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D.r NAPOLEONE COLAJANNI

Deputato al Parlamento

GLI

AVVENIMENTI DI SICILIA

E

LE LORO CAUSE

CON PREFAZIONE DI MARIO RAPISARDI

PALERMO
REMO SANDRON--EDITORE
VIA VITT. EMAN., 324
1895

Prezzo Lire 2.

Opere dello stesso autore

La libertà e la questione sociale. (1879) (Esaurito).

La repubblica e le guerre civili. (1882) (Esaurito)

Le istituzioni municipali. (1 vol. in 16º pag. 331) L. 3,00

Il Socialismo. Appunti (1 vol. in 16 di pag. 100) (Esaurito).

La delinquenza della Sicilia e le sue cause. (Esaurito).

Un sociologo pessimista: Gumplowicz. (Esaurito).

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Oscillations thermometriques et delits contre les personnes. (Opuscolo) » 1,00

Di alcuni studi recenti sulla proprietà collettiva. (Opuscolo). » 0,50

Corruzione politica. (Un vol. in-16º di pag. 96). (Esaurito)

Corruzione politica. Chiarimenti e risposte. 2ª edizione con numerose aggiunte e lettere di Gabriele Rosa, A. Saffi e Giov. Bovio, (Un vol. in-16 gr. di pagine 112) » 1,25

Sociologia criminale. Appunti. (2 volumi) » 13,50

Ire e spropositi di Cesare Lombroso. (1 volume) » 1,00

La politica coloniale. (Un volume) » 3,50

La Difesa Nazionale e le economie militari. (Un opuscolo). » 0,80

Banche e Parlamento. (Un vol. Milano 1891) » 2,00

In Sicilia. (Un volume, Roma 1891) » 1,00

GLI
AVVENIMENTI DI SICILIA

D.r NAPOLEONE COLAJANNI

Deputato al Parlamento

GLI

AVVENIMENTI DI SICILIA

E

LE LORO CAUSE

CON PREFAZIONE DI MARIO RAPISARDI

PALERMO

REMO SANDRON--EDITORE

VIA VITT. EMAN., 324

1894.

Proprietà letteraria dell'Editore

REMO SANDRON

AVVERTENZA

Di questo libro fu fatta una 1.ª edizione per cura di Edoardo Perino. Accintosi l'A. a questa seconda trovò tanto da correggere e da aggiungere che ne raddoppiò la mole, e la modificò talmente che solo in pochissime pagine è uguale all'antecedente, sicchè può a ragione considerarsi libro affatto nuovo.

L'Editore

TIPOGRAFIA DIRETTA DA SANTI ANDÒ--Via Celso N. 49

PREFAZIONE

Carissimo Colajanni

Catania, 10 Febbraio 94.

_I tumulti recenti della Sicilia hanno, per le origini e gli effetti loro, una importanza sociale, che la facilità onde sono stati repressi non parrebbe loro concedere. Tu che li hai osservati con occhio di filosofo, moderati con accorgimento d'uomo politico e con cuore di cittadino, fai bene di consegnarli alla storia con quella serenità di giudizio, che alle coscienze intemerate non è difficile mantenere nei momenti più tempestosi e fra le passioni più vive._

_Due principali verità risultano, a parer mio, dalla notizia sincera dei fatti: la indipendenza dei moti siciliani da qualunque opera di partito, e la prepotenza d'un governo che vuol parer forte e non è._

_Non che essere eccitate e preparate dai socialisti, a me pare che le ribellioni, determinate unicamente dalle condizioni specialissime dell'isola, dagli arbitrî feudali dei proprietarî, dalla spietata ingordigia delle amministrazioni, dalla miseria ineffabile dei lavoratori, abbiano fatto constatare e toccar con mano la nessuna coesione del partito socialista, la discordia dei suoi capi, la varietà bizzarra dei suoi gruppi, l'incertezza dei principî, dei metodi, dell'azione. Il socialismo in Sicilia ha avuto più presa che altrove, perchè ha trovato terreno più proprio: la propagazione meravigliosa dei Fasci prova che esso non è artificiale e superficiale, ma ha radici nelle viscere stesse della vita del proletario siciliano; è piuttosto effetto che causa. Il popolo, per altro, quale ch'esso sia, poco suole accogliere e fecondare delle teoriche d'un partito: afferra tutt'al più un'idea rispondente al suo stato, un sentimento che consuona col suo; e quando si sente alle strette, si getta nell'azione, senza chiedere consiglio a nessuno. La miseria e la mala signoria furono e saranno mai sempre i motivi principali delle rivolte._

_Questa condizione di cose rende ancor più colpevoli e mostruosi i modi adottati dal governo per reprimere le ribellioni. Qualche agevolezza conceduta lì per lì alle prime avvisaglie, avrebbe probabilmente sedato il fermento dei contadini affamati. Ma sì! I cartelloni erano già stati affissi alle cantonate; la baracca era aperta, i biglietti distribuiti; la gran cassa rintronava già negli stomachi degli spettatori; e come si faceva a sopprimere lo spettacolo._

_La signora Astrea, che dietro alle quinte avea fatto copia di sè a tutta la borghesaglia legittima e legalitaria, venne allora su la ribalta e recitò col peggior garbo del mondo la parte della verginella oltraggiata: scaraventò i pesi in faccia ai presunti seduttori: agguantò la bilancia per il giogo e la sbatacchiò su la testa dei primi poveri diavoli che le vennero a tiro. La borghesaglia legittima e legalitaria si dichiarò soddisfatta; si soffiò il naso impeperonito: e con le dita intrecciate sul buzzo e tentennando la testa come i cuorcontenti di gesso, esclamò in falsetto pecorino: Le istituzioni son salve; l'ordine regna in Varsavia; ora possiamo tornare tranquillamente a barattare, a banchettare e a russare._

_A proposito: e le riforme? Ah! sì: ci sono anche queste per aria; o per dir meglio, c'è una commissione che le studia, e che ponza la felicità del genere umano. Lasciamola ponzare; e che Dio la renda lubrica. Che cosa saranno queste riforme il gazzettume ufficioso nol dice: esso spreca tutto il suo fiato prezioso per informarci di balzelli nuovi, di soppressioni di ufficî, di monopolî audaci, di ricchezze cavate dalle borse e dalle vene di tutti. Le istituzioni, si sa, han da salvarsi; i sagrificî non sono mai troppi. E poi, i balzelli hanno l'ale; e le riforme la gotta. Aspettiamo dunque che l'erba cresca; e se l'asino muore, peggio per lui. Ciò che saranno codeste riforme possiamo immaginarlo: riforme borghesi; e non occorrerebbe dir altro: semi di lino su la cancrena; concessioni ed elemosine tirate in faccia con la balestra. E se non bastano, piombo: procedura solita e spicciativa._

Ma il piombo credi che basterà? Io modestamente credo di no: salvo che siasi trovato il modo di renderlo digeribile e nutritivo, come il pane che manca.

_In conclusione, questi tumulti hanno rivelato condizioni tali, che non possono e non devono assolutamente durare, per l'onore d'Italia e della razza umana; hanno resa necessaria una fraterna intesa di tutti i partiti democratici in un ideale, in una fede, in un'opera comune; hanno ridotta la questione sociale all'aut aut degli scolastici. L'idea-valanga s'è già staccata dal vertice, e seguirà fatalmente il suo corso. O unirsi ad essa o rimanere stritolati nel fango. È la Storia che passa._

M. RAPISARDI

I.

PRIME ARMI DEL SOCIALISMO IN SICILIA.

Dopo le elezioni politiche generali del 1890, e più ancora dopo quelle del 1892, la stampa che rispecchia le tendenze, i bisogni e i timori delle classi dirigenti italiane, gittò un grido di allarme, additando una macchia grigia sulla carta geografica d'Italia, che rappresentava la zona dove maggiormente si era rivelato potente per numero di adepti e per organizzazione il socialismo. La macchia era più scura nel Modenese, nella provincia di Reggio Emilia e di Parma; ma si manteneva abbastanza cupa in alcuni punti della provincia di Cremona, nel Mantovano, nel Polesine ecc., mentre si era rischiarata nel più antico centro di diffusione: nelle Romagne.

Giovani ardenti, colti, instancabili nella propaganda, sinceri nella fede, come Berenini, Agnini e Prampolini erano venuti in Parlamento da quelle zone ed era significante assai che il secondo fosse riuscito contro il generale Gandolfi, che pure, a parare la sconfitta, nel suo programma e nei suoi discorsi molte dichiarazioni in senso socialista aveva fatte.

[FATTI SIGNIFICANTI]

Allora pochi o nessuno avevano dato importanza a ciò che avveniva in Sicilia, non ostante la doppia elezione dell'amico G. De Felice, non ostante l'onore delle quattro candidature, che mi toccò nel 1890 e la vittoria che ebbi allora e nel 1892. Non senza fondamento questi due ultimi avvenimenti furono spiegati collo intervento di alcuni fattori, che attenuarono sensibilmente la importanza del contributo che vi aveva apportato il socialismo. Intanto nel silenzio, o almeno con un rumore che non si faceva sentire al di là dello stretto di Messina, si organizzavano i Fasci dei lavoratori, da principio con intenti non nettamente determinati, sicchè si sarebbe potuto prenderli per organizzazioni non molto dissimili dalle antiche società operaie; ma più tardi, e particolarmente dopo il Congresso di Genova, con programma schiettamente socialista, ed anzi esclusivamente marxista.

Credo di essere stato il primo, o uno dei primi, a notare la esistenza dei Fasci fuori d'Italia, in un articolo pubblicato nella Grande Revue di Parigi-Pietroburgo nello scorso inverno; e confesso che allora non sospettavo che avessero dovuto fare parlare molto, e presto, di loro; e fui dei primi, pur rallegrandomi, come socialista, dei progressi che facevano le idee, a dare un grido di allarme per certi fenomeni poco rassicuranti da me osservati.

Parlai al vento; e gli eventi seguirono il loro corso, come se nulla avesse dovuto e potuto farsi per impedire che riuscissero dolorosissimi. Così si arrivò ai massacri di Giardinello, di Pietraperzia, di Marineo, di Gibellina, di Santa Caterina ecc., che, per una serie incredibile di errori, di violenze di arbitrî, di infamie, si riannodano, a meno di un anno di distanza, a quello di Caltavuturo!

[IL MOVIMENTO PREOCCUPA]

E il movimento socialista siciliano, per virtù degli iniziatori, per colpa degli avversarî e per favorevole coincidenza di diversi fattori, assunse tali proporzioni da preoccupare, finalmente, i nostri governanti di ogni partito; alcuni dei quali con stoltezza, che risente della calunnia, piuttosto che confessare la imprevidenza propria, preferirono attribuirlo all'oro della Francia ed alle mene dei clericali.

I governanti, imprevidenti e prepotenti pel passato, non si limitarono a spargere la voce che l'oro francese alimentasse i malumori della Sicilia, ma con abile e repentina preveggenza cominciarono ad accreditare nel continente il sospetto che nell'isola si preparasse un movimento separatista.

In tal guisa, pensarono che il sentimento pubblico avrebbe agevolata e approvata qualunque repressione.

[L'ORGANIZZAZIONE]

Quando il moto fu meglio conosciuto, i socialisti di Europa se ne rallegrarono e fecero atto di solidarietà mandando il loro obolo; e la Volks Tribune di Vienna ha potuto così riassumerlo afferrandone esattamente il carattere: «per le condizioni specifiche del luogo e per le qualità personali degli agitatori, il movimento proletario di Sicilia, ha qualche cosa in sè di vibrato, di solenne, di primitivo, di spontaneo, che in tutta l'Italia se ne risente l'effetto. La stampa borghese d'Italia ne ha risentito come per effetto l'azione, e per la prima volta essa ha parlato sul serio del movimento socialistico.--La gran massa di proletari organizzati e disciplinati nei Fasci è di salariati di campagna, di salariati delle miniere di zolfo, di lavoratori dell'industria vinicola, di artigiani, di piccoli borghesi e di studenti. La disciplina di tale organizzazione ha dato già prova di sè in modo notevole e palese... Questa organizzazione siciliana è il primo grande movimento di massa proletaria, che si veda in Italia, ed è il primo atto del socialismo Italiano.»[1]

NOTE:

[1] L'on. Comandini in una delle sue splendide ed oneste corrispondenze al Corriere della Sera di Milano ricorda che la colta gioventù socialista di Sicilia si sente assai lusingata della iniziativa dell'isola. (Nº del 16-17 Gennajo 1894). L'osservazione è esatta e collima con quelle del giornale di Vienna. Avverto una volta per sempre che ripetutamente mi riferirò ai giudizi dell'on. Comandini, non già perchè egli sia stato il solo ad enunziarli; ma perchè venendo da lui, che non milita tra radicali e socialisti, non può essere sospettato di esagerazione e di partigianeria.

Notevolissime sono del pari le osservazioni del Borelli nel Popolo Romano, che nella serie di corrispondenze dal titolo La Sicilia com'è--ha saputo sintetizzare acutamente e onestamente le condizioni economiche, politiche e morali dell'Isola.

II.

FORZE DEL SOCIALISMO

Sarebbe grave errore disconoscere la importanza del movimento socialista siciliano, che s'imperniava nella organizzazione dei Fasci dei lavoratori; giova, però, ridurlo alle sue giuste proporzioni.

Ciò è necessario in vista delle notizie numerose pubblicate dai giornali italiani e stranieri, ora esagerate, ora addirittura false.

Una statistica esatta del numero dei Fasci, che corrisponda alla realtà, è difficile, perchè molti ne sorgevano ogni giorno e non pochi ne scomparivano senza che se ne avesse notizia. Chi dice che erano 300 e chi li riduceva a 120; il Comitato centrale dei Fasci al 1º novembre li portava a 163, oltre 35 in formazione. Reputo, poi, esageratissima la cifra dei soci, che da tutti si ripete ammontasse a 300,000 e più; la esagerazione la desumo da ciò ch'è a mia personale conoscenza: molti Fasci erano puramente nominali, come quello di Caltanissetta; di alcuni altri il numero dei soci era stato per lo meno quintuplicato.

Appena si aprivano le iscrizioni i soci accorrevano numerosi; ma poco dopo le file si diradavano, sia perchè i soci non amavano pagare il piccolo contributo mensile o settimanale, sia perchè si scoraggiavano presto, non ottenendo miglioramenti immediati.

I Fasci erano più numerosi e più disciplinati nelle Provincie di Palermo, di Catania e di Trapani; molti ne sorsero nel novembre e dicembre scorsi nella provincia di Siracusa mercè l'opera indefessa dell'avvocato De Stefano Paternò, ma sulla loro consistenza non si potè portare un giudizio perchè erano di data assai recente; meno numerosi erano in quelle di Girgenti e di Caltanissetta; scarsissimi, infine, in quella di Messina.

[I FASCI DEI LAVORATORI--LE DONNE]

In generale si mostrarono meglio organizzati e più compatti, più disciplinati e più ardenti i Fasci dei centri agricoli, specialmente nella provincia di Palermo, dov'era singolarissima la partecipazione simpatica e ardita delle donne, che richiamò l'attenzione del Lombroso, del Morselli, mia e di tutta la stampa italiana, che giustamente ha consacrato al fatto parole di alta ammirazione non iscompagnata da un certo senso di meraviglia, perchè le condizioni intellettuali e sociali, il genere di vita e la educazione delle donne siciliane avrebbero dovuto allontanarle dal moto attuale.[2] Invece inferiori si mostrarono i Fasci delle città, non ostante che fossero stati preparati dai congressi, dai giornali e dalla propaganda socialista da molti anni.

[IL FASCIO DI CATANIA E QUELLO DI PALERMO]

Superiore a tutti in modo assoluto, pel numero dei soci iscritti e attivi, per la organizzazione e per la coscienza dei fini da raggiungere, era il Fascio di Catania, che formava uno strano contrasto con quelli della provincia, che erano fiacchi e incoscienti.

A Catania, mercè l'instancabile propaganda dell'on. De Felice Giuffrida, sorse quattro anni or sono il primo sodalizio. Ivi il terreno era preparato dalla vita non inonorata, che vi ebbero parecchie società operaie, che dal 1860 in poi avevano organizzato scuole, mutuo soccorso, assistenza medica e anche prestiti sull'onore; ed alcune di esse, come quella dei Figli dell'Etna, dei Figli del lavoro, della Pace ecc., sussistono ancora, sebbene facessero capo al Fascio e con questo procedessero ed agissero di conserva.

La visita dei mille soci del Fascio di Catania alla esposizione di Palermo determinò la organizzazione di analoga associazione nella città delle iniziative, d'onde, aiutata dall'Isola e dal Giornale di Sicilia e dall'attivissima azione di un generoso gruppo di giovani, il movimento si propagò in tutta la Sicilia; sicchè, se a Catania spetta il merito della iniziativa, il centro di diffusione divenne Palermo, per quel maggiore ascendente esercitato sempre dall'antica capitale sull'isola tutta.

È da notarsi che non pochi degli organizzatori dei Fasci appartenevano alla classe borghese; alcuni sono agiatissimi, come il Ballerini; pochi ricchissimi vengono dall'alta aristocrazia, come il marchese di Montemaggiore e il principe di Cutò.[3]

[LA COSTITUZIONE DEI FASCI]

L'organizzazione era abbastanza semplice e logica. Dove i soci erano numerosi, vennero divisi secondo le arti e i mestieri e ciascun gruppo aveva la sua speciale bandiera; vi erano anche delle squadre coi rispettivi capi per quartieri.[4]

Ogni Fascio aveva il suo rosso gonfalone con qualche altro particolare emblema; e quel benedetto rosso che scioccamente dà ai nervi delle autorità politiche, ha dato luogo a pericolose colluttazioni, ad arresti e processi. Ogni socio, nelle feste, portava una coccarda rossa, ed i capi una fascia pure rossa: bisognava vedere con quanta fierezza la indossavano i contadini e gli operai nelle solenni occasioni.

Non pochi Fasci avevano la fanfara, composta quasi sempre di reduci dall'esercito, che vi avevano portato il sentimento della disciplina, unito ad entusiasmo e attività notevoli. La fanfara, talvolta discreta, serviva a richiamare l'attenzione delle donne, destava l'invidia di molti e pur troppo somministrò occasione a numerose contravvenzioni alla legge reazionaria di pubblica sicurezza, le quali costrinsero i poveri soci o a pagare o a scontare le non piccole multe col carcere. Ajutarono moltissimo la propaganda le passeggiate da un paese all'altro, abilmente organizzate, che sviluppavano elevati sentimenti di solidarietà e davano ai lavoratori coscienza della propria forza.

Nelle sedi dei Fasci sulle pareti vi erano grandi striscie di carta con motti significativi di Marx, di Lassalle, di Bovio, di Hugo, di L. Blanc ecc. Non di rado vi si trovavano i ritratti di Marx, di Mazzini, di Garibaldi, del Re e della Regina. Il Rossi della Tribuna, ed io stesso, in alcuni luoghi non trovammo sul tavolo che un Cristo col suo lumicino, che costituiva tutto l'ornamento del luogo; e confesso che tanta semplicità impose a Rossi ed a me, e di più doveva imporre a contadini ed operai, tra i quali è ancora vivo il sentimento religioso e che si esaltano maggiormente quando si parla loro in nome del Nazzareno.

[DEBOLEZZA ECONOMICA]

I socî pagavano un tenuissimo contributo mensile e settimanale, che variava da luogo a luogo, ma che non oltrepassava una lira al mese. Le casse, come si può immaginare, non erano provviste e non avrebbero potuto far fronte alle spese ordinarie di amministrazione e molto meno a quelle straordinarie incontrate nell'aspra lotta col governo e colle classi dirigenti--se i più ricchi del partito non avessero fatto sacrifizî considerevoli. Soccorsi, ma in tenue misura, vennero dai socialisti del continente, della Germania, dell'Austria ed anche della Rumenia. Le scarse somme venute dall'estero, passarono per le mani del Prof. Labriola, che con vivo rammarico altra volta mi fece osservare che tra gli oblatori brillavano per la loro assenza i socialisti francesi. In qualche paese agricolo si fecero sufficienti provviste di frumento per opera di Presidenti e di soci preveggenti; ciò che consentì loro la resistenza, vittoriosa spesso, negli scioperi. Così a Corleone.

[AVVERSIONE ALLE COOPERATIVE DEI FASCI]

Alcuni Fasci praticavano il mutuo soccorso; altri avrebbero voluto fondare casse di resistenza, ma i mezzi erano del tutto inadeguati ai fini; si accennò qua e là, a cooperative di consumo, che fecero cattiva prova a Catania, dove cercarono sostituirvi dei prezzi di favore con particolari venditori di oggetti di consumo; scioperi inconsulti furono tentati ed una cooperativa di produzione ebbe vita per poco tempo in Palermo e finì miseramente. Erano pochissime le cooperative di lavoro, in conformità della legge dell'11 Luglio 1889, che avrebbero potuto dare eccellenti risultati. Ma non c'è da meravigliarsene perchè erano malviste dalle amministrazioni locali, che preferiscono tuttavia confidare i lavori agli appaltatori prediletti, dando luogo a sospetti, non sempre infondati, d'illecite partecipazioni ai lucri per parte degli amministratori.

A Catania, mercè il tenue versamento di centesimi 15 per settimana, si praticava l'assicurazione collettiva, mercè la quale alle famiglie dei socî che morivano venivano date L. 400. Sino allo scioglimento del sodalizio la cassa fece fronte ai suoi impegni; ma avrebbe potuto continuare per lo avvenire, se non avessero fatto meglio i calcoli e non avessero tenuto conto esatto delle tavole di mortalità?

Non poche ed inconsulte furono le spese per le inaugurazioni dei gonfaloni; e non poche volte ho assistito a banchetti relativamente luculliani, che ho biasimato con tutte le mie forze.

Lo spagnolismo in Sicilia s'impone anche tra i lavoratori!

[I FASCI E IL PARTITO ITALIANO]

Molti dei Fasci erano ascritti al Partito italiano dei Lavoratori e s'inspiravano alla intolleranza e al fanatismo della chiesa di Milano; alcuni, per così dire, erano indipendenti specialmente se erano sorti per ragioni locali. Vera direzione centrale non c'era per quanto il Fascio di Palermo aspirasse a tale onore e facesse di tutto per meritarlo. La Lotta di Classe di Milano penetrava in qualche luogo e vi esercitava la sua azione; in molti altri, il giornale prediletto era La Giustizia sociale, che seguiva il metodo della prima, di Palermo; L'Unione di Catania, Il Mare di Trapani erano giornali settimanali diffusi nelle rispettive provincie e redatti con criterî più conformi alle condizioni locali.

Per la propaganda, più che sui giornali--essendo grandissimo in Sicilia il numero degli analfabeti--si contava sulle conferenze, sulle amichevoli conversazioni, sulle feste da ballo alle quali partecipavano le famiglie dei socî, e che riuscivano splendide--anche dal lato economico--in Catania, e sul teatrino socialista di Palermo, istituzione che se avesse trovato scrittori ed interpreti adatti avrebbe potuto dare buoni frutti.[5]

NOTE:

[2] Il Sonnino fin dal 1876, nel suo libro sui Contadini in Sicilia, che dovrò citare ripetutamente, aveva rilevato che le condizioni delle donne non erano adatte a farle partecipare ai moti sociali.

[3] Il Marchese di Montemaggiore colla morte del padre divenuto principe di Baucina pare abbia cambiato improvvisamente di opinione.

[4] Credo che erroneamente un autorevole giornale di Roma abbia scritto che la organizzazione dei Fasci sia stata modellata su quella dei Sindacati e delle Camere del lavoro di Parigi; e l'errore venne ripetuto dal Cavalieri nella Nuova Antologia.

[5] [SVILUPPO DEL SOCIALISMO IN SICILIA]

Il sig. Enea Cavalieri nella Nuova Antologia del 1º gennajo 1894 riassume in parte esattamente la storia dell'idea socialista in Sicilia; ma accorda forse soverchia importanza all'antica stampa e agli antichi agitatori. Fu minima l'azione esercitata dal Bakounine da Napoli dopo il 1867, e assai circoscritta e poco duratura quella del suo e mio carissimo amico Saverio Friscia, nel circondario di Sciacca; e minima azione esercitarono i giornali Lo Scarafaggio di Trapani e il Povero di Palermo. Così dicasi pure pel Riscatto e pel Vespro di Messina e per cento altri giornaletti settimanali pullulati in tutte le provincie della Sicilia e che vissero stentatamente e per breve tempo. Vorrei poter meritare l'onore, che mi attribuisce, affermando che il punto culminante della propaganda socialista bisogna riconoscerlo nella pubblicazione del mio libro sul Socialismo e del giornale quotidiano L'Isola da me diretto. Del primo so qualche cosa, perchè ne fui l'editore: poche copie se ne vendettero in Sicilia e credo nessuna ne pervenne tra le file del popolo.

La seconda, per quanto ispirata alle idee repubblicane e socialiste penetrava maggiormente tra la borghesia più onesta e più intelligente. Invece credo che negli animi delle popolazioni ho fatto più breccia colla campagna elettorale del 1890 combattuta in quattro collegi. Dei giornali quello che ha maggiormente contribuito a creare la coscienza socialista nella cerchia della provincia di Catania fu ed è l'Unione del De Felice; vengono dopo la Nuova Età di Palermo e di Marsala e l'Esule di Trapani.

III.

IL PROGRAMMA--I RISULTATI--LE ACCUSE.

Quale fosse il programma ufficiale dei Fasci dei lavoratori è facile conoscerlo, poichè venne riassunto in un opuscolo di propaganda di Garibaldi Bosco. (I fasci dei lavoratori; il loro programma ed i loro fini. Palermo 1893.)--Questo programma è quello del partito socialista dei lavoratori italiani; è il programma della scuola marxista. Non si vuole divisione delle terre, ma socializzazione di tutti i mezzi di produzione; si vuole e si combatte per l'abolizione del salariato, e come mezzo si adotta la lotta di classe, cioè degli sfruttati contro gli sfruttatori; della lotta di classe si servono per fare in modo che le classi odierne possano sparire, distruggendo tutte le ineguaglianze artificiali, artificialmente create.» (p. 11).

Questa parte per così dire radicale del programma non è detto chiaramente ed esplicitamente che sarà realizzata in un avvenire non prossimo, come riconosce lo stesso Bebel. Ma si argomenta che i capi non dovevano ritenere di pronta attuazione la socializzazione dei mezzi di produzione, da quello che dicevano su di essa in altra parte del programma,--che consideravano come d'immediata attuazione e adatta alle condizioni dell'ambiente--e cioè: cooperative di consumo, cooperative di lavoro, conquista dei municipî, delle provincie ed anche del parlamento.

[IL PROGRAMMA DEI FASCI]

Queste modeste aspirazioni, che sono propugnate da tanti che non sono socialisti e pel cui conseguimento (se non vi facesse ostacolo la intolleranza di alcuni capi), si potrebbe trarre profitto dall'impiego di tante altre forze, rappresentano molto meno di quello che c'era nel programma minimo del cosidetto partito possibilista francese, ch'ebbe ad interprete autorevole e stimato il Malon.

Non avevano messo nel programma neppure le cooperative di produzione, perchè disgraziatamente nemmeno quelle di consumo e di lavoro hanno potuto attecchire in Sicilia, dove indarno si cercherebbe una associazione di semplice mutuo soccorso, che possa gareggiare con la più meschina Trade-Union inglese del vecchio stampo.

Se alcuni dei capi conoscevano le teorie di Marx--e alcuni le avevano studiate con amore e le spiegavano con molta chiarezza, come il Montalto, il Barbato, il De Luca, il Petrina, ecc.;--la immensa maggioranza dei soci dei Fasci, per non dire la totalità, non riusciva a formarsene la più lontana idea. Così avveniva che mentre i giornali ed i capi del partito parlavano di collettivismo, tra i socî e specialmente tra i contadini più arditi e più radicali si aspirava alla divisione delle terre, alla quotizzazione. Per loro una buona legge agraria sarebbe l'ideale; molti altri si sarebbero contentati della riforma dei patti colonici. La elevazione dei magri salarî per gli uni, la mezzadria ad oneste condizioni--come c'è in Toscana e nell'alta Lombardia, e di cui non mancano buoni e numerosi esempî nella stessa Sicilia--per gli altri, sarebbero bastate a soddisfarli ed a quietarli per un pezzo.

Il sig. Enea Cavalieri giustamente osservò che in fondo, «astraendo dal loro infeudamento al socialismo, i Fasci, come nuclei operai, dovevano qualificarsi Società di resistenza, Trade-Unions insomma: principio di resistenza, che ha alte giustificazioni.»

[LE ASPIRAZIONI DEI CONTADINI]

Nessuno aveva, dunque, motivo di allarmarsi e di protestare se praticamente, in sostanza, i contadini e gli operai di Sicilia si organizzavano come in Inghilterra e facevano domande d'immediata realizzazione che vennero trovate ragionevoli da illustri professori di diritto, che le difesero in seno della Regia Commissione che discusse i Contratti agrarî.

Per la parte più radicale, ma di remota realizzazione, poi è bene notare che l'on. Marchese di San Giuliano, ex sottosegretario di Stato nel Ministero Giolitti--e pour cause mi limito tra i liberali e i conservatori a citare il solo rappresentante di Catania--nel suo libro: Le condizioni presenti della Sicilia (p. 135) considera come superstiziosa la venerazione di cui viene circondata la proprietà privata, che considera--al modo di Lassalle--quale una categoria storica modificabile col tempo nella legislazione. A che dunque far la voce grossa contro i socialisti, che dicono la stessa cosa?

In quanto allo spirito e ai moventi reali che spinsero alla costituzione dello insieme dei Fasci, perchè i fatti posteriori mi dettero ragione, credo opportuno ripetere ciò che scrissi altra volta.

[LA DEGENERAZIONE DI PARECCHI FASCI]

«Anzitutto,--osservai in sul finire del luglio 1893--a spiegare certi fenomeni non degni di ammirazione, è d'uopo rilevare che certi Fasci sono sorti come arma di combattimento contro locali Società operaie infeudate ad uomini ed a partiti diversi. L'ideale socialista in questi casi non è servito che come marca di fabbrica, che doveva coprire la merce di contrabando. Così alla prima occasione tali Fasci si sono visti rinnegare i principî, che dovrebbero inspirarli e in nome del socialismo combattere anche i socialisti.»

«Più di frequente i soci, che accorsero numerosi, furono trascinati nelle nuove associazioni dall'innegabile contagio psichico, che tanto più attivamente agisce quanto meno colte sono le masse sulle quali dispiega la sua azione; ma ognuno crede che in questi casi, scomparso il fascino del momento ed anche la parvenza teatrale, rimangono poco utili, se non addirittura dannosi, al sodalizio, dove portano un pericoloso contingente di svogliatezza e di malumore.»

«Nel maggior numero, infine, degli operai, che si sono iscritti nei Fasci dei lavoratori della Sicilia e che del resto ne costituiscono l'elemento migliore prevalse quel socialismo sentimentale, ch'è fatto di forte malcontento--ben giustificato--dello stato presente, e di vaga aspirazione verso un più lieto avvenire, tanto più seducente quanto più inghirlandato colle magiche promesse contenute nelle parole giustizia ed eguaglianza. Manca, però in questo maggior numero la coscienza vera di ciò che si vuole, dei mezzi congrui per conseguirlo ed anche il concetto adeguato della forza, che si ha nelle proprie mani--giudicata talora grandissima e tal altra minima--e manca in generale questa coscienza perchè manca la coltura intellettuale anche la più elementare». (Rivista popolare 1. agosto 1893). Tutto questo era innegabile dinanzi allo spettacolo di Fasci sorti e presieduti da liberali ortodossi, come quello di Militello, o dei contro-fasci, come quello di Monreale.

[SOCIALISMO SENTIMENTALE]

Questo giudizio onesto di un socialista onesto, che credeva giovare alla causa prediletta col culto della verità, senza orpelli e senza illusioni, non piacque a coloro che in Italia hanno preso nelle mani il monopolio del socialismo intransigente, come non piacque ciò che dissi con altrettanta franchezza nella Grande Revue, e venni considerato come un nemico dei Fasci e designato al disprezzo come un socialistoide. A mio conforto ed a mia giustificazione venne dopo una corrispondenza da Reggio Emilia--all'epoca del congresso socialista--nel Peuple di Bruxelles, e che certamente è dovuta al Vandervelde--uno dei capi più autorevoli del socialismo belga--nella quale è detto: «In Sicilia il movimento socialista data da ieri. Si è sviluppato con una rapidità che fa pensare alla formazione delle leghe operaie belghe, dopo gli avvenimenti di marzo 1866. Sinora i contadini siciliani erano rimasti completamente al di fuori di tutte le preoccupazioni socialiste. Bruscamente in meno di un anno, tutto questo proletariato si è organizzato; ma il va sans dire che questi nuovi aderenti non sono arrivati alla piena ed intera coscienza dell'ideale socialista. La maggior parte accettano il nuovo vangelo, come quei pagani che si facevano battezzare, ma che continuavano a portare delle ghirlande di fiori sugli altari di Freja. In qualche società i membri sono obbligati di assistere, da una parte alle riunioni socialiste, dall'altra alle feste annuali della Madonna. Ci si cita un gruppo--Il circolo della regina Margherita--che accetta ad una volta il principio della lotta di classe e il patronato del re d'Italia.

Questo giudizio era forse più aspro del mio; ma non era meno vero; e più severo sarebbe stato se fosse venuto all'indomani di certi luttuosi fatti determinati da domande giuste offuscate da altre assai reazionarie (Giardinelli ecc.).

[NUOVA COSCIENZA NEI LAVORATORI]

È bene osservare però, che se per i lavoratori della Sicilia il programma marxista era incomprensibile, un passo notevole nel senso socialista in Sicilia si fece in questi ultimi tempi colla modificazione profonda nella coscienza degli stessi lavoratori, nel considerare la loro posizione di fronte alle altre classi e nel reclamare il loro diritto. Pel passato le classi dirigenti avvalendosi dei mezzi più poderosi di dominio--morale, religione, politica--adoperati nel modo descritto dal Loria, erano riuscite a mantenere in una specie di servitù di fatto i lavoratori che si credevano nel dovere di soffrire ed ubbidire. In altri tempi, costrettivi dalle sofferenze fisiche, poterono ribellarsi, ma essi raramente invocavano e facevano valere i propri diritti e credevano che il poco che potevano chiedere e sperare lo dovevano attendere dalla carità e dalla generosità altrui. Ora invece sanno e dicono che quel poco che chiedono è loro dovuto ed hanno diritto di esigerlo.

A Partanna nei tumulti si grida: Vogliamo lavoro e non elemosine! A Piana dei Greci, quando Plebano, Farina e Comandini visitaronla i contadini, benchè affamati e nella più squallida miseria, respingevano l'elemosina credendosi avviliti, degradati accettandola.

Questi fatti provano la formazione della coscienza socialista nelle masse siciliane, e non è poco. Questa coscienza non si potrà più distruggerla e darà i suoi frutti.

Coloro che stavano alla direzione del movimento opportunamente avevano pensato ad eliminare molte stridenti contraddizioni; avevano messo in mora parecchi Fasci, che vi si abbandonavano ed alcuni anche ne avevano eliminato dal seno del partito; (Lercara, Delia, ecc. ecc.); ma i fatti rimangono sempre come un indizio dello spirito che c'è nelle masse e della loro maturità maggiore o minore per accogliere i dettati del rigido socialismo marxista.

[I FASCI E I CONTRATTI AGRARII]

Intanto è bene avvertire che nel programma minimo i Fasci avevano già ottenuto notevoli risultati. In taluni punti i salarî si erano elevati alquanto; altrove erano stati accettati dai proprietarii,--per timore di peggio o per ridestato senso di umanità--i patti colonici votati dal Congresso di Corleone. Il Cavalieri alludendo a questi successi sul terreno economico, nota che le modificazioni nei contratti agrarî, indarno raccomandate da tanti anni da Villari, da Rubieri, da Sonnino ecc., le ottennero i Fasci colla violenza e colla minaccia e perciò in fondo loda l'opera del Congresso di Corleone[6].

Credo che egli sia stato inesattamente informato sui mezzi adoperati dai Fasci di contadini per ottenere più eque condizioni dai proprietarî delle terre, a meno che egli non consideri come una violenza lo sciopero; ma se pur egli fosse nel vero, si potrebbero biasimare coloro che da secoli sono stati vilipesi ed abbandonati e che colle buone non erano mai riusciti a migliorare la propria tristissima condizione?

[GLI OPERAI NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE]

La vittoria, infine, aveva coronato non poche lotte elettorali amministrative. A Piana dei Greci, a Corleone, a Prizzi, a Partinico, ad Alcamo, a San Giuseppe Jato, a Sancipirrello, ecc. ecc. contadini ed operai, candidati dei Fasci, erano andati a far parte dei Consigli Comunali.

Si avrebbe torto, però, ritenendo che questi ed altri successi elettorali fossero dovuti esclusivamente alle forze socialiste: gli operai da un pezzo senza vero programma di partito prevalsero in molti comuni: alcuni li ebbero in mano completamente--Caltagirone, Agira, Biancavilla, ecc.--Altrove, ad esempio a Catania, a Messina gli eletti socialisti e con grande numero di voti, sono l'espressione di molte cause concomitanti e specialmente del malcontento suscitato dalle precedenti amministrazioni; negli eletti giovani onesti, intelligenti e coraggiosi si è visto un freno ed un controllo utile. In qualche punto i clericali e quella congerie di partiti locali senza programma alcuno hanno adescato i lavoratori, hanno messo all'asta il loro appoggio, accordando posti nei Consigli comunali a chi dava loro un maggior numero di voti e accordandoli spesso a coloro che meno li meritavano!

[I FASCI NELLE ZONE AGRICOLE]

I successi reali i cui risultati economici sono stati visibili ed immediati, si sono visti con particolarità nelle zone agricole; si spiega perciò come e perchè i contadini fossero i più ardenti nella lotta e si può prevedere che i loro Fasci si riorganizzeranno presto e meglio degli altri non appena sarà passata la bufera attuale e prevarranno se saranno accortamente diretti; direzione accorta che c'era a Piana dei Greci per merito del D.r Barbato ed a Corleone per opera di Bernardino Verro. È facile prevedere ciò che avverrà in queste zone dal risultato delle elezioni amministrative in Piana dei Greci, dove pochi giorni prima della iniqua sentenza del 30 maggio, il D.r Barbato e i suoi compagni del Fascio, non ostante lo stato di assedio e le cancellazioni arbitrarie ed odiose dalle liste elettorali fatte dal Regio Commissario straordinario,--vennero eletti consiglieri comunali alla quasi unanimità.

NOTE:

[6] Questo piccolo episodio siciliano illustra sempre più ciò che L. Bissolati brillantemente sostenne contro l'on. Prof. Luigi Luzzatti sulla assoluta mancanza di spontaneità nelle concessioni fatte dalla borghesia al proletariato (V. L. Bissolati: La lotta di classe e le alte idealità della borghesia. Milano 1893). L'avvocato cremonese dimostra che tutte le leggi sociali favorevoli ai lavoratori in Inghilterra sono in correlazione colla conquistata influenza politica degli ultimi. Giustissimo! Sostenni sempre tale tesi, che formò il caposaldo delle mie teorie politico-sociali: la esposi nella conferenza al Teatro S. Cecilia in Palermo (1890) e al Consolato Operaio in Milano (1891). Allora dai valvassori del socialismo fui deriso e canzonato.... E ora?

IV.

LE CAUSE--IL MALCONTENTO IN ALTO.

Alla descrizione del movimento socialista siciliano nelle sue fasi e nelle sue condizioni attuali parmi opportuno far seguire un breve studio sulle cause, che lo hanno fatto assorgere ad una importanza, che non ha riscontro sul continente italiano; studio utile perchè somministra le migliori e più esatte indicazioni sulla condotta da seguire per regolarlo.

Il Prof. Lombroso, ch'è rimasto colpito dal rapido sviluppo del socialismo in Sicilia, per ispiegarlo attribuì un'azione preponderante al miscuglio delle razze e al clima. Senza intrattenermi di questo secondo fattore, la cui esagerata influenza ho dimostrato insussistente nella Sociologia Criminale (Vol. 2º), osservo sulla prima che a torto adesso lo si invoca.

I contatti tra razze diverse certamente producono fermenti insoliti e acceleramento della vita sociale: Carlo Cattaneo, precedendo il Gumplowicz e parecchi altri etnologi e sociologi contemporanei, giustamente lo affermò. Non è il caso di ricorrere a questa spiegazione oggi in Sicilia dove le razze sono fuse da oltre dieci secoli e dove la miscela non sarebbe nè maggiore, nè più recente che in Lombardia o nel Napolitano.

Alcune alte autorità, che non hanno coltura sufficiente per comprendere che una propaganda che non trovasse l'ubi consistam nelle opportune condizioni sociali, rimarrebbe sterile e forse neppure sarebbe tentata, attribuiscono tutto all'azione degli agitatori, dei demagoghi, come essi li chiamano per designarli al disprezzo pubblico; e agli agitatori assegnano moventi non confessabili. Dicono che questi ultimi sono mossi dall'ambizione di divenire consiglieri comunali e provinciali o anche deputati; osano affermare che si volle fare il giuoco di Crispi e rendere necessario il suo ritorno al potere; che si aspira alla separazione col protettorato inglese, sotto il quale Malta fiorisce; che la Francia soffia nel fuoco e vuole trarre partito di un movimento insurrezionale da lei favorito; che tutto il movimento non è che una manifestazione brigantesca e che la organizzazione non è socialistica, ma modellata e inspirata dalla mafia.

[SCIOCCHE CALUNNIE]

La maggior parte di queste affermazioni rappresentano calunnie tanto odiose, quanto ridicole. Per quella piccola parte di vero che c'è dirò che bisogna non conoscere il cuore umano per meravigliarsi che l'ambizione si annidi nel cuore di qualche giovane intraprendente: essa anzi è un grande stimolo a mutare ed a progredire; e senza ambizione si può dire che non vi sono nell'attuale organizzazione sociale se non gl'inetti e i disgustati dalla vita pubblica. Tutto sta nel modo come si esplica e si cerca di soddisfare; e in quanto a questo, io che conosco quasi tutti i giovani, che stavano alla testa dei Fasci dei lavoratori posso assicurare con serena coscienza, ch'essi sono davvero eccellenti nella grandissima maggioranza.[7]

[LA JEUNESSE DORÉE SICILIANA]

E non a torto l'on. Comandini ha descritto, in una delle sue corrispondenze, la jeunesse dorée del socialismo siciliano, simpaticamente, come dedita allo studio e alla propaganda. Il caso non è nuovo e non deve affatto sorprendere. Chi non ricorda il lavorio di demolizione di tutte le vecchie credenze che venne fatto in Francia nel secolo scorso da buona parte della jeunesse dorée? E chi non sa che al nihilismo i martiri e gli eroi più belli vennero dalla borghesia e dalla aristocrazia?

In quanto alla ingerenza e all'influenza della mafia e del brigantaggio, l'accusa è iniquamente bugiarda. Qualche ammonito, e davvero pochi, faceva parte dei Fasci; ed a me che una volta deplorai il fatto si rispose: «dunque non si dovranno mai riabilitare? E perchè si meravigliano di qualche ammonito ch'è nei Fasci se hanno mandato Tanlongo in Senato e tanti ladri del pubblico denaro stanno in Parlamento? E perchè desta tanto scandalo un disgraziato che violò la legge per miseria per ignoranza e viene da noi paternamente accolto, mentre si trova regolarissimo che il Barone Tizio sia sindaco, sebbene abbia passato qualche anno in carcere sotto gravissima accusa; e il Conte Filano tenga ai suoi ordini, come bravi, i peggiori mafiosi dell'isola? Cristo, del resto, impone il perdono!»

Questo linguaggio semplice, onesto, elevato fu tenuto anche a Piana dei Greci a Rossi della Tribuna.

Mi piace aggiungere che a me consta, che alcuni ammoniti da che erano stati ricevuti nei Fasci avevano tenuto una condotta irreprensibile. E il fenomeno non è nuovo, per quanto possa sembrare strano a coloro che non conoscono il cuore umano. Ci fu in Sicilia nel 1893 un leggero aumento nella delinquenza; ma fu anche maggiore in gran parte del continente senza che vi fossero Fasci, ma per le cause sociali generali.

[LE ACCUSE STOLTE E I FATTI]

Se s'ingannano da pessimisti le autorità politiche e le classi dirigenti, o vogliono ingannare, non si appone neppure al vero il Bosco nella parte in cui si abbandona ad un ingenuo ottimismo e adduce come fattori concomitanti del progresso del socialismo in Sicilia lo sviluppo intellettuale e morale delle masse. Questo sviluppo è tale meschina cosa che davvero non avrebbe potuto dare i risultati che gli vengono attribuiti. L'analfabetismo e la delinquenza--negli omicidî Caltanissetta e Girgenti hanno il primato assoluto--nell'isola sono altissimi, e la lasciano a grandissima distanza dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Toscana, dove il socialismo è assai meno rigoglioso in questo momento.[8]

Ispira simpatia il caso citato dal Rossi della Tribuna di quei socî del Fascio, poveri anch'essi, che si quotizzarono per ricomprare il mulo al compagno che l'aveva perduto, come si farebbe nella Zadruga degli Slavi meridionali. Ma il caso isolato non autorizza affatto il Bosco a scrivere: «Moralmente il nostro contadino è di molto migliorato. Egli a poco a poco va spogliandosi della laida veste dell'egoismo e sente vivo l'amore pel prossimo; egli che non comprendeva nemmeno l'amore per la famiglia, ama oggi il fratello di dolore e lo aiuta in tutto quello che può. E di azioni veramente altruistiche, che indicano un grande progresso morale, potremmo citarne a _centinaia_(!!)»

Questa è poesia bella e buona; la realtà è diversa e si avvicina molto a quel materialismo economico da cui un discepolo di Marx non avrebbe dovuto discostarsi.

[I FATTI E LE ESASPERAZIONI]

La realtà è questa: in Sicilia c'è un grande malcontento pel malessere economico aggravato dalle condizioni politiche; malcontento che spinge alla protesta e alla reazione, coadiuvato dall'influenza ereditaria e dalle tradizioni locali. Il malcontento ha cause economiche generali e ne ha particolari che lo hanno reso più rapidamente sensibile: il malcontento è in alto e nelle classi dirigenti, che a forza di mormorare e di protestare hanno incitato il popolo ad imitarle; e col malcontento in alto sono venuti meno i freni morali e materiali, che avrebbero potuto rattenere e moderare il malcontento irrompente in basso.

[IL MALCONTENTO NELLE CLASSI DIRIGENTI]

Tra le classi dirigenti il malumore serpeggia e si accresce con prodigiosa rapidità per tutte le cause generali, che agiscono in tutta Italia e che trovano l'addentellato e nella politica interna e nella politica estera e in tutte le esplicazioni della vita pubblica. Di questo stato dell'animo delle classi dirigenti dettero un saggio i grandi proprietarî di Sicilia--senatori, deputati, duchi, principi, marchesi, baroni, cavalieri ed anche avvocati nullatenenti--che riuniti nella sala Ragona in Palermo, in numero di duecento, applaudirono freneticamente un rapporto del Comitato promotore, che nella parte generale--dovuta al senator Guarneri--dice in principio così: «I deplorabili moti,--promossi da quali agitatori e da quali intenti l'Italia oggi non ignora--che sono scoppiati, non sarebbero avvenuti, o almeno non avrebbero tanto attecchito se in tutta l'isola non regnasse il più profondo malcontento ed universale malessere, nato da lunghi anni di trista amministrazione.» (p. 3) Dopo questa constatazione che valore possono avere le sciocche invettive contro i sobillatori?

I proprietarî si lamentano acremente per la gravezza delle imposte erariali, provinciali e comunali, e in parte si lamentano a torto i grandi proprietarî, che se molto pagano non possono e non devono negare che dal 1860 in poi hanno visto aumentare vistosamente i loro redditi. Il prof. Salvioli afferma che nel circondario di Mistretta i fitti raddoppiarono: in provincia di Catania aumentarono di circa un terzo ed in qualche zona del doppio, fino al 1881. Così in quella di Siracusa e di Caltanissetta. In provincia di Trapani l'aumento variò dal 30 al 100%. (Gabellotti e contadini in Sicilia ecc. nella Riforma Sociale del Nitti 10-25 marzo 1894). Le ricerche di altri agronomi e le mie confermano questo aumento straordinario nei fitti: e in questo come in tanti altri casi continua la rassomiglianza tra la Sicilia e l'Irlanda.[9] Inoltre il prodotto delle imposte di ogni genere in maggior parte venne speso a vantaggio degli stessi proprietarî. Molte strade comunali e provinciali, che hanno rovinato i corpi locali sono state costruite a loro esclusivo beneficio: e su di alcune si narrano intrighi e imposizioni scandalose per farle votare ed eseguire. Le imposte e le spese così riuscirono spesso ad aumentare la ricchezza dei proprietarî.

[CENSIMENTO DELL'ASSE ECCLESIASTICO]

In Sicilia, eziandio, a produrre una speciale perturbazione economica ha contribuito un fattore, che avrebbe dovuto essere benefico e che sotto certi punti di vista tale realmente è riuscito. Alludo al censimento dei beni demaniali e dell'asse ecclesiastico.

[GARIBALDI E IL GOVERNO ITALIANO]

Qui da dieci secoli le corporazioni religiose, le confraternite ecc. avevano ricevuto doni dai fedeli ed accumulato ricchezze enormi. Nel 1860 si può ritenere che esse possedevano oltre 190,000 ettari della migliore terra malamente coltivata sì, ma il cui prodotto veniva consumato localmente. Il generale Garibaldi vide il pericolo che derivava dalla esistenza di tale vasta manomorta ed il vantaggio che si poteva ricavarne distribuendola in piccoli lotti ai lavoratori; ma il suo ottimo pensiero fu svisato completamente poco dopo.

Il governo italiano, che successe alla Dittatura, ad un elevato fine economico-sociale ne sostituì uno puramente fiscale: e col censimento, che seguì alla soppressione delle corporazioni religiose, si costituì una risorsa finanziaria compiendo una vera spogliazione a danno dei Comuni, cui accordò in teoria un quarto della rendita dei beni delle suddette corporazioni--assottigliata da imposte e prelevazioni di ogni sorta--ma in fatto la negò con ogni sorta di tergiversazioni e di litigi.[10]

[SI MANCA IL FINE]

Coll'incameramento e col censimento eseguito con criterî fiscali, dal punto di vista sociale il progresso fu poco, perchè alle corporazioni nelle proprietà della terra si sostituì a poco a poco il grande proprietario, checchè ne abbia pensato il Prof. Corleo, ch'era un poco interessato a difendere il modo come s'era praticato il censimento; il competente Prof. Basile, anzi, arriva a dire, «che si sono vendute tutte le terre appartenenti una volta alle manimorte e sono state acquistate da proprietarî oziosi, da far comparire manivive i monasteri di una volta.» (La quistione dei contadini in Italia. Messina 1894).

[L'ASSENTEISMO]

Dal punto di vista economico l'isola subì tutte le conseguenze dell'assenteismo; poichè il prodotto della terra e del lavoro--in gran parte sotto forma di canone--emigrò tutti gli anni al di là dello stretto per essere consumato a Roma e nell'alta Italia, dove per ragioni geografiche, politiche e militari lo Stato spende una somma maggiore di quella che vi esige.

L'assenteismo--quest'altro male caratteristico dell'Irlanda--generato dal governo in Sicilia, si complica per dato e fatto di alcuni privati, che vi hanno grandi possessioni--Duca d'Aumale, duca di Ferrandina, duca di Monteleone, Principe di Trabia, Principe di S. Elia, Principe di Belmonte, ecc.--e che vivono, i più, nel continente italiano, in Francia o in Ispagna. I danni enormi economico-sociali dell'assenteismo vennero riconosciuti da tempo dal Sonnino, dal Baer (nel suo eccellente studio sul Latifondo in Sicilia nella Nuova Antologia del 15 aprile 1883) e di recente dal Cavalieri, da Monsignor Carini, dal De Rosa, ex-prefetto di Caltanissetta, dal senatore Faraldo, ex prefetto in Sicilia (Alcuni riflessi sui casi succeduti in Sicilia) ecc. ecc.

Questa causa di depressione economica, che agiva lentamente, da recente fu resa più energica colle facilitazioni allettatrici, che accordò lo Stato per lo affrancamento dei censi sui beni dell'asse ecclesiastico; i cui possessori assunsero impegni superiori alle loro forze, s'indebitarono--e contribuirono ad accrescere le immobilizzazioni bancarie--e mandarono al centro, non il reddito annuo ma l'importo delle terre censite e sottrassero alla vita economica del paese un ingente capitale.

In questo modo si crede, ed a me pare che la credenza sia giustificata, che l'isola abbia dato all'Italia più di quanto ha ricevuto; ed ha sicuramente ricevuto meno di quanto le si doveva sotto forma di strade, che sarebbe stata la più utile delle restituzioni sotto tutti gli aspetti. Lo Stato, altresì, a cagione della sua organizzazione centralizzatrice sino all'assurdo, agisce sulla periferia come una pompa aspirante, che restituisce solo in minima parte ciò che ne assorbe.

[LE CONDIZIONI DI PUBBLICA SICUREZZA]

Oltre questi fatti d'indole economica, vi è un'altra causa di malcontento, che si è resa intensa da recente per i proprietarî in generale ed è rappresentata dal peggioramento nelle condizioni della pubblica sicurezza. Sintanto che in Sicilia si ammazzava più che altrove, essi non si preoccupavano molto del fenomeno morale: questa forma di delinquenza di ordinario non li colpiva. Quando aumentarono i reati contro la proprietà e sopratutto l'abigeato, o furto di animali bovini e da trasporto, i sequestri di persona, i ricatti ecc. allora essi furono toccati direttamente, furono presi da paura, si rinchiusero nelle loro case, videro andare in malora i loro interessi, furono privati dei godimenti della vita campestre e venne meno la funzione dello Stato da loro più apprezzata: quella che compie lo stato-gendarme. Si può comprendere come e quanto protestassero!

[IL LATIFONDO FACILITA ALCUNI REATI]

È bene si dica che i furti in Sicilia se sono alquanto maggiori alla media del regno e dell'alta Italia, sono però molto al disotto che in Sardegna, nel Lazio, in Basilicata e negli Abruzzi[11]. Ma in Sicilia le forme speciali del reato contro la proprietà sopraccennate,--cioè: abigeato, sequestro di persona, ricatto, ecc.--se aumentano destano un grande allarme. E le gesta della banda Maurina, la taglia pagata dalla Baronessa vedova Sisto, i sequestri Coniglio, Terresena e del disgraziato cav. Billotti, che fu ucciso e bruciato in una grotta, destarono e mantengono lo spavento in tutti; spavento accresciuto talora dalle notizie false che spargono i contadini e gl'impiegati, che hanno interesse a tenere lontani dalle campagne i padroni. E il malandrinaggio e le altre cennate forme di reato contro la proprietà in Sicilia sono facili e frequenti per la esistenza del latifondo (che costringe alla cattiva distribuzione della popolazione, riunita in grossi centri, lontanissimi gli uni dagli altri, e circondati da campagne deserte e brulle) e per la mancanza di strade, per l'analfabetismo, e per le prepotenze feudali, che in qualche punto perdurarono più che altrove e generarono largo risentimento. I malandrini assurgono gradatamente alla trista altezza di briganti, e sanno tenere impunemente la campagna colla buona tattica: rispettano i piccoli, sanno procacciarsi il rispetto o la solidarietà dei contadini, dei bovari, dei pastori, degli zolfatari, o con terribili esempî incutono loro timore, quando in loro non trovano le ragioni--che mancano di rado--di odio contro i padroni.

[LE CRISI]

Queste cause che generano e mantengono la particolare delinquenza della Sicilia in modo permanente, negli ultimi tempi sono state rese più intense dalla crisi agricola e dalla crisi zolfifera. Della prima si è scritto abbastanza ed è conosciuta: il rinvilimento del prezzo dei cereali e dei vini e degli altri prodotti dell'isola--rinvilimento cagionato dalla rottura delle buone relazioni commerciali colla Francia e dalla depressione del mercato interno, impoverito dall'alta quota delle imposte pagate e da altre cause--ha arrecato gravi perdite ai proprietarî e per ripercussione ai lavoratori. La crisi ha talvolta forme e cause strettamente locali: così a Monreale, a Partinico e in altri punti della provincia di Palermo, dove sono avvenute dimostrazioni e torbidi, sebbene la proprietà sia ben divisa, in questi ultimi anni la miseria è grande, tanto più intollerabile in quanto che è del tutto insolita, poichè eccezionalmente generata dal ribasso fortissimo nel prezzo degli agrumi che rappresentano il prodotto esclusivo di quella ferace contrada[12].

[LE CRISI E IL MALCONTENTO]

Della crisi zolfifera dirò brevemente più oltre; qui mi basta conchiudere osservando che le due crisi, l'agricola e la mineraria, hanno direttamente aumentato il malcontento della classe dirigente per le ragioni economiche; e l'hanno indirettamente accresciuto in quanto che contribuirono in forte misura a peggiorare le condizioni della pubblica sicurezza.[13]

NOTE:

[7] G. Alongi, intelligentissimo funzionario di pubblica sicurezza, in uno studio sui Fasci dei Lavoratori estratto del Manuale del Comm. Astengo, ha raccolto talune odiose calunnie sopra alcuni Presidenti dei Fasci, che tolgono valore al suo studio nel resto abbastanza buono.

[8] In Sicilia, secondo i dati statistici recenti comunicatimi gentilmente dal D.r A. Bosco (della Direzione della statistica del regno), nel 1891 c'erano tra gli sposi e le spose 71% di analfabeti e 63% tra i coscritti, in Piemonte invece vi sono analfabeti nella proporzione del 12 e del 16%. In quanto a reati per 100,000 abitanti in Sicilia si ebbero nel 1891 denunzie 28 per omicidio, 359 per lesioni violente e 392 per furti; in Piemonte per le rispettive categorie si ebbero queste cifre; 4, 103, 223. Quanti insegnamenti in questo confronto!

[9] Chi vuole formarsi un'idea adeguata della somiglianza tra le due isole, in quanto a condizioni economico-sociali legga il libro dell'individualista Fournier: La question agraire en Irlande e l'opuscolo del socialista Kautsky: Irland. kultur-historische Skizze, Leipzig 1880.

Il parallelo riesce utilissimo per le indicazioni che i casi d'Irlanda somministrano per la soluzione del problema siciliano.

[10] Nel rapporto dei grandi proprietarî di Sicilia a pagine 4 e 5 si legge:

«La Sicilia è entrata nella grande famiglia italiana con un debito pubblico di appena ottantacinque milioni in capitale, e con un lieve bilancio di sole lire 21.792,585. E a dippiù dessa vi ha arrecato il suo tesoro, accumulato da lunghi secoli, dei beni ecclesiastici e demaniali. Però dessa vi è entrata al tempo stesso povera di opere pubbliche, cioè di mezzi di viabilità di ogni genere, di lavori portuali, e di bonifiche di qualunque natura.

«La censuazione dei beni ecclesiastici, e la vendita di quelli demaniali ha avuto luogo, non a scopo sociale, non a sollievo delle classi agricole, ma a fine di lucro, e di finanza, e quest'Isola ha dovuto ricomprare le sue terre chiesastiche e demaniali, e allibertare le sue altre proprietà immobiliari, erogandovi la colossale somma di quasi 700 milioni, che sono stati sottratti alla bonifica delle altre sue terre.