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CORDELIA
Le donne
che lavorano
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
1916
=Secondo migliaio.=
PROPRIETÀ LETTERARIA.
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.
Copyright by Fratelli Treves, 1916.
Tip. Fratelli Treves.
ALLE LETTRICI.
Voi, mie fedeli lettrici, vi sorprenderete che dopo avervi parlato della casa come del miglior centro dell'operosità femminile, io venga ora a dirvi:
La casa è bell'e buona come rifugio per riposare dalle fatiche della lotta per l'esistenza; ma voi pure dovete combattere, uscire dal vostro guscio e procurare di aver la vostra parte al banchetto della vita».
È, che dal giorno ch'io scrissi Il regno della donna il mondo è mutato, e le mie idee si sono andate modificando, come si è modificato l'ambiente in cui viviamo.
La ferrovia, l'elettricità, la diffusione delle idee col mezzo della stampa, le macchine perfezionate, tutto questo ha rimpicciolito e trasformato il mondo, tanto che la vita esteriore ha preso il sopravvento sulla vita interna e l'umanità va prendendo il posto della famiglia.
Non so se la trasformazione della casa e della donna sarà un bene o un male, ma è una necessità; e chi non sa piegarsi e modificarsi secondo l'ambiente, muore intristito come il fiore che si piega sullo stelo, quando tutto intorno a lui risorge al soffio vivificante della primavera.
In questi ultimi tempi ho molto studiato il nuovo ambiente che si è andato formando; e quasi una luce nuova ha rischiarato il mio spirito.
Ho veduto la donna del popolo accasciata sotto il peso d'un lavoro superiore alle sue forze, retribuito in modo che le impedisce appena di morire di fame, invecchiata e sciupata prima del tempo, abbandonata il giorno che le sue stanche membra si rifiutano ad un lavoro proficuo.
Ho veduto la donna borghese, se priva di danaro per comperare un marito, intristire fra le pareti domestiche senza la consolazione d'un lavoro che la occupi e la renda indipendente, avvizzire come una pianta priva di luce, oppure divenir acre e ribelle all'ingiustizia che l'opprime; e mi sono persuasa che col progresso dei tempi, col mondo tanto mutato è necessario cambiare le idee che furono per molto tempo le nostre aspirazioni e portare la propria pietra affinchè la società possa esser basata sopra un sistema di maggior giustizia.
Vorrei che la donna, senza diventare una virago, fosse più libera e indipendente; e ora che si parla tanto della causa del debole e dell'oppresso, fosse anch'essa protetta da leggi più giuste e ragionevoli.
Non credo che la donna amerà meno la casa e i figli quando col suo lavoro contribuirà al loro benessere, nè che quando avrà coltivata l'intelligenza vorrà soverchiare l'uomo e tenerlo soggetto; come credo che non perderà nulla della sua femminilità quando sarà dedicata ad occupazioni meno frivole; e se gli sciocchi la disprezzeranno, l'uomo saggio e intelligente la stimerà di più e la troverà più degna d'essergli compagna.
Non parlo della categoria delle donne ricche le quali possono permettersi il lusso di annoiarsi nell'ozio e di stancarsi in mezzo ai piaceri; esse dovrebbero invece adoperare la loro influenza, il loro tempo e le loro ricchezze a beneficio delle compagne diseredate.
Da quando ho cominciato questo libro, che per varie circostanze ho dovuto interrompere, la questione della donna ha fatto grandi progressi, molti pregiudizî contro la sua indipendenza sono caduti e l'idea del suo miglioramento si fa strada trionfalmente.
Ecco perchè voglio esporre, alle mie fedeli lettrici, le mie nuove convinzioni; e se riuscirò ad incoraggiare le fanciulle timide ed esitanti ad imparare un mestiere, a scegliere una professione colla quale possano guadagnarsi da vivere ora che i molti bisogni impostici dal progresso hanno reso la vita più difficile; se riuscirò a far sorgere nelle più fortunate l'idea di occuparsi e di aiutare quelle che sono condannate ad un lavoro improbo e mal retribuito, se riuscirò a risvegliare le anime dormenti delle donne impigrite nell'ozio, ed a far loro apprezzare la gioia sublime del lavoro, mi sembrerà che la mia opera non sia stata inutile.
CORDELIA.
I.
La questione della donna.
Fra le molte questioni che si agitano nel nostro tempo si può dire che quella della donna è all'ordine del giorno.
Si riuniscono continuamente congressi femministi, si fanno leghe per gl'interessi femminili, i giornali ne parlano, ne sorgono discussioni: l'esistenza della donna si fa sentire anche fuori delle pareti domestiche e ci si accorge che la più numerosa metà del genere umano esiste, e forse in un prossimo avvenire la donna non si contenterà più di essere una macchina per far figliuoli o una bambola da salotto; ma mostrerà che nella lotta libera delle forze individuali ha anch'essa il diritto di combattere per la propria indipendenza.
Ed è certo che il progresso dei tempi ha tanto mutato l'ambiente in cui viviamo, che la condizione della donna deve mutare per forza delle circostanze inevitabilmente; solo resta a sapersi se ciò si potrà fare in breve o lentamente; ma dato l'impulso, non si potrà più ritornare indietro, come non si può impedire ad un torrente di scendere la china dei monti e andare al suo destino.
È già molto che, se non si applaude al movimento in favore della donna, si accetta senza combatterlo, si sopporta senza deriderlo, come non si sarebbe fatto in altri tempi.
È certo però, che per ora la donna è ancora dipendente dall'uomo, il quale aggiunse alla sua forza fisica delle leggi che, mentre lo assolvono, abbandonano e condannano la sua compagna.
Soltanto fra certi popoli barbari, la donna è superiore all'uomo, oppure ciò accadeva in un tempo remoto quando era in vigore la potestà materna e la civiltà non avea dettato delle leggi ingiuste.
Se c'è un risveglio, non bisogna essere impazienti; non è facendo congressi, rivoluzioni, gridando o imprecando che si potrà modificare la sorte della donna, ma bensì aiutando le condizioni favorevoli al suo sviluppo morale e intellettuale.
Col lavoro intanto, la donna potrà emanciparsi economicamente dall'uomo e rendersi indipendente; e fatto il primo passo gli altri verranno da sè senza scosse o battaglie.
Finchè la donna si limiterà a chiacchierare e discutere, non farà molto cammino, ma se coll'opera mostrerà di saper far bene un lavoro finora riserbato all'uomo, tutti s'inchineranno al fatto compiuto e nessuno oserà dire che la donna non è adatta ad un genere di lavori in cui i fatti hanno provato il contrario.
È naturale che per ottenere anche qualche piccola concessione, c'è molto da lottare e molto cammino da fare.
Prima di tutto è difficile anche nelle stesse donne far entrare idee nuove e vincere la forza d'inerzia, per quella tema di ogni novità che ci fa adagiare tranquilli dicendo che si è sempre fatto così e così si può tirare innanzi. Poi c'è da vincere il pregiudizio che fino dal tempo di Demostene vuole che la donna sia destinata a fare figliuoli e custodire la casa, e che volerla togliere alle faccende domestiche sia un voler andare contro natura; e questa asserzione che forse poteva aver qualche valore nei secoli passati si ripete tutti i giorni come se il mondo non avesse fatto nessun passo nella via del progresso e l'ufficio di massaia sia tale da poter occupare tutta la vita e la operosità della donna.
Se invece di ripetere le frasi fatte si volesse un po' ragionare, si vedrebbe che la donna, esclusivamente massaia, ha fatto il suo tempo, come i menestrelli del medio evo e le parrucche, le portantine e i guardinfanti del settecento.
Una volta l'intera giornata non poteva bastare a tutte le faccende domestiche.
La massaia, oltre a spezzare la legna per accendere il fuoco (e prima dell'invenzione dei fiammiferi ci voleva parecchio tempo) doveva preparare il pranzo, attingere l'acqua fuori di casa, filare, tessere, cucire, far calze, fare il bucato, il pane e tante altre cose che l'industria ora ci fornisce a prezzi minimi, sicchè col progresso il lavoro della massaia è andato sempre diminuendo; ed ora le macchine da cucire che permettono di fare in poche ore il lavoro pel quale una volta occorrevano intere settimane, hanno dato l'ultimo colpo ai lavori d'ago che rendevano tanto orgogliose le nostre nonne e le tenevano occupate gran parte della giornata. S'aggiunga che nelle città coll'uso dei fornelli a gas, di acquedotti che portano l'acqua anche nei piani più alti e con tante altre facilitazioni, il governo della casa si riduce ad un semiozio, perchè il porre in assetto qualche stanza modesta e preparare un pasto frugale, come avviene nelle famiglie che non possono permettersi il lusso di pagare dei domestici, non potrà occupare che un paio d'ore; ed ancora mentre bolle la pentola, la massaia potrà dar qualche punto ai vestiti del marito o alla biancheria della casa. E tutte le altre ore come potrà impiegarle? Ad annoiarsi a girare per la città o a mirare le nuvole che passano? È forse un delitto se procura occupandosi utilmente di guadagnare qualche soldo onde aumentare il benessere della famiglia?
Nemmeno i bimbi ora dànno molto pensiero, per chi non può affidarli a nutrici o a bambinaie: ci sono gli ospizii per i lattanti e asili per l'infanzia, poi le scuole e così via di seguito, tanto è vero che nelle classi popolari l'emancipazione della donna si può dire un fatto compiuto, e più di due milioni sono le donne occupate in Italia nelle officine. In principio per esservi ammesse hanno dovuto lottare coll'opposizione fatta loro dagli uomini che ne temevano la concorrenza, ma le occupazioni domestiche diminuite e il bisogno di procurarsi un certo benessere, l'insistenza e l'attitudine mostrata a certi lavori e più di tutto l'adesione degl'industriali, che pagandole meno avevano maggiori profitti, hanno dato loro la vittoria, e c'è soltanto da lamentare che lavorino troppo e si sottomettano a lavori faticosi che vanno a scapito della loro salute e di quella delle generazioni future.
*
Dove la donna trova maggiori ostacoli e maggiore opposizione è nei lavori d'indole elevata, nelle lettere, nelle scienze, nelle arti. Poche sono quelle che si dànno agli studii superiori, che frequentano le Università; e quelle poche non sono ben accolte nè dai professori nè dai compagni, per quanto studiose e diligenti; se riescono ad ottenere una laurea non possono servirsene perchè trovano mille ostacoli e mille pregiudizî che sorgono a sbarrar loro il cammino e dopo aver tanto sudato e affaticato sui libri non riescono a trar alcun profitto dalle loro fatiche, non si contentano di occupazioni materiali e rimangono avvilite e scoraggiate; ma è destino, ogni innovazione deve avere le sue vittime ed esse sono come gli avamposti in una battaglia destinate ad essere sacrificate al trionfo d'un'idea e preparare la strada per le generazioni future.
Si è sempre tentato di distogliere la donna dal dedicarsi agli studî severi, asserendo che non avrebbe mai potuto uguagliare l'uomo nel campo dell'intelligenza, perchè gli antropologhi e i filosofi avevano trovato che il suo cervello pesava meno di quello dell'uomo e da ciò arguivano la sua inferiorità.
Con gli studî più recenti si trovarono false quelle teorie, perchè paragonandolo agli altri organi si vede subito che la massa del cervello è proporzionata al volume del corpo, e se c'è una differenza è favorevole alla donna; poi non è detto che l'intelligenza consista nel peso del cervello, mentre molte volte il cervello d'un imbecille pesa assai più di quello d'un uomo di genio, e se non si badasse che alle sue proporzioni, un bue dovrebbe essere più intelligente d'un cane o d'una formica.
Si trovò sbagliato tutto quello che riguardo al cervello e all'intelligenza si credeva vent'anni fa ed ora si sa di certo che il cervello della donna è più pesante di quello dell'uomo, che la sua struttura istiologica è la stessa; se vi è una leggera differenza è nell'irrigazione del sangue che è più abbondante in quello della donna, ma supplisce al sangue più povero che possiede.
Del resto nessuno sa ancora il vero punto dove ha sede l'intelligenza, dove si forma il pensiero; e perchè poi dovrebbe essere l'uomo diverso da tutti gli altri animali, che vediamo vivere indipendenti senza riguardo al sesso e ognuno, maschio o femmina, soddisfare ai propri bisogni e procacciarsi il nutrimento allo stesso modo?
Se, eccetto che nel periodo della maternità, la leonessa è uguale al leone, il gatto alla gatta, il cavallo alla cavalla, perchè la donna dovrebbe essere diversa dall'uomo?
Se esiste differenza è nell'educazione e nell'ambiente in cui è vissuta finora. Ristretta fra la cerchia delle occupazioni domestiche, non ha potuto sviluppare la sua intelligenza e la sua operosità; in modo che in lei si sono affievolite quelle qualità che coll'esercizio si sono fatte nell'uomo più forti e gagliarde.
Quante intelligenze saranno rimaste assopite, chiuse fra le pareti della casa, occupate di meschine e incessanti cure domestiche? Quanti germi si saranno spenti perchè privi di quel raggio che valesse a scuoterli e a ravvivarli?
Due piante della stessa specie, seminate e coltivate in condizioni diverse, non vegetano allo stesso modo, e due individui anche appartenenti alla stessa famiglia, l'uno posto in un ambiente intellettuale e raffinato e l'altro lasciato crescere in mezzo ai campi, senza istruzione, come un'erba incolta, dopo pochi anni non sembreranno più appartenenti alla stessa famiglia: tanto l'educazione e l'ambiente hanno influenza sulle qualità fisiche, morali e intellettuali dell'individuo.
Da tutto questo si vede possibile che col progresso dei tempi la donna possa anch'essa sviluppare la propria intelligenza per poter bastare a sè stessa.
Intanto, dagli studi fatti recentemente, dobbiamo concludere che l'intelligenza della donna non è minore di quella dell'uomo, ma è d'un'altra specie; che non esiste inferiorità, ma qualche diversità, sicchè non sarà mai identica all'uomo moralmente, come non lo è fisicamente, e come identici non sono nemmeno individui dello stesso sesso; ma che agguerrendosi meglio alle battaglie della vita e ricevendo un'educazione più pratica e più intelligente, avrà maggiori attrattive senza perdere la sua femminilità.
*
Abbiamo veduto che ora le faccende domestiche si riducono a così poca cosa che non bastano ad occupare ed a riempire la vita d'una donna, per cui senza far rivoluzioni, purchè abbia del coraggio, potrebbe riuscire col tempo e gradatamente ad invadere i campi che finora rimasero chiusi alla sua operosità, e ciò non le impedirebbe d'esser buona moglie e buona madre. Se l'uomo trova tempo di dedicarsi oltre che alla propria professione, alla politica, allo sport, ai divertimenti, non lo potrà trovare la donna per la propria casa e per i propri figli? Anzi il trovarlo le riuscirà facile e piacevole perchè vi si sentirà spinta naturalmente dall'affetto e dalle antiche consuetudini.
E poi il formarsi una famiglia è un problema che diviene ogni giorno più difficile, e migliaia di donne a cui sono negate le gioie domestiche nel lavoro soltanto potranno trovare quel conforto che la società non ha loro concesso e si sentiranno rialzate moralmente all'idea di bastare a sè stesse e al proprio sostentamento, senza aspettare la manna dai genitori, ed essere di peso ai parenti.
Naturalmente la donna dovrà lavorar meno dell'uomo per riserbare le forze all'ufficio della maternità, ma nell'esercizio moderato delle proprie facoltà troverà una fonte di salute. Coll'esercizio si rinvigoriscono i muscoli, si rafforza l'intelligenza, lavorando si mangia con miglior appetito e il nutrimento si assimila con maggior facilità; non c'è tempo di pensare a tanti malucci che spesso sono immaginarî o nati e cresciuti nell'ozio; si è più contenti di sè stessi e dei propri simili.
La donna che lavora non avrà tempo di girare per la città a comperare degli oggetti inutili, oppure a dir male del prossimo colle amiche e a farsi corteggiare dai bellimbusti; potrà invece trar profitto dal suo lavoro e contribuire col marito al benessere della famiglia.
In casa avrà degli argomenti meno frivoli e più interessanti per intrattenere il suo compagno, potrà comprenderlo meglio e spiegarsi certe sue preoccupazioni, perchè anch'essa le prova; non lo annoierà perchè la conduca ai divertimenti, perchè dopo una giornata operosa si sentirà anch'essa stanca e avrà voglia di riposare. Se sarà una donna di cuore, serberà sempre una parte, anzi la migliore, a beneficio della sua casa e dei suoi figli, mentre se non avrà affetto per la famiglia, anche non avendo occupazioni proficue, la trascurerà per l'ozio e i piaceri frivoli.
È naturale, il lavoro non è un divertimento e richiede dei sacrifici; non può lavorare chi vuole, ma chi fin dalla prima età ha imparato l'abitudine del lavoro e a tener calcolo del tempo; perciò ognuno dovrà scegliere un'occupazione adatta alla propria indole e alla propria inclinazione.
Se secondare le proprie facoltà è un dovere, sforzarle è un delitto; perciò la donna non dovrà sopraccaricarsi di lavoro, ma subordinarlo alle proprie forze e alla condizione della propria famiglia. Se prenderà interesse al proprio lavoro vedrà le sue giornate trascorrere rapidamente senza un minuto di noia, proverà il sublime godimento di chi ha impiegato il tempo utilmente, compiangerà quelle che non hanno mai provato la gioia di compiere un lavoro e di essere utili a sè e alla propria famiglia.
Non mi si venga a dire che la casa e le cure della maternità sono incompatibili con un lavoro continuato e proficuo.
Si è veduto come col progresso dei tempi il governo della casa si è semplificato, e quelle che dànno tanta importanza alle modeste occupazioni domestiche vuol dire che non apportandovi ordine ed intelligenza, trascinano tutto il giorno un lavoro pel quale non occorre che poco tempo, oppure esagerano le loro occupazioni per farsi valere maggiormente. In quanto ai figliuoli, potranno occupare per qualche anno, ma non tutta la vita e poi basta sul principio educarli bene e non dar loro cattive abitudini.
Non voglio dire che ora non esiste più famiglia, ma è molto mutata da quello ch'era una volta, basta dare uno sguardo al passato per accorgersene.
Una volta la famiglia era addirittura una tribù: tutti i figli maschi si sposavano in casa, erano sottomessi al padre, e per la madre era un'occupazione importante dirigere una famiglia molto numerosa e composta di persone di età e caratteri diversi.
Ora, non solo quando i figli si sposano, ma spesso quando hanno una professione, escono di casa; le ragazze, se trovano, vanno a marito e si formano piccole famigliuole che si possono condur bene senza fatica e senza sprecar tanto tempo, dove il marito esce pei suoi affari, i bambini vanno a scuola e la moglie ha tutto il tempo d'annoiarsi se non si dedica a qualche occupazione utile o piacevole.
Poi mettiamo il caso che il marito non riesca a procurarle il sostentamento, qual vita meschina sarà la sua?
Abbiamo un bel ripetere che l'ufficio della donna è di badare alla pentola, come farà se non ha niente da farvi bollire e se non ha imparato il modo di procurarselo? A questo proposito voglio riportare un aneddoto letto in un volume che parla della vita americana:
«Una professoressa di matematica annunciò il suo matrimonio. Una signora europea, d'idee ristrette ed antiquate, le chiese:
«Ma sapete voi far da mangiare?
« — No, — rispose la professoressa, — ma ho sulle altre donne il vantaggio che, essendo abituata allo studio, lo imparerei molto facilmente e in ogni caso posso guadagnare colla mia professione abbastanza, per pagare una cuoca.»
La casa, la famiglia, tutte belle cose, ma prima di tutto bisogna vivere; se ognuno penserà ai casi suoi, la famiglia andrà bene come le ruote d'una macchina che funziona perfettamente, e la casa sarà come un porto dove i figli che ritornano dalla scuola e i genitori che vengono dal lavoro si ritroveranno e scambieranno tranquillamente le loro idee, sarà un rifugio lontano dalle tempeste del mondo, un asilo per la vecchiaia dove ognuno potrà riposarsi dalle fatiche passate.
II.
Le lavoratrici della terra.
Nel lavoro dei campi la donna non ha mai trovato opposizione, è sempre stata la compagna dell'uomo, e spesso le è toccata la parte più ingrata e faticosa.
Senza riguardo al suo sesso e all'età giovanile, appena può rendersi utile, accompagna i genitori nei campi; lavora sotto la sferza del sole estivo, fra le nebbie autunnali, e passa l'inverno nelle stanze buie e affumicate affaticando gli occhi nel cucito e nel ricamo.
Nelle regioni alpestri che circondano i laghi settentrionali i lavori della campagna sono tutti affidati alle donne, perchè i loro compagni, spinti dalle necessità della vita, imparano un mestiere e vanno nei paesi dove la mano d'opera è meglio retribuita a fare il muratore, lo scalpellino, lo sterratore e simili aspri lavori; e le donne rimangono coi vecchi e i bambini a custodire la casa e al lavoro dei campi. A loro tocca vangare, zappare, seminare, raccogliere la messe; si caricano enormi pesi sul capo, o sulle spalle, salgono, scendono pei greppi, ricominciando ogni giorno la medesima vita dura, monotona, uniforme, che varia soltanto col mutar delle stagioni.
Se la donna dei campi sapesse amare il proprio lavoro, ordinarlo in modo che non le riuscisse troppo grave, forse sarebbe più fortunata della donna, che abbandona i campi per andare all'officina; ma l'idea di elevarsi, di prendere un salario alla fine della settimana, di trovarsi con altre compagne di lavoro riesce un'attrazione troppo forte; sicchè si prevede che a poco a poco i nostri campi saranno abbandonati come avviene nelle località vicine ai centri industriali, e le ragazze più delicate finiranno per rimetterci la salute preferendo vivere in ambienti chiusi invece di respirare l'aria libera e ossigenata dell'aperta campagna, occupandosi in un lavoro meccanico e monotono invece di quello più salubre atto a rinvigorire il corpo esercitando i muscoli.
Il lavoro dei campi, purchè sia fatto in buone condizioni, non è poi tanto da disprezzare. Molte persone ricche, specialmente in Inghilterra, stanche della vita cittadina, non esitano a prendere in mano la vanga e la zappa e darsi ad una ginnastica utile lavorando le loro terre. Molti generali si ritemprano dalle fatiche di una vita avventurosa coltivando i campi e tutti rammentano che Garibaldi era lieto di poter dedicare ai lavori campestri gli ozî di Caprera.
Per chi è educato al sentimento della natura il lavoro della terra può dare immense soddisfazioni, ritempra il corpo e lo spirito, fa vivere in un ambiente sano, procura sempre all'animo nuove gioie e nuove sorprese.
Quell'essere al contatto quotidiano colla terra madre dà vigore al corpo e purezza allo spirito. Chi sa col lavoro delle braccia dissodare un terreno incolto, asciugare un suolo paludoso e renderlo fecondo, e vede i campi sterili coprirsi per opera sua di messi abbondanti deve sentirsi quasi collaboratore nella grande opera della creazione e provare una gioia altrettanto intensa di chi fa un'opera d'arte, di chi suda e fatica la mente sui libri.
Penso quale ricchezza sarebbe pel nostro paese se l'agricoltura fosse tenuta più in onore, ma forse troppe terre sono incolte e non dànno da vivere ad una popolazione troppo numerosa, nè invita il far sacrifici per ricavarne i frutti soltanto in un lontano avvenire; ad onta di tante difficoltà, mi sembra che un po' d'amore al lavoro dei campi, e specialmente da parte della donna, dovrebbe portar buoni frutti; ma invece di avvilirlo dobbiamo aiutarlo, elevarlo e creare intorno alle lavoratrici un'aureola di approvazione e cooperare al loro benessere.
Quello che più di tutto stringe il cuore è constatare la vita meschina che conduce il contadino, spesso per miseria, ma più spesso per ignoranza.
Le massaie preparano il pane per parecchi giorni e dànno da mangiare ai figli la polenta rafferma, inacidita, quasi senza sale, perchè nella loro ignoranza trovano che con questo sistema ne mangiano meno, e così è un vantaggio per l'economia domestica. Dànno ai bimbi il vino invece del latte nell'idea falsa che li renda più robusti, non sanno adoperare le erbe aromatiche dei loro campi nè trar partito dagli animali domestici per preparare dei cibi salubri e gustosi al palato, vendono il latte, i polli e le uova piuttosto che adoperarle per gli usi domestici.
Non parliamo dei tugurî dove abitano; eccetto in qualche comune più fortunato e dove si va prendendo qualche provvedimento, si trovano anche nell'alta Italia nere tane affumicate, spesso senza finestre, dove abita un'intera famiglia, dove i muri trasudano l'umidità, piove dal tetto, col letamaio vicino e le acque inquinate. Nell'Italia Meridionale, eccettuate alcune case fabbricate dai contadini arricchiti in America e detti americani, e nella Sicilia, le abitazioni sono composte di una sola stanza dove dormono in comune tutti i membri della famiglia in compagnia dei polli, del maiale e di altri animali domestici. In alcuni villaggi vi sono tugurî dove non penetra nè luce nè aria, le pareti annerite gocciolano per l'umidità, i pavimenti sono rotti e infossati, i letti sono composti di sacchi di paglia e stoppia ammuffita.
Tutte queste miserie e molte altre ancora vennero portate alla luce dall'inchiesta agraria ordinata dal Governo nel 1877. Si studiò la questione, si proposero miglioramenti, ma ben poco si fece, come risulta da una nuova inchiesta fatta di recente sulle condizioni dei contadini dell'Italia Meridionale e della Sicilia.
Il contadino è per natura refrattario alle novità; è diffidente, non accoglie i consigli che gli vengono dati per suo bene, ma coll'istruzione che lentamente si va diffondendo nelle campagne, colle facili comunicazioni coi grandi centri, dovrà necessariamente accogliere, sia pure lentamente, i benefici del progresso.
In Italia, per la sua forma e la diversità del clima e dei prodotti, esiste una grande differenza di costumi, da una regione all'altra.
Se in molta parte del Mezzogiorno e della Sicilia il contadino vive in tuguri malsani, se nell'agro romano abita ancora in grotte e caverne come ai tempi dei trogloditi, se le terre, in mano di avidi sfruttatori, non dànno alle famiglie da vivere al punto da obbligarle ad emigrare in terre lontane, nella Toscana, invece, se non regna il benessere e l'agiatezza, la povertà è meno triste, perchè è circondata da un'aureola di salute e di benessere. Come le campagne sono ridenti e festanti fra i vigneti e gli olivi, anche le contadine sono più aggraziate e sorridenti. Lavorano, è vero, con fatica dalla mattina alla sera, lavorano a produrre il vino, e forse bevono sempre acqua, ma se non hanno da nutrirsi ci pensa il padrone, il quale si occupa personalmente delle sue terre, vede da vicino i bisogni dei suoi dipendenti e procura di porvi riparo.
Anche nella Lombardia, i possidenti si occupano di migliorare le condizioni di vita dei contadini, si istituiscono forni per fare il pane economico e salubre, si stabiliscono cooperative di consumo e si procura di fabbricar case che non siano tuguri e riescano pratiche e igieniche; ma i pochi volonterosi non sono nemmeno incoraggiati da quegli stessi a beneficio dei quali si adoperano, e la vicinanza dei grandi centri industriali fa disertare la campagna alle persone più evolute e intelligenti; ciò è dannoso per l'agricoltura e la donna spesso perde allontanandosi dalla sua casa la salute e l'innocenza.
Se il sistema di vita nelle varie regioni è diverso, l'ignoranza e la miseria regnano ovunque e quel tenue raggio di progresso dato dai primi elementi d'istruzione han fatto scorgere all'animo dei lavoratori della terra, la difficoltà di raggiungere la meta agognata, aumentando il loro malcontento e la loro infelicità.
Quando la donna sarà meno ignorante, quando nelle scuole rurali le insegneranno nozioni pratiche d'igiene e del modo di coltivare gli erbaggi, di curare gli animali domestici, di preparare il cibo, di tenere la casa e i figli secondo norme igieniche, essa sarà la fata benefica della famiglia che vedrà crescere rigogliosa per opera sua.
Per esempio, da noi è stato per tanto tempo trascurato l'allevamento del coniglio, dal quale in altri paesi si trae grande profitto; è un animale che non costa nulla, che si moltiplica con grande facilità, dà un cibo buono e sano e anche la pelle può essere adoperata per fare le pelliccie che adornano e riscaldano le signorine e signore e che si sono mostrate tanto utili ai nostri soldati che combattono eroicamente sulle Alpi.
Tornando alla donna, essa deve essere aiutata e considerata e chi può deve fare in modo, di crearle un ambiente simpatico. Bisognerebbe che vi fossero leggi che ordinassero di radere al suolo le case insalubri, rinnovare quelle diroccate e fabbricarne di nuove secondo le norme d'igiene, ma come trovare i denari per farlo? Dovranno degli esseri umani essere condannati a vivere in tugurî, peggio delle bestie? Mi chiedo sempre perchè i proprietari, i comuni, le provincie, tutti i filantropi che dànno aiuti e premi in denaro per incoraggiare e migliorare l'allevamento del bestiame, non istituirebbero dei premi per le massaie che tengono ordinata e pulita la casa, per i piccoli proprietari che la mantengono in buono stato, per le mamme che hanno i bambini più puliti e ben nutriti. Perchè si pensa al miglioramento delle razze inferiori e non si cura quello della razza umana?
Fino che nelle campagne regna tanta ignoranza, è inutile predicare l'igiene e la pulizia, conviene che le famiglie ne ricavino un compenso materiale, poi si troveranno meglio, prenderanno delle abitudini buone e il benessere si propagherà senza premio e incitamento. Una volta, i ricchi facevano l'elemosina ai poveri delle loro terre che sfilavano alle porte dei castelli e delle ville. Ora il mondo è mutato, e in altro modo dobbiamo aiutare il nostro simile, occupandoci di creare un ambiente salubre e simpatico affinchè il suo lavoro possa svolgersi in condizioni favorevoli di vita; e tutto quello che si farà per il suo benessere fisico e morale andrà non solo a vantaggio dell'individuo, ma anche del suo lavoro.
All'estero il contadino vive assai meglio che da noi, eppure le terre non sono così fertili, nè il clima mite come il nostro, ma è che colà pensano molto di più di noi al lavoratore della terra e si fa qualche cosa di pratico per educarne la donna.
Ci sono per esempio, nel Belgio, nella Svezia e nella Svizzera, delle scuole dette ménagères, dove invece d'un insegnamento astratto si danno nozioni pratiche per coltivare la terra, s'insegna una quantità d'industrie agricole e casalinghe.
In Inghilterra la contessa di Warvick, preoccupata dal disagio di molte ragazze di condizione civile, pensò di procurar loro il mezzo di trovarsi un'occupazione per fare una vita agiata e igienica, e istituì un collegio che potesse dare un'istruzione agricola, con l'aggiunta di molti ettari di terreno, serre, orto, pollaio, alveari e vaccheria, affinchè, all'istruzione teorica impartita da esperti professori, ci fosse unita la pratica.
Visto che ogni allieva, uscita dal collegio, trovava subito un buon impiego in qualche azienda agricola, il numero delle studentesse aumentò tanto che non solo la contessa di Warvick dovette comperare un castello circondato da cento e quaranta ettari di terreno per dare al suo collegio il modo di espandersi, ma poi sorsero parecchi altri istituti dello stesso genere che furono tutti molto frequentati. Quando sull'esempio della donna inglese, ho veduto istituirsi anche da noi sul medesimo tipo una scuola a Niguarda situata in una bella villa contornata da un podere con vaccheria, pollicoltura, alveari, bachicoltura, — ho applaudito di cuore alle persone benefiche che davano le loro energie e i loro denari per un'opera tanto utile, e pensai che sarebbe stata frequentata da un bel numero di allieve, che poi sarebbero andate a estendere le loro cognizioni nelle campagne con grande vantaggio dell'agricoltura, contente d'essersi trovata un'occupazione proficua per tutta la vita; e pensavo che le stesse possidenti avrebbero approfittato di quella scuola per poter acquistare cognizioni utili onde dirigere con sapienza le loro terre, per ricavarne maggior reddito e nello stesso tempo avere un'occupazione interessante per i lunghi mesi di villeggiatura e poter essere d'esempio e d'istruzione alle loro dipendenti.
Invece ben poche allieve si sono iscritte alla scuola di Niguarda, forse perchè le famiglie e le stesse fanciulle, non sono abbastanza evolute per comprenderne tutti i vantaggi, e forse per il pregiudizio che il lavoro campestre sia troppo umile, errore che dobbiamo distruggere invece, persuadendo il popolo che non v'ha nessun lavoro umile purchè sia fatto con amore, che quello della coltura dei campi, del giardinaggio, dell'allevamento degli animali domestici, oltre ad esser fonte d'infinite soddisfazioni, perchè ci mette a contatto colle forze vive della natura, è un lavoro adatto per uomini e donne, per ricchi e poveri, per vecchi e giovani, dà infinite soddisfazioni morali, ed è fonte di ricchezze; i doni della terra sono inesauribili, e se ben diretto, il lavoro dei campi si muta facilmente in industria e il coltivatore può trovarvi il principio di vera prosperità per sè e per il proprio paese.
L'elevazione e l'educazione delle lavoratrici della terra sarebbe un vasto campo aperto all'operosità delle signore benefiche. Ora l'elemosina non basta per sollevare gli umili, bisogna educarli, insegnar loro un lavoro fecondo e redimerli dall'ignoranza e dalla superstizione.
Si riuniscono congressi, si fanno leggi per le lavoratrici delle risaie, per le malattie del lavoro, per gl'infortunii, si desta l'attenzione colla pubblicità sopra tante miserie ignote; perciò è sperabile che le mie non siano parole gettate al vento, e che qualche cosa di utile si riesca a fare anche per le lavoratrici della terra. L'esempio deve darlo il Governo con lo stabilire facili comunicazioni e rendere le strade sicure specialmente nell'Italia Meridionale, dove i possidenti dovrebbero prendere esempio da quelli della Toscana e dell'Alta Italia e vivere qualche mese dell'anno nelle loro terre, mettersi al contatto coi loro contadini invece di lasciarli morire di fame, sfruttati come sono da avidi intermediarii e rovinati dall'usura.
Come si troverebbero compensati se invece di sciupare il denaro e le energie vivendo sempre fra i passatempi delle grandi città, si adoperassero a beneficio dei loro possedimenti e a migliorare la sorte dei loro contadini!
Quando esco dall'Italia, e vedo come sono tenute le case rurali dei paesi vicini, mi sento arrossire dalla vergogna pensando in che miseri tuguri vivono le famiglie dei nostri contadini, dove entrando si sente un tanfo che ci toglie il respiro, e compiango i poveri esseri condannati a passarvi la vita, oppure a trascorrere le lunghe serate d'inverno nell'aria poco respirabile delle stalle, mentre a pochi passi, quando si entra nella vicina Svizzera, si vedono subito casette bianche, pulite, dove dalle finestre pendono rami di garofani e di geranî fioriti che dànno una nota allegra al paesaggio ed invitano ad entrare.
Nell'interno, aria e luce, piccole stanze dalle pareti bianche, immacolate, e tavole di legno ricoperte da tovaglie pulite, sulle quali le bianche stoviglie invitano a rifocillarsi. Ecco una contadina dalla faccia fresca e paffuta, vero ritratto della salute, lascia il tombolo o il ricamo a cui stava intenta e che le serve a passare il tempo dopo il lavoro dei campi e della casa, e vi offre una tazza di latte o di cioccolata, e noi si prova la sensazione che in quella casa alberghi l'agiatezza e la felicità forse meglio che nelle dimore dei ricchi.
La donna può far molto per rendere piacevole la casa, ma prima deve possedere una casa e non un tugurio, e poi deve essere educata all'amore del bello per poter tenerla in ordine e pulita, ed anche renderla elegante con qualche fiore, anzi, quando l'istruzione l'avrà resa più esigente sentirà essa stessa la necessità di vivere in un ambiente più civile.
Le signore che hanno introdotto nelle campagne le industrie femminili, e si sono avvicinate così alle loro dipendenti, creando per loro un'occupazione che aumentandone il benessere è atta a sviluppare il senso artistico, dovrebbero dar loro consigli utili di tenere pulite ed ordinate le loro case e di adornarle e renderle più belle con qualche vaso in fiore o con canestri di frutta olezzanti.
Quando sarà tolta o scemata la piaga dell'analfabetismo forse scompariranno certi pregiudizî che fanno vivere i contadini fra il sudiciume, e le norme d'igiene serviranno ad inculcar nelle loro menti, che un nutrimento buono dà forza e salute, e che l'acqua da bere non deve essere inquinata e il tenersi puliti è salute e civiltà, e col vivere nelle stalle non si respira un'aria buona.
Dove diminuisce l'ignoranza, aumenta il benessere; e quando questo sarà penetrato nelle case dei contadini, la donna prenderà amore alla vita dei campi e alle industrie casalinghe, ed innamorata della propria casa, più difficilmente si sentirà la volontà di abbandonarla per andare a rovinare la salute e corrompere la mente fra le mura cittadine.
Mi pare che sarebbe molto opportuno per l'istruzione e l'educazione del contadino diffondere nell'insegnamento degli asili rurali il metodo Montessori adottato già nelle case popolari di Milano e di Roma. Prima di tutto perchè è un metodo razionale che educa i sensi senza costringere troppo il bambino ad una disciplina che contrasti colla sua età giovanile, poi perchè educa prima d'istruire e insegna a lavarsi bene, a vestirsi, a tener puliti i propri indumenti, oltre che a leggere e scrivere senza fatica, poi a seminare e lavorare la terra, a tenere in ordine gli oggetti che si adoperano e più di tutto ad amare il loro lavoro. Con questo sistema stato già adottato all'estero e specialmente in America, un bambino di sei anni sa già leggere e scrivere senza aver fatto alcuno sforzo, e si trova preparato per le scuole elementari; soltanto vorrei che affinchè non dimentichino quello che hanno imparato, finita la scuola, avessero il mezzo di andare la domenica qualche ora ad esercitarsi nella lettura, a sentire qualche conferenza, e sotto la direzione di buoni maestri potessero allargare le loro idee mano mano che coll'esperienza della vita la mente si matura e si rinvigorisce.
Perciò ogni scuola dovrebbe avere biblioteche adatte affinchè chi ha terminato la scuola possa esercitarsi nella lettura, ma i libri scelti siano oltre che utili, piacevoli e interessanti, e possano invitare i ragazzi ad occupare nella lettura il tempo delle giornate festive.
La elevazione della donna, il buon nutrimento, l'istruzione e il relativo benessere potranno darci una schiera di lavoratori baldi, vigorosi, che faranno rendere la terra dieci volte di più con minor fatica; i contadini fiacchi dai movimenti lenti, che tornano al lavoro e lo trascinano svogliati per intere giornate non esisteranno più, non si vedranno più le mamme persuadere le figlie a non recarsi alla scuola come succede adesso in certe regioni.
Avranno finalmente capito che non è mutar lavoro e paese quello che ci eleva sui nostri simili, ma l'educazione e l'istruzione che rialzando il nostro sistema di vita ci permette di aver una casa in ordine e ben tenuta, i figlioli educati e puliti: e se ameranno il proprio lavoro, non avranno nulla da invidiare alle donne che vivono in quelli alveari popolosi che sono le case cittadine.
III.
La donna nelle officine.
Dovunque è penetrata la civiltà e specialmente dove l'abbondanza d'acqua costituisce una forza da poter utilizzare per l'industria, si sono visti sorgere come per incanto, vasti fabbricati con lunghi fumaioli volti al cielo, con tettoie immense e vaste stanze ingombre di macchine, di utensili, di ruote e puleggie, tutto un organismo messo in movimento da forze potenti; veri tempî del lavoro dove ogni giorno entrano a frotte gli operai uomini e donne che la sera ritornano alle loro case per riposarsi di un lavoro destinato a spargersi per il inondo per sopperire ai bisogni di tante altre centinaia e migliaia di persone.
Tutti i grandi stabilimenti industriali mentre hanno fatto sparire la poesia e la calma serena dei campi hanno tolto molte braccia alla terra.
Quando il lavoratore dei campi vide davanti a sè quei grandiosi fabbricati, n'ebbe come una invincibile suggestione e il miraggio della sua vita, l'aspirazione più potente fu quella d'entrare nelle nuove officine dove il lavoro gli appariva più nobile e più rimunerativo, o almeno di mandarvi i figlioli, nella speranza di procurar loro un avvenire più lieto e sicuro, in ogni modo meno faticoso dei lavori campestri.
Così a poco a poco la febbre dell'officina invase tutta la famiglia dell'agricoltore, che sdegnò il lavoro fecondo e salubre della terra il quale dà pane e vigore alle membra, per lasciarsi attirare nell'orbita dei grandi stabilimenti industriali.
Le prime donne entrarono timidamente nelle officine vincendo l'opposizione dei loro compagni, che in esse vedevano delle serie concorrenti, e procuravano inutilmente di tenerle lontane calcolandole poco atte a quei lavori, precisamente come ora si cerca di escluderle dalle professioni e dagli impieghi più elevati.
Ma la crisi dell'agricoltura, la questione economica che s'imponeva, e più di tutto l'aiuto degli industriali i quali trovarono la loro convenienza nell'impiego di operaie, fecero in modo che le piccole schiere delle lavoratrici dell'officina andarono via via ingrossando, divennero legione, il ruscello si mutò in torrente impetuoso e la donna penetrò in tutte le fabbriche, invase tutti i rami dell'industria e da molti scacciò gli uomini che si mostrarono impotenti a resistere alla concorrenza delle loro donne.
È naturale: l'industriale vide subito il vantaggio che gli derivava dall'impiego della donna. Prima perchè si contenta d'una mercede minore di quella dell'uomo, poi perchè è più docile, paziente, meno distratta dai compagni, più esatta in certi lavori pei quali ha più altitudine e buon gusto dell'uomo; abituata ad occuparsi da mane a sera nei lavori domestici è più resistente ad un'occupazione continua, tenuta lontana dalla vita pubblica comprende difficilmente il vantaggio dell'associazione; qualche volta infatti le operaie non si lasciarono indurre a scioperare e da sole continuarono a lavorare dando così la vittoria agli industriali, che anche per questa ragione favorirono il loro ingresso nelle officine.
In seguito, acquistata una certa pratica ai lavori, sono state sempre più apprezzate ed hanno provata la loro resistenza anche alle opere più faticose ed insalubri, ciò che dà una smentita a coloro che riguardano la donna come un essere fragile e delicato che quasi debole pianticella non possa resistere non solo alle bufere ma nemmeno a un colpo leggero di vento.
Ormai non v'è ramo d'industria dove la donna non abbia trovato occupazione; non parlo dei lavori di ricamo, di biancheria, di mode, nei quali le donne vengono impiegate quasi esclusivamente; ma esse trovano lavoro in numero rilevante nelle filature di seta, di lino e di cotone, nelle fabbriche di tessuti, nelle tintorie, nell'industria degli aghi, delle penne d'acciaio, dei vetri, delle porcellane, degli smalti; nelle fabbriche di nastri, bottoni, saponi, candele, oggetti di cuoio, guanti, merletti, passamanerie, dolci, prodotti chimici, carte, stracci, cappelli di paglia, pelliccie, giocattoli, intagli in legno, orologi, zolfanelli; nelle stamperie, fotografie, legatorie di libri, nella lavorazione di gioielleria e pietre preziose e perfino nelle fabbriche di mattoni, opere murarie e miniere e negli stabilimenti d'elettricità, ecc.; tanto che non c'è ramo d'industria ove la donna non dia l'opera sua, e già più di cinque milioni di donne contribuiscono all'incremento del lavoro nazionale.
Col progresso dei tempi e colla questione economica che si fa sempre più grave era inevitabile che la donna portasse fuori dalle pareti domestiche la sua operosità; soltanto, visto che il campo è vasto, dovrebbe fare una scelta e non volgersi a quei generi di lavori che domandando un eccessivo sforzo fisico possono esser fatali a lei e ai figli pei quali ella deve dare tutte le energie del suo organismo.
Quando la donna delle campagne sarà più istruita ed evoluta darà lei l'indirizzo del lavoro alle sue figlie, e la scelta della loro occupazione sarà fatta dopo mature riflessioni, e con sani criteri, come nelle classi più colte, procurano di fare i genitori riguardo ai figliuoli.
Il bisogno che ci spinge a scegliere un'occupazione è spesso un cattivo consigliere; non tutti abbiamo le medesime tendenze e la medesima forza fisica, e una madre non dovrebbe mandare all'officina, dove molte persone si trovano rinchiuse e agglomerate in uno spazio ristretto, fra miasmi ed esalazioni di prodotti poco salubri, le fanciulle gracili e delicate; per queste scelga la vita dei campi, l'aria aperta, dove si allargano i polmoni e il corpo acquista nuovo vigore, ispiri loro l'amore e il sentimento della natura e le persuada che migliorare colle proprie cognizioni ed esperienza i prodotti della terra, dà maggiori soddisfazioni che passar le giornate occupate in un lavoro meccanico, monotono, che toglie ogni iniziativa e riduce le persone come tanti automi, fiacca il corpo e lo spirito di chi non ha una costituzione vigorosa e resistente.
Ci vorrebbe una legge come pel servizio militare, che escludesse da certi lavori le fanciulle deboli, anche per il bene delle generazioni future; ma sono esse le proprie peggiori nemiche, spinte alle officine a rovinare la salute e forse a corrompere il cuore, dalla vanità, credendo di elevarsi sulle compagne dal bisogno d'un pronto guadagno, ed anche perchè quel trovarsi unite ad altri compagni di lavoro, specialmente dell'altro sesso, è per loro fonte di piacere. Che importa se escono dalle lunghe ore di lavoro in ambienti chiusi, stanche, colle faccie smorte, gli occhi incavati? Esse chiacchierano allegramente lungo la via coi compagni, fanno progetti per passar assieme i giorni di festa, e in quei momenti, in quelle amicizie trovano il compenso della dura vita di lavoro e lo preferiscono alle occupazioni campestri e salubri.
Dai genitori dovrebbe dipendere l'indirizzo dei figli; e se saranno meno ignoranti e più coscienti, penseranno alla responsabilità che hanno nella loro riuscita e terranno conto delle loro inclinazioni, della forza fisica e non faranno come dice il poeta, di torcere alla religione, tal che fu nato a cingere la spada. Il lavoro non è solo un mezzo per guadagnarsi da vivere, ma se fatto in buone condizioni riesce di vera soddisfazione e per noi stessi e per quello che si produce a benefizio della nostra famiglia e del nostro paese. Tanto nel lavoro dei campi come in quello dell'officina, si deve apportare un po' d'amore e d'entusiasmo e procurare di perfezionarlo e di scongiurare i pericoli che spesso offre. Le donne dovrebbero portare vesti succinte per passare in mezzo alle macchine senza correr il pericolo di esservi impigliate, lavarsi le mani prima di toccare il cibo, ed osservare tutte le norme d'igiene che dovrebbero essere raccomandate in ogni stabilimento.
Ci sono una quantità di leggi e regolamenti e per l'età e per l'orario, ecc., che se seguite tutelerebbero abbastanza l'operaio; e queste hanno giovato anche alla donna. Ciò che è bene poichè non avendo essa il voto, la sua voce non arriva molto in alto e non viene ascoltata mentre pure anch'essa avrebbe diritto di migliorare la sua condizione ed essere retribuita, a parità di lavoro, come il suo compagno. Non è giusto che soltanto perchè è donna il suo lavoro valga meno; e se ella ha dei periodi di riposo forzato causa le esigenze del suo sesso, potrà essere assistita dalle casse di maternità in modo da poter aver le cure richieste e da far sì che il suo lavoro non vada a scapito delle generazioni future.
Col progresso dei tempi molto si è fatto a beneficio delle classi operaie; nelle città e nei grandi stabilimenti vi sono asili pei bambini lattanti, scuole e asili pei più grandicelli, refezione scolastica, dopo scuola, ecc., affinchè le donne possano attendere al lavoro sapendo i figli ben custoditi. Ma ancora resta molto da fare specialmente nelle campagne e province, anche perchè se terminata la giornata di lavoro l'uomo va a sollazzarsi all'osteria, la donna deve occuparsi delle faccende domestiche, rattoppare la biancheria e i vestiti dei bimbi e non ha un minuto di riposo. Il lavoro sta bene, ma deve essere non eccessivo e ben retribuito; poi oltre alle casse di maternità ci dovrebbero essere casse di mutuo soccorso per le malattie e la vecchiaia in modo che la donna che ha lavorato per anni ed anni possa nell'età matura non aver bisogno di essere obbligata a lavorare per vivere e godere un riposo ben meritato.
Quando l'operaia sarà più cosciente ed istruita, procurerà di evitare i lavori che potrebbero essere di pregiudizio alla prole futura, e saprà per esempio che l'operazione di stendere il mercurio negli specchi è fatale per le donne gestanti; quasi sempre fu constatato dalle statistiche che in simile lavoro le gestanti abortiscono o il bimbo muore appena nato; dannose pure le officine dove si lavora il piombo, e perniciose le esalazioni di acido solforoso e i vapori alcalini che si sviluppano nelle lavanderie di cappelli di paglia, e certi colori adoperati per i fiori artificiali, o la biacca per imbiancare i merletti.
Ora che sono aperti tanti campi all'operosità femminile sarebbe molto meglio, non tanto per sè come per le generazioni future, che la donna evitasse le industrie che possono portar pregiudizio alla sua salute e in ogni modo evitasse il pericolo usando le dovute precauzioni. Se qualche volta la innumerevole schiera di conferenzieri che tengono discorsi in città ad un pubblico già evoluto, andassero nei piccoli centri industriali e nelle campagne ad illuminare quelle popolazioni semplici e ancora ignoranti sui pericoli di certi veleni, dando regole d'igiene con parole facili, farebbero un'opera veramente benefica.
Ora col progresso della scienza le norme d'igiene anche negli stabilimenti industriali vengono osservate meglio che in altri tempi, anche le donne sono più evolute; per migliorare la loro condizione si uniscono ai compagni, hanno compreso il grande vantaggio dell'associazione o fanno valere il loro diritto anche a costo di scioperare. Ma anche nell'officina, come nei campi, si deve lavorare con amore e procurare di perfezionarsi colla pratica e produrre il maggior lavoro possibile; a una buona operaia che è diligente e pratica del suo lavoro non mancherà mai il mezzo di procurarsi da vivere, sicchè può guardare l'avvenire con serenità. Poi per quanto le sia riservata una parte meccanica, c'è anche una certa compiacenza nel sapere di essere una piccola ruota dell'ingranaggio che produce la ricchezza del proprio paese; chi è intelligente può mutare in arte un semplice mestiere, come lo prova il fatto che si possono contare a centinaia coloro che dall'officina sono arrivati a posizioni più elevate. Certo, del resto, un'operaia vive meglio della fanciulla, che avendo maggiore istruzione, sceglie la carriera degl'impieghi, dove con minori compensi materiali ci sono maggiori esigenze sociali.
IV.
Le lavoratrici della casa.
Fin dai tempi più remoti, ogni anno, una quantità di fanciulle abbandonano i lavori dei campi, la casa, i parenti per cercare un'occupazione come domestiche nelle città presso le famiglie più ricche.
Forse vi sono spinte dal disagio in cui vivono e dai lavori troppo faticosi per le loro forze, ma più spesso dal desiderio di mutare ambiente, di veder cose nuove e dalla speranza di migliorare la propria condizione.
Quando la via delle officine non era ancora aperta alla donna, non le rimaneva altro mezzo possibile per guadagnare un salario ed emanciparsi della propria famiglia. Data l'attitudine che ha la donna per le faccende domestiche non foss'altro per essersene sempre occupata, se è intelligente, la sua opera può venire molto apprezzata nelle famiglie; e se riesce a collocarsi bene, la sua sorte è molto più invidiabile di quella delle sue compagne, che si logorano la salute lavorando la terra o stanno tutto il giorno rinchiuse in un'officina occupate costantemente in un lavoro meccanico.
Intanto le domestiche hanno un miglior nutrimento di quello al quale erano abituate fin dall'infanzia, poi vivono in case ben riparate, comode e qualche volta eleganti. Però prendono delle abitudini superiori alla loro condizione, al punto che si troverebbero molto male se non potessero continuare quella vita; si disamorano della loro casa disagiata, dei cibi semplici a cui erano abituate, e questo è un guaio come quello di prendere gusti raffinati, vivendo con persone più istruite ed eleganti; poichè si troverebbero poi male se dovessero lasciare la via incominciata e si troverebbero ad essere delle spostate, vere naufraghe della vita.
Dopo che le donne sono state ammesse nelle officine, la parte più operosa e più disciplinata, preferisce il lavoro dell'officina a quello della casa, perchè in apparenza si trovano più indipendenti e restan padrone del loro tempo, terminata la giornata di lavoro. Le signore si lagnano, che non trovano più le domestiche docili e affezionate d'altri tempi; ed esse si ribellano al dover star sottomesse ai voleri della famiglia che le ospita e trascurano il loro dovere, lagnandosi spesso d'una severità di trattamenti che non è conforme alla verità.
In questi tempi in cui si pensa tanto a rialzare le classi più umili, in cui tanto si concede all'operaio, si dovrebbe far qualche cosa per elevare la classe dei domestici e far in modo che non si sentissero avviliti nel trovarsi in casa altrui, trattarli come lavoratori della casa e abolire per sempre la parola servi, che rammenta uno stato di schiavitù non in armonia col loro ufficio, nè coi tempi moderni.
Parliamo dunque delle lavoratrici della casa, le quali se vogliono essere trattate con affetto da quelli che le ospitano, devono adempiere puntualmente al loro dovere e saper stare al loro posto dignitosamente.
Vi sono diverse categorie di lavoratrici domestiche, quelle che non hanno abbastanza intelligenza da elevarsi al disopra delle compagne e devono contentarsi dei lavori rudi e materiali, ed altre più intelligenti che possono essere adibite a lavori meno faticosi e fanno una vita comoda, poco dissimile da quella delle loro signore. Alcune si affaticano più delle operaie, perchè non avendo un orario fisso possono esser chiamate a qualunque ora, e non sono padrone di disporre del loro tempo; altre invece che abitano in case signorili dove ci sono parecchi domestici, godono di una certa libertà, fanno poca fatica, ma devono essere dotate di un buon carattere, per poter andar d'accordo nella convivenza dei compagni di lavoro, ciò che non succede tanto spesso. Però visto che nessuno è schiavo, nè obbligato a vivere in un ambiente ostile, una persona onesta e capace, troverà certo da collocarsi in un ambiente più confacente al suo carattere. Se poi una lavoratrice ha trovato una buona famiglia, deve vedere di conservarla e riguardarla come fosse la propria, esser docile, non parlar male di quelli che la impiegano e fare in tutto e per tutto il suo dovere. Una giovane inesperta, vedrà di collocarsi presso una signora paziente che possa insegnarle il governo di una casa molto diversa da quella della sua famiglia, ed esser riconoscente di poter aumentare il numero delle cognizioni; dove manca l'ingegno, supplire colla volontà e non ribellarsi ai rimproveri, ma esser utile a chi l'aiuta ad aumentare il suo valore e la sua capacità.
Se potrà specializzarsi in qualche lavoro, migliorerà la sua condizione, ma dovrà sceglierlo secondo le sue attitudini; se non ha molta destrezza di mano pei lavori d'ago e poca intelligenza per poter riuscire nell'arte gastronomica, si contenti di custodire i bimbi, ma lo faccia con amore, con attenzione, in modo da dimenticare sè stessa pel loro benessere, e riguardi il suo ufficio come una missione. Una domestica alla quale si possa con piena fiducia confidare i bimbi, è un vero tesoro per una famiglia. Ma non si dedichi ai bimbi chi soffre delle distrazioni; in questo caso, si dedichi ai lavori d'ago, a porre in assetto con precisione le stanze, a cose materiali, per le quali ci vuol ordine e attenzione; nella scelta delle occupazioni ognuno deve procurare di seguire la propria indole e di non andar contro alla propria natura. Se ama la vita sedentaria ed è esperta nei lavori muliebri, si dedichi a perfezionarsi nell'ufficio di cameriera, se invece preferisce il moto ed ha abbastanza intelligenza per combinare vivande gustose, scelga la scienza gastronomica e non le mancherà occupazione, mentre di mangiare c'è bisogno tutti i giorni e un buon pranzetto è sempre molto apprezzato.
Sia che si dedichi a un ramo o all'altro del lavoro domestico, deve metterci tutta la sua intelligenza, cercare di perfezionarsi sempre più e adempiere la sua missione con amore. Il lavoro più umile diventa interessante quando ci si mette tutto il proprio zelo per riuscir bene. Molte lagnanze si sentono continuamente da parte di lavoratrici della casa che mutano sempre case, senza trovarne una ove si possano fermare, e nè incolpano i signori e la loro incontentabilità; viceversa, le signore si lagnano di non trovar buone domestiche. E di questo disagio si devono incolpare più di tutto le esigenze del nostro tempo, la volontà di migliorare la posizione a qualunque costo, l'abitudine di considerare il lavoro come un peso, o per lo meno di riguardarlo con indifferenza, senza apportarvi quell'entusiasmo che riesce a elevare il lavoro più umile e a creare intorno ad esso un'aureola di luce.
Tutti domandano perchè non esistono più le domestiche fidate d'altri tempi, che riguardavano la casa dove venivano accolte come fosse la loro propria, ci si affezionavano ed erano certe di passarvi la vita, nè si lasciavano sedurre ad abbandonarla da promesse di maggiori guadagni.
È che il loro desiderio non andava oltre la casa che le ospitava, si contentavano d'aver assicurato il mantenimento per tutta la vita; la consuetudine di convivere in quella casa avea recato reciprocamente fra loro e le loro signore legami d'affetto da non potersi sciogliere tanto facilmente e senza provare uno strappo più forte di quello col quale avevano lasciato la loro famiglia.