare tu a me; e possiamo vivere in pace.... anche col bambino, anzi!... Un bambinuccio a cui darò la mano, e con cui andrò a spassino.... Per un vecchio, non c'è meglio compagnia per avviarsi verso la fossa.... Se tu vuoi....
LILLINA.
Ma Giacomino? Professore, e Giacomino?
TOTI.
Giacomino, figliuola....
Fa un ampio gesto con la mano,
come per dire: nascondilo!
che posso dirti? ti posso dir pure con Giacomino?
LILLINA.
No! no! Non dico questo! Oh Dio, mi fa avvampar di vergogna, professore!
TOTI.
No, che vergogna, figliuola! Perchè? Tu stai a parlare adesso con tuo padre! Mi dici Giacomino; io ti rispondo che Giacomino.... sì, ci sarà, ma io.... io non devo saperlo.... cioè, lo so, ma.... ma dev'essere come se non lo sapessi, ecco!... Amico di casa, antico scolaro.... e posso voler bene anche a lui, come a un figliuolo, perchè no?
LILLINA.
Ma lui, professore, lui? le sembra possibile che dica di sì? Questo può essere per me, per salvare me, sì; e io gliene sono grata; ma non può essere per lui, lei lo comprende: non è possibile! No, no. L'ajuto che lei deve darci è quello che io le ho detto: di parlare a mio padre, di persuaderlo ora stesso, che non c'è tempo da perdere. Un posticino egli lo troverà, di certo: lo sta cercando e lo troverà; e intanto ci facciano sposare! Ecco, questo. Mi faccia questa carità, professore! Io ora entro qua,
Indica il Gabinetto di Storia
naturale
con la scusa della pulizia. Perchè deve venir lui...
TOTI.
Giacomino? Qua?
LILLINA.
Sì, viene quasi ogni giorno, a quest'ora. Credevo che oggi non sarebbe venuto perchè aveva parlato con lei, e invece.... Ah, com'ero contenta! credevo d'essermi levato questo peso, questo peso che mi schiaccia!... Vada, vada a parlare a papà, professore.... Io sono qua.... Ma per carità non gli faccia capire.... Se dice di sì, va bene.... ma se no.... per carità! E grazie, grazie, professore.... mi compatisca....
Lillina entra nel Gabinetto di
Storia naturale e richiude l'uscio.
Il professor Toti resta come
stordito a considerare l'incarico
che Lillina gli ha dato e fa una
lunga scena muta significando per
cenni espressivi la sfiducia di
riuscire, la sua disillusione, poi
come sarebbe stato bello per lui
avere un bamboccetto, piccolo così,
da portarsi per mano: se lo vede lì
davanti, gli fa tanti attucci, ma
poi pensa che c'è di mezzo questo
benedetto Giacomino — troppi, a cui
dovrebbe pensare il governo: lui,
uno; la moglie, due; Giacomino, tre;
il bambino, quattro.... eh, troppi!
troppi! — e si gratta la testa. —
Guarda verso l'uscio del Gabinetto
di Storia naturale; pensa che
Lillina e Giacomino forse sono di
là, insieme, e di nuovo considera la
difficoltà dell'incarico; tentenna
il capo e scuote le mani con le dita
raccolte per le punte, come a dire:
“Che posso farci io?„ In quest'atto
lo sorprende Cinquemani, che ritorna
cauto dal corridojo a sinistra.
CINQUEMANI.
Ohè.... professore.... e che fa? giuoca alla morra? Che vuol dire? Solo? Le ha parlato? Dov'è Lillina?
TOTI.
Dov'è? Non lo so. Se n'è andata.
CINQUEMANI.
E che stava a far lei qua solo?
TOTI.
Io? Nulla. Pensavo....
CINQUEMANI.
Ma, insomma, le ha parlato, sì o no?
TOTI.
Le ho parlato, sì.
CINQUEMANI.
E che le ha detto lei? No? Che non ne vuol sapere? Come! Pareva contenta.... Disse che già sapeva che lei doveva parlarmi....
TOTI
con risoluzione.
Cinquemani, sappiatemi intendere, per fare un discorso breve e venir subito al rimedio. L'affare non è liscio.
CINQUEMANI.
Non è liscio? Come non è liscio? Che vuol dire?
TOTI.
Oh santo Dio! Vi ho pregato di sapermi intendere! Quando una cosa non è liscia.... Scusate, che intendete per liscio, voi? Liscio è.... così!
S'impala e passa diritta rasente
la mano al suo corpo.
Se io ora, poniamo.... mi metto qua questo cappello....
Si leva il cappello e se lo
applica su lo stomaco.
capirete bene che....
Rifà il gesto della mano che trova
impedimento lì, nel cappello.
non è più liscio.... fa gobba....
CINQUEMANI.
Oh, professore! Io so intendere: ma lei sappia parlare, quando parla di mia figlia! Che vuol dire che non è liscia? Che vuol dire codesta gobba?
TOTI.
Come devo parlare, Cinquemani? Siete un ragazzo? Parliamo d'una donna.... Che cosa sia questa gobba mi pare che lo potreste intendere!
CINQUEMANI
stravolto, facendoglisi addosso.
Che mi dice? Mia figlia?
Afferrandolo per il petto,
minaccioso.
Mia figlia?
TOTI.
Calma, calma, Cinquemani....
CINQUEMANI.
Chi gliel'ha detto? Chi gliel'ha detto? Gliel'ha detto lei? Risponda!
TOTI.
Ma chi poteva dirmelo, benedett'uomo?
CINQUEMANI.
Assassina! S'è disonorata? Con chi, che l'ammazzo! l'ammazzo!
TOTI.
Eh via! Che ammazzate! Glielo date per marito, e non se ne parla più!
CINQUEMANI.
Mamma mia! mamma! Mi dica chi è! Glielo dò per marito? Come! Senza sapere chi è? Che dice?
TOTI.
Un bravo giovine: ve lo posso assicurare io: state tranquillo!
CINQUEMANI.
E chi è? Chi è? Bravo giovine? Dev'esser più svergognato di lei, per fare quello che ha fatto! Il disonore, la vergogna sulla mia faccia! Dov'è? dov'è? dove se n'è andata?
TOTI.
Via! via, Cinquemani, non fate così! Non v'amareggiate il sangue!
CINQUEMANI.
Mi dica dove s'è nascosta, o me la prendo con lei! Qua, voglio averla qua, per mangiarle a morsi la faccia, svergognata!
A questo punto, come un'eco,
dall'interno del Gabinetto di
Storia naturale, giunge uno strillo
di Marianna: “Svergognata!„ cui
subito seguono due altri strilli,
di Lillina e di Giacomino Delisi,
sorpresi dalla madre attraverso
la finestra della classe che
dà su la Palestra ginnastica.
Immediatamente dopo gli strilli, la
porta del Gabinetto si spalanca e
scappano fuori, spaventati, in gran
subbuglio, Lillina e Giacomino,
seguiti subito dopo da Marianna
ancora con le vesti arruffate
per avere scavalcato la finestra.
Cinquemani si lancia ad afferrare
Giacomino che vorrebbe cacciarsi
in una delle classi del corridojo;
Marianna afferra Lillina che cade
in ginocchio; il professor Toti
non sa come spartirsi, raccomanda
la calma. La scena deve svolgersi
rapida, violentissima, in gran
confusione, tempestosa. Le due
invettive simultanee di Cinquemani e
della moglie sono qui trascritte una
dopo l'altra, ma sulla scena saranno
dette contemporaneamente.
CINQUEMANI.
Voi!
Afferrando per il petto Giacomino.
Ah, siete voi? Assassino! Infame! Con mia figlia?
GIACOMINO.
Perdono! Le domando perdono!
CINQUEMANI.
Che perdono! Hai avuto il coraggio di metterti con mia figlia? Di disonorarmi una figlia? Assassino!
GIACOMINO.
Sono pronto, se lei me la dà, sono pronto a riparare!
CINQUEMANI.
Che ti dò? Che ti dò? A te vuoi che la dia, morto di fame?
Il professor Toti glielo leva
dalle mani.
Esci fuori! fuori dai piedi, o ti faccio vedere quello che ti dò! Fuori! Fuori!
GIACOMINO
al professor Toti che lo
trattiene.
Professore, glielo dica lei! Sono pronto! Me la sposo! Non manca per me!
MARIANNA.
Questa era la pulizia, scellerata, che facevi qua ogni giorno? Faccia senza rossore! Tieni! tieni! tieni!
La percuote, l'acciuffa.
LILLINA
in ginocchio, schermendosi.
Mi lasci! Mi perdoni!...
TOTI.
Non le fate male, povera creatura!
MARIANNA.
Lei se ne vada!
A Lillina.
Ti ci ho colta, svergognata! Farla così, sotto gli occhi a tua madre! Che hai fatto? Con un ragazzaccio di questi dovevi metterti?
LILLINA.
Per carità, mamma, per carità!
MARIANNA.
Dove sei arrivata? Ti sei perduta! ti sei perduta!
LILLINA.
Mi vuole sposare! mi vuole sposare! Non sente? Mi vuole sposare!
A questo punto avviene lo scambio
delle parti — Marianna s'avventa
contro Giacomino; Cinquemani contro
Lillina. Il professor Toti seguita a
passare dall'uno all'altro gruppo.
MARIANNA.
Sposare? E io dò mia figlia a voi? Avete il coraggio di dire che non manca per voi? Pazzo siete, e un'altra cosa siete, che non vi posso dire! M'avete rovinato la figlia! Infame! Infame! Venire qua a tradimento, come un ladro, a rubarmi l'onore della figlia!
CINQUEMANI.
Chi è pronto? Lui è pronto a sposarti? E io ti dò a lui? Brutta cagnaccia! A un morto di fame vuoi che ti dia? Con uno così ti sei sporcata? e hai sporcato il mio nome, l'onore della mia famiglia! Qua, alla scuola! Ma ora v'aggiusto io! v'aggiusto io!
Cinquemani lascia la figlia,
brandisce una seggiola e si scaglia
contro Giacomino. Il professor Toti
lo trattiene.
Esci fuori, tu! Subito fuori! E non ti far più vedere da me! Fuori! fuori! O perdio, faccio uno sproposito!
Si divincola dal professor Toti,
riesce a liberarsi con uno strappo
violento; ma Giacomino fugge via per
il corridojo, ed egli lo insegne.
MARIANNA
a Lillina.
Disonorata! disonorata! E che vuoi che me ne faccia più, ora, di te? Piangi la tua vergogna!
CINQUEMANI
sopravvenendo, furibondo.
Non ti voglio più in casa! Fuori anche tu! Via fuori! Non mi sei più figlia! Vattene alla perdizione! Via! via!
TOTI
con gran voce, dominando tutti.
Dove volete che vada, vecchio imbecille? Ve la prendete con lei, quando la colpa è vostra, che non avete badato a lei, e l'avete mandata qua, in mezzo a tutte le sudicerie che gli alunni stampano sui muri e sulle panche! Pettegoli tutti e due, che non siete altro!
CINQUEMANI
a Lillina.
Via, fuori! fuori, ti dico! Non ti voglio più!
TOTI.
Non la volete più? Me la prendo io! Qua, figliuola mia, non piangere, che ci sono io per te! Vieni con me.... Il mio nome, non posso farne a meno, bisogna che te lo dia. Ma tu sarai la mia figliuola, la mia figliuola bella; vieni.... vieni....
Se la toglie sul petto, e
carezzandole delicatamente i
capelli, s'avvia con lei.
Cala la tela.
ATTO SECONDO.
Salotto modesto in casa del professor Toti. — Uscio comune in fondo, uscio laterale a sinistra. — A destra, il canapè, poltrone, ecc. — Sul canapè alcuni giocattoli di Ninì, un carrettino, un pagliaccetto coi cembali a scatto. Altri arredi del salotto, a piacere, purchè intonati a un mediocre gusto borghese.
Al levarsi della tela, è in scena,
in piedi, il Direttore Diana, col
cappello in mano. Poco dopo entra
dall'uscio a sinistra Rosa.
ROSA.
S'accomodi, signore.... Scusi, aspetti un momento.... levo questo carrettino del bimbo.... ecco qua.... s'accomodi....
DIRETTORE.
Grazie, grazie.... Posso anche sedere qua....
ROSA.
Lo va lasciando da per tutto.... No, segga, segga qua....
Il Direttore fa per sedere,
ma scopre sul divano anche un
pagliaccetto e lo prende.
Ah! c'era anche il pagliaccetto.... Grazie.... Ne sfascia tanti. Si figuri! Figlio unico! Il cocco di papà! Non passa giorno che non gli porti un giocattolino.... Ah, ecco qua il professore.
Entra il professor Toti in
veste da camera, con aria un po'
stralunata. Il Direttore si alza.
TOTI.
Pregiatissimo signor Direttore. Prego, stia comodo. Se mi permette un momento....
S'accosta a Rosa e le parla piano,
in fretta.
Scappa subito a casa di.... mio suocero.
ROSA.
Ora?
TOTI.
Ora, subito, ti dico.
ROSA.
E il bambino a chi lo lascio?
TOTI.
Il bambino è con la mamma di là. Non c'è poi l'altra donna?
Volgendosi al Direttore.
Prego, prego, signor Direttore, si metta a sedere.
A Rosa.
Hai capito?
ROSA.
E che devo dire?
TOTI.
Che vengano subito subito qua, tutt'e due, madre e padre, senza perder tempo, così come si trovano. Hai capito?
ROSA.
Sissignore, vado.
TOTI.
Ma non farli spaventare, bada! Di'.... di'.... che la signora non si sente tanto bene.... e che c'è bisogno di loro. Corri, mi raccomando.
Rosa, via per l'uscio comune.
Scusi tanto, signor Direttore. Il cappello, prego.... posiamolo qua.
DIRETTORE.
Grazie, scusi lei piuttosto, professore, se sono venuto in un'ora importuna.
TOTI.
No, no, che importuna! Un disturbo.... un piccolo disturbo della mia signora....
DIRETTORE.
Ah, mi dispiace! Ma se lei, professore, deve stare di là....
TOTI.
Non c'è bisogno della mia assistenza. Ho mandato a chiamar la madre, perchè tra loro donne s'intendono meglio. Non è male di conseguenza. È in piedi. Sta al bujo, perchè dice che la luce le dà fastidio agli occhi. Non parla. Non vuole dire che male ha. Ma io lo so. Niente.... Piccoli disturbi....
DIRETTORE.
Che forse?
Allude a una nuova gravidanza.
TOTI.
No! Dio liberi! Dio liberi, signor Direttore! Uno basta! — No. È un'altra cosa. È la gioventù.... è la gioventù, signor Direttore! Come l'aprile vuole le piogge, così la gioventù ogni tanto vuole qualche pianterello.... Poi spunta il sole di nuovo.... e passa tutto.... La gioventù! — Ha comandi da darmi, signor Direttore?
DIRETTORE.
Per carità, che dice comandi?
TOTI.
No, no. Lei mi comanda sempre. Se la mia condizione è cambiata, io resto quello che sono sempre stato. E lei è il mio superiore, che c'entra!
DIRETTORE.
Superiore che non comanda, a ogni modo, ma che viene a pregare, non tanto il professore, quanto l'amico.
TOTI.
Tutto a sua disposizione, Cavaliere mio....
DIRETTORE.
Grazie. Ma non ho nulla da chiederle per me..., o piuttosto, sì, anche per me un favore, che non dovrebbe costarle niente ormai, dopo la bella fortuna che lei ha avuto....
TOTI.
Per carità, signor Direttore, non mi parli, la prego, di questa mia fortuna! Mio fratello era in Romania; e come io non sapevo dopo tanto tempo se fosse vivo o morto, così lui non sapeva di me, se fossi vivo o morto; non posso dire dunque che abbia voluto lasciare il suo denaro proprio a me. L'ha lasciato, perchè non se lo poteva portare all'altro mondo. S'è cercato a chi si doveva dare, e s'è trovato che si doveva dare a me, unico erede.
DIRETTORE.
E non è una fortuna, scusi?
TOTI.
Fortuna, non dico di no! E non c'è misteri, creda, signor Direttore, come vanno dicendo in paese. Lei lo sa, dicono che tengo altro denaro conservato in casa! Non è vero. Tutto quello che era, così com'era — centoquaranta mila lire — l'ho messo nella Banca Agricola cittadina....
DIRETTORE.
Eh, una bella somma!
TOTI.
Sissignore, e sono diventato il più forte azionista della Banca, ma a patto di metterci una persona di mia fiducia.
DIRETTORE
un po' sulle spine.
Sì..... sì.... lo so, il Delisi....
TOTI
imperterrito.
Giacomino Delisi, sissignore. Eppure creda, signor Direttore, creda che io stavo meglio prima, che ora! Con tutta la mia miseria! Questo denaro è stato per me.... sa come quando, tempo d'inverno, i ragazzini, di sera, raccolgono le foglie secche cadute dagli alberi per farne una vampata, che se uno, anche piccolo piccolo, si trova a passare, l'ombra, con quella vampa, al muro, diventa come un gigante, che se alza un braccio arriva fino al quinto piano? Così, signor Direttore! Ero niente, piccolo così. Passavo e nessuno mi guardava. C'è stata questa fiammata dell'eredità, e ora, appena alzo un braccio.... appena muovo una gamba.... tutti lo vedono, mi stanno tutti a guardare con tanto d'occhi, vogliono conto e ragione di quello che faccio e di quello che non faccio, se proteggo questo, se non proteggo quell'altro.... E che cos'è? Non sono padrone di fare quello che mi pare e piace, senza danno di nessuno? Mi sono seccato, ecco, signor Direttore! E creda che, se non avessi una creaturina in casa, mi verrebbe quasi la tentazione di ritirare dalia Banca questi centoquaranta pezzi di carta e di farne davvero, come un ragazzino, un'altra vampata da fare epoca, da fare epoca!
DIRETTORE.
Mi dispiace, professore, d'aver toccato un tasto che le è doloroso. Ma mi permette un'osservazione?
TOTI.
E come no? Anzi, la ringrazio....
DIRETTORE.
Mi pare che lei non faccia di tutto — dato che la malignità del paese — come lei dice — l'ha preso di mira — non faccia di tutto, ecco, per sottrarsi a questa malignità e risparmiarsi noje, dispiaceri....
TOTI.
Io? Ma se non faccio niente, io, signor Direttore? Me ne sto qua, ritirato in casa.... Non faccio niente! Casa e scuola, scuola e casa....
DIRETTORE.
Ecco.... Permette? Siamo venuti appunto alla ragione della mia visita. La scuola, professore! Si ricorda che due anni fa, quando lei ne aveva già trentaquattro d'insegnamento, io le consigliai di mettersi a riposo?
TOTI.
Sì, ricordo, ricordo....
DIRETTORE.
E non c'era allora codesta cospicua eredità! Ma scusi, professore, perchè adesso non fa questo, almeno?
TOTI
precipitosamente.
Ah no no no no! mai mai mai mai! Non me ne parli! Niente, signor Direttore!
DIRETTORE.
Scusi, permette? Mi lasci dire!
TOTI.
Non sento ragione, signor Direttore! Di ritirarmi, non me ne deve parlare! Guardi, c'è più per me di questa creaturina, che già comincia a camminarmi per casa? Le ore che mi piglia la scuola, sono levate alla gioja che questa creaturina mi dà. Non mi par l'ora ogni giorno che suoni la campana, per ritornarmene qua a giocare con lui, a fare il bambino con lui. Eppure no, non transigo! non transigo, signor Direttore!
DIRETTORE.
Ma sa che è una bella ostinazione la sua? Se è per lei un martirio!
TOTI.
Appunto perchè è un martirio! Io resto quello che sono sempre stato! La croce la voglio portare fino all'ultimo! Scusi, se questo martirio è stato la ragione, la base di tutto quello che ho fatto! E perchè l'ho fatto allora? Appunto perchè fruttasse almeno un bene a qualcuno....
DIRETTORE.
Ma se non ce n'è più bisogno adesso?
TOTI.
Lo dice lei! Vuol mettere il denaro sudato onestamente, il denaro che sa di stento, con questo dell'eredità, piovuto dal cielo, che lei fa così....
Soffia.
e se ne può andare com'è venuto? E poi le ho detto che m'ha portato sfortuna. E c'è poi altre ragioni.... Guardi, se non avessi la scuoia, starei troppo in casa, per via del bambino. Nessuno mi tratterrebbe. Ebbene: sono vecchio, lei mi capisce, e darei troppo fastidio.... — Niente, signor Direttore, non ne parliamo!