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DISTRUZIONE

Opere di F. T. MARINETTI

La Conquête des Etoiles, poème épique. (3.me édition). Editions de la «Plume». Paris......................... Frs. 3.50

Destruction, poèmes Léon Vanier, éditeur. Paris.... » 3.50

La Momie Sanglante, poème dramatique _Editions du «Verde e Azzurro_». Milan..................................... » 2.--

D'Annunzio intime, (4.me édition). _Editions du «Verde e Azzurro_». Milan......................................... » 2.--

Le Roi Bombance, tragédie satirique. (3me édition). Editions du «Mercure de France. Paris............................ » 3.50

La Ville charnelle, (4.me édition). E. Sansot et C.ie éditeurs. Paris..................................................... » 3.50

Les Dieux s'en vont, D'Annunzio reste, (11.me édition). E. Sansot et C.ie, éditeurs. Paris..................... » 3.50

La Conquête des Etoiles, (4.me édition suivie des jugements de la Presse internationale). E. Sansot et C.ie éditeurs. Paris................................................... » 3.50

Poupées électriques, drame en trois actes en prose, avec une préface sur le Futurisme. (4.me édition). E. Sansot et C.ie, éditeurs. Paris................................ » 3.50

Enquête Internationale sur le vers libre, précedée du premier Manifeste du Futurisme. (8.me mille). Editions Futuristes de «Poesia». Milan...................................... » 3.50

Mafarka le Futuriste, roman africain. (21.me mille). E. Sansot et C.ie, éditeurs. Paris................................ » 3.50

Re Baldoria, traduzione della tragedia satirica «Le Roi Bombance». Fratelli Treves, editori. Milano........................ » 4.--

Mafarka il Futurista, romanzo, tradotto da Decio Cinti (12º migliaio). Edizioni Futuriste di «Poesia». Milano » 3.50

F. T. MARINETTI

DISTRUZIONE

POEMA FUTURISTA

Traduzione dal francese in versi liberi

EDIZIONI FUTURISTE

DI "POESIA"

MILANO--VIA SENATO, 2

1911

PROPRIETÀ LETTERARIA

POLIGRAFIA ITALIANA (Società Anonima)--MILANO--Via Stella, 9

DEDICA

1.

INVOCAZIONE AL MARE ONNIPOTENTE
PERCHÈ MI LIBERI DALL'IDEALE.

Mare, divino Mare, io non credo, non voglio
credere che la terra sia rotonda!
Miopia dei nostri sensi! Sillogismi nati morti!
Logiche defunte!...
O Mare, io non credo
che tu malinconicamente t'avvoltoli
sul dorso della Terra
come una vipera sul dorso d'un ciottolo!...
L'han dimostrato i Sapienti,
che tutto seppero misurarti, e che tutte
scandagliarono le tue onde...
E che importa?... Nessun sapiente mai
saprà comprendere il verbo tuo di delirio!...
Sei infinito e divino!... Me lo giurasti, o Mare,
col grave giuramento delle tue labbra schiumanti
che va da spiaggia a spiaggia, ripercosso
dagli Echi attenti e protesi come vedette in agguato.
Me lo giurasti, o Mare,
coll'irosa tua voce, che i tuoni
furiosamente scandono!

Infinito e divino, tu viaggi, o Mare,
come un fiume felice della sua vasta pienezza...
Oh! chi potrà degnamente cantare
l'epitalamio dell'anima mia
che nuota nel tuo grembo immenso?...
E le nubi abbagliate ti fanno cenni d'invito
allorchè senza sforzo ti slanci
nella profondità imperscrutabile
degli orizzonti!...

Come un fiume dall'acque lustreggianti
e venate di fiamme,
tu ti slanci, o Mare,
dirittamante là, negli orizzonti!...
Hanno torto i sapienti che lo negano,
poichè spesso ti vidi, in meriggi d'apoteosi,
folgoreggiar lontano come una spada d'argento
puntata contro l'esasperante perfidia
dell'Azzurro implacabile!...
Rosseggiante e crudele io ti vidi,
implacabilmente brandito
contro il fianco carnale
d'una sera d'aprile agonizzante
fra le capigliature demoniache della Notte!...
O Mare!
O formidabile spada atta a fendere gli astri!
O formidabile spada
sfuggita dalle mani infrante d'un Dio moribondo!...

Ed i Tramonti, i sempre diversi Tramonti,
sono le sanguinanti ferite
che tu apri, o Mare, attraverso il tempo,
per vendicarti! per vendicarti!...
Che ne dicono i Sapienti?
E voi che ne dite, vecchi magici libri,
lambicchi eterni, argentee bilance, telescopi obliqui?....
D'altronde, checchè dicano, hanno torto, i Sapienti,
se negano la tua essenza divina,
poichè solo il Sogno esiste
e la Scienza non è se non il triste
deliquïo d'un Sogno!

Come un fiume sterminato nell'infinito ti sprofondi,
e le flessuose Stelle di zaffiro,
in metalliche vesti
che palpitano e accendonsi alle pieghe,
indolenti si sdraiano sulle tue rive!
Intanto gli Astri imperiosi dagli elmi aguzzi di fuoco,
agili in lor guaìne di smeraldo,
s'ergon sulle tue spiagge, stendendo sui flutti
le loro braccia di luce,
per benedirti, o Mare che t'avventuri
via per le azzurre praterie del cielo,
ove spargi il tuo desiderio eterno
e la tua folle voluttà!...
Radiose vene dello Spazio!
Sangue puro dell'Infinito!

Vennero a sgambettare sui tuoi promontorî i Sapienti,
marionette ridicole
sospese agl'intricati fili delle piogge d'autunno,
per esplorarti, o Mare!...
Tu non sei, per costoro, se non un misero schiavo
senza posa atterrato, senza posa
flagellato sulla sabbia
dai Venti, carnefici tuoi!...

Non si curano, i Sapienti,
de' tuoi singhiozzi, nè della tristezza
sommergente degli occhi tuoi...
Hanno detto che sei l'idropisia d'un mondo decrepito
e che nelle curve della terra t'insinui
come gli umori malsani per entro i meandri
del corpo umano...
Altri ti videro inverdire di fiele, di sanie, di bava,
e farti rosso ai crepuscoli....
Dissero che tu, Mare, senza tregua indietreggi
lontano dalle spiagge, e vai morendo
miseramente disseccato!...
Per essi, non sei che una serpe
di cesellato oro giallo,
che torcesi a guisa di borchia
sul messale aggrinzato della terra...
Ma che importa?... I martelli e i trivelli
della tua voce, sapranno frantumar facilmente
le effimere parole!...

Io che t'amo e t'assomiglio... io che credo
alla tua divina potenza,
canterò la tua marcia trionfale nello spazio
che da parte a parte attraversi
spiegando scintillanti acque solenni
pettinate dai turbini in seno all'Infinito!...
Gonfia tu l'anima mia,
o Mare, come una gran vela d'oro!...
Batti e sommergi, o Mare,
coi tuoi flussi e riflussi di porpora e di raggi
la desolata spiaggia del mio cuore!...

Innumeri stelle nostalgiche sono discese
nella tua maestosa corrente di fiume,
e van frugando a nuoto l'ampio orizzonte,
e spiano attente il lontano
chiaro estuario dalle eterne frescure,
per placare il lor cuore dai rigidi nodi di fiamma,
per calmare l'ardore
delle loro braccia di luce!...

Affrettati, o Mare!...
Tori giganti di vapore, dalle groppe monumentali,
scendon--li vedi?--indolenti verso le tue rive,
trainando gli enormi carriaggi
delle Costellazioni!...
Vengono a dissetarsi alle tue lucide acque,
e dondolan le teste informi
sotto le divergenti corna di fumo,
e grondano dalle froge
innumerevoli mondi che brillano.

Un prodigio? Un prodigio?... Echi sonori,
ripercuotete il grido dello stupore e della gioia!...
Il gran miracolo, o Mare, s'è dunque avverato?
Sì! Sì! Finalmente
nelle mie vene ti sento,
o turbolento Mare, o Mare avventuroso!...
Eccoti in me, come io ti desidero!...
Galoppa or dunque, sotto il tuo gran pennacchio romantico
di scarmigliate nuvole...
inebbriato galoppa nel mio cuor che s'allarga!...
Aizza, aizza l'accanita muta
delle tue tempeste abbaianti,
e coi tuoi lampi le sferza,
perchè feroci s'avventino contro le Stelle nemiche!...

2.

LA MIA ANIMA È PUERILE.

O Mare, la mia anima è puerile
e strilla e si dibatte per avere un giocattolo!...
Dàlle tu le tue barche pesanti e panciute,
che vanno in processione simili a preti in gran pompa,
alto portando l'albero come l'asta
di un palpitante stendardo quadrato
gonfio d'oro solare...
per divertirla, o Mare, per divertire
l'anima mia!

Già mille volte, con tutta la fame del mio sogno gagliardo
vi assaporai, lente vele ammainate a metà,
vele color di concio, di ruggine e d'ocra,
vele più succulente che grappoli favolosi,
pendenti dall'alberatura
come dalla vigna scintillante di una Terra Promessa!...

A me gli àcini vostri, violacei e trasparenti!
V'invoco per le labbra insaziate
e per gli occhi voraci della mia anima!

Che festa, o Mare, che festa radiosa
l'averti tutto in me, liscio, le sere d'estate,
con la tua pelle di serpe squamata di crisolito
e col tuo ventre roseo, niellato, di lucertola!...
Gioia della mia carne!
Abbeverarmi io voglio, con delizia,
alla freschezza, o Mare, dei tuoi spruzzi volanti
e dei granelli di ghiaccio che mi metti alle ciglia...
Orgia trionfale dei miei sensi!
Afferro la criniera sferzante delle tue onde
per cavalcare nuda la loro groppa veemente,
fiutando a polmoni aperti
un acido e melato odor di velli
fermentanti di bionde putredini al sole!...

Mi tuffo a mani giunte,
e affondo, agitando le braccia,
nella mollezza diafana del tuo seno che ondeggia,
per cercare il tuo sangue più fresco
nelle verdi tue viscere profonde...

Ah! Ecco, risorgo! Risorgo scrollandomi
con agili scatti di reni, fuor della schiuma che ribolle!
Olà! Non so che farne,
o marinai, dei vostri ramponi, e le vostre boe
affonderebbero tutte
sotto il peso del mio corpo!...
Nel sontuoso orizzonte occidentale
meravigliosamente pavesato,
senza sforzo m'innalzo--puntando le braccia,
che scivolano e s'irrigidiscono--
su, da una pietra all'altra, da una sporgenza all'altra,
ed a scatti mi rizzo,
nudo e tutto grondante, su la cresta del molo!...

Balzo tre volte, e già eccomi in piedi
sul mucchio enorme di coke,
che la magia della Sera diamanta
miracolosamente!...
Ritto, inalbero come in un delirio
la mia figura aïtante d'eroe
fra i grandi velieri che beccheggiano
alla risacca,
e fra le lor vele a brandelli
sanguinolenti di porpora,
che le gru dal fantastico lungo collo metallico
laceran d'un gran colpo giravoltante di becco...

Così, così, nudo e tutto grondante, con la pienezza risonante dei miei polmoni di bronzo, così io canto, o Mare, la sublime allegrezza delle tue mostruose spanciate di fiamme e di stelle!...

Empimi il petto, o Mare, del frastuon de' tuoi porti sonanti come incudini infernali sotto pesanti martelli in tumulto che a volta a volta fingono la folgore e il tuono!...

Con alte grida io t'invito, o Mar tentacolare, o Mar maledetto, a schiacciare sul tuo seno il mio corpo, teso come un grand'arco fatto per scoccar l'odio su bersagli invisibili. Ecco, o Mare, i baci neri d'un condannato a morte, ecco gli avidi baci di un'amante in agonia, ecco le mani adunche di un affamato ebbro d'odio!... Ecco: io afferro il mio cuore a piene mani così da spremerlo, per saziar la tua fame e per estinguere la tua gran sete, o Mare, abbeverandoti di me!..

Ed ora fra le tue onde versicolori io vedo,
in un gioco abbagliante di fuochi e di specchi,
tutto il passato mio che lentamente affonda!...
Il mio vasto cuore affamato
che un tempo abbaiava alla luna
come un cane, vomitando macigni di voce arrogante
nelle tenebre fonde... il mio vasto cuore affamato
di polpe siderali,
galleggia in balìa dell'onda
come una gonfia carogna, a zampe all'aria,
scortata da sciami rombanti
di grosse mosche verdi...
Io vedo intanto,
nella tua elastica trasparenza,
farsi pallide e rosee, delicatissimamente,
guance molli d'amore di lontane amanti obliate.
Le tue piccole onde sorridono
trotterellando sulla ghiaia...
Così, così a timidi passi io seguivo
il bel sogno fiorito di due verginali pupille
e il riposo del cielo fra labbra innamorate!...
Così io camminavo a passi timidi
nel serico fruscìo delle vesti muliebri,
andando verso l'ardente penombra persuasiva...

Orrore! Imbottita è la spiaggia
di fetide alghe, e vi giacciono
le scorie delle navi, i rottami,
le putrescenti schegge dei grandi naufragi!

O mio Sogno, o mio Sogno tutto in lagrime,
li odi, i vapori che van trascinando
muggiti simili a grandi gesti spossati,
lontano lontano,
verso il vasto al di là degli orizzonti?...
E non vuoi tu seguirli, o mio Sogno
mortalmente ubbriaco d'Infinito?
Più in alto! ancora più in alto! Odi tu
le lamentose chiamate della Notte in delirio,
e il gocciar delle sue lente lagrime argentee
che nelle campane tintinnano?...
Non vuoi tu obbedire alla Notte?

O Mare, vasto sepolcro abbagliante,
verso di te io tendo le mie braccia,
tôrte dal desiderio...
O Mare che ti trasformi sotto i miei occhi
in un tino gigantesco
ove fermenta e ribolle
una enorme vendemmia di vecchi mosti sfrenati,
io, vacillante e briaco, un'altra volta mi rizzo,
nudo e tutto grondante, su la cresta del molo,
tra i tuoi fumi ossessionanti d'orgoglio e di Nulla!...
Io m'adergo, esaltato,
nello sbandieramento regale di questa Sera divina
che solenne accompagna il mio funerale!...

Oh! l'ebbrezza angosciosa di gettarmi,
o Mare, nel tuo seno,
giunte le mani come per pregare!
M'immergerò cento volte nella freschezza lucida
de' tuoi gorghi carnali,
mollemente legati da chiome femminili!

Vedo venirmi incontro
una turba di piccole onde vezzose
dalle braccia fiorite, dai grandi occhi pazzi,
che mi sorridono e folleggiano tendendomi le guance!...
Vedo correre a me
una turba di piccole onde vezzose
che scoppian dalle risa colle lagrime agli occhi
sotto il tuo bacio, allegro Sole,
sotto il tuo bacio d'oro che ratto svanisce...
ed ecco piangono
celando gli occhi fra le braccia ignude,
quando tu destramente fra le nubi t'ascondi!
Io balzerò da un'onda all'altra, fuggendo
lontano dai tronconi delle gomene infrante,
lontano dallo sguardo allucinante dei fari,
scivolando fra le lor braccia grondanti di luce
che senza fine si prolungano,
o Mare, a notte alta,
sulla tua folle ebbrezza di scolaro in baldoria.

Olà! Sei tu ancora, vecchio Sol seminudo,
che passi in un intreccio di lampi
sull'orizzonte?
Ti sei dunque camuffato da Re barbaro?...
Non vedo infatti la tua faccia d'incendio
volgersi in lontananza
sotto una tiara colossale di ebano?
Non vedo infatti oscillare
la tua gran barba dai cespugli di rame?
. . . . . . . . . . . . . . . .
Eccoti, o vecchio Sole, superbamente piantato
su un onagro turchino,
mentre sparisci là giù all'orizzonte,
a gran carriera, inzaccherando
di fuoco e d'ombra l'azzurro.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Oh! saprò ben raggiungerti
nuotando con furore di ondata in ondata,
e duemila bracciate mi basteranno certo per afferrarti
vecchio Sol disilluso che fuggi l'orribile Terra!...

Ecco: di qua, di là, dovunque lungo le spiagge,
i preparativi di partenza delle luci febbrili,
che salperanno fra poco verso l'infinito...
Come pirati inseguiti par che s'affrettino
ad ammucchiar su un veliero spettrale,
laggiù alla punta estrema di un promontorio,
grandi, preziose balle di nuvole scarlatte!...
Sono i tesori, sono i gonfaloni disusati
dell'Anima mia!... Dove mai li portate?
Il Mare ha già assorbito
il sangue vermiglio della Sera,
tutto luccicante di pagliuzze d'argento,
ed ora lentamente il grigio cielo incurva
le sue vôlte di cripta funeraria,
ove letargiche Stelle, sospese ancora per un artiglio,
sembrano strani pipistrelli dalle palmate ali d'oro!...
Sinistramente allineate su le banchine cupe, tutte avvolte
in folte brume d'incubo,
le Gru colossali si trasformano
in kanguri fantastici di bronzo, giranti su sè stessi.
I marsupii capaci delle lor pance son pieni
di minuscole ombre,
gesticolanti confusamente, al crepuscolo,
nel fumo degli aliti loro!...

Il Mare, in lontananza, sontuosamente arricchito di tutte le luci cadute dal cielo, va delicatamente mutandosi in un magico deserto dall'auree sabbie ondeggianti che all'infinito si stendono. Ombre violette le increspano, e un vento ingegnoso le squama e le niella con carezzevoli soffi, con lente puerili moine.

Le Gru colossali, kanguri di bronzo
allineati sulle banchine,
col collo teso sinistramente
spiano prede sul mare!...
Ed ecco avanzarsi un piroscafo
che volge diritta la prua verso di me.
io lo vedo ingrossarsi, come una enorme palla,
sotto i suoi grandi alberi branditi come lance!...
A lunghi passi pesanti s'approssima
sotto l'acque movendo le sue zampe immense,
simile ad un fantastico dromedario
che attraversi, con l'acqua a mezzo il corpo,
il roseo guado placido
di un Nilo paradisiaco in molli curve irrigante
un'ampia prateria del cielo...

Altro non è che un miraggio di questo mutevole mare, dalle chimeriche sabbie d'oro!...

Or nella dubbia luce del crepuscolo,
lo strano dromedario s'immensifica,
intenebrando la banchina con l'ombra sua che s'allarga...
Ai lati della gobba formidabile
oscillan lentamente le smisurate saccocce
d'una bisaccia nera,
ov'io scorgo orecchie colore di rame,
alla rinfusa, aguzzate dall'attesa,
ritte verso l'orizzonte occidentale...
lunghi, fioriti dorsi d'impossibili pecore,
fra caftani nerastri... e cataste di gabbie...
e fucili lunghissimi, damaschinati, da beduini,
alti com'alberi di nave,
nella bruma della sera.

Ad un tratto la luna, bianca e succosa di luce, spaccandosi in mezzo al cielo come una favolosa noce di cocco, dondola e rotola giù sul mobile dorso del dromedario.

Urrà! Urrà!... È quello, è quello il frutto
che può saziarmi, il frutto che da sempre
la mia anima invoca
per la sua sete bruciante di viaggiator del deserto!...

Solo io sono, ritto.
nudo e tutto grondante su un alto ammasso di coke,
e accanto a me, fra dense nebbie d'incubo,
le Gru van raschiando lentamente
col loro collo di bronzo fatidico
le profondità, paurose dell'orizzonte.
Il loro gozzo, pieno di tintinnanti catene
disfrena a tratti lo spavento bianco
de' suoi muggiti lunghi e gutturali di vapore.
Allora, allora, come una molla,
scatta il mio cuore, in alto...

Tutti i miei nervi acuìti s'esaltano agli effluvi eccitanti del catrame, e a quando a quando s'afflosciano nella fragranza mista--miele dorato e nera liquirizia-- dei frutti rancidi o fradici!... Poi, l'odore selvaggio e crepitante del sandalo rilancia verso l'odio e la demenza il mio cuore, ebbro così da morire, che subito balza nel ballo tondo, come un negro piumato che pianga in una rossa ubbriachezza forata da bianche risate...

Più alto, ancor più alto che non le azzurre lagrime e i singhiozzi di cui le campane in lutto vanno impregnando la durezza del paesaggio... più alto, ancor più alto che non le grida strazianti dei piroscafi vôlti alle spiagge lontane... più alto, ancor più alto che non la tosse monotona e i singulti esasperati del vapore... con tutta la risonante pienezza de' miei polmoni di bronzo, la tua potenza immensa, o Mare ingordo, io canto!...

Poichè ormai l'infinito t'appartiene
tutto, o Mare pirata, come una preda di guerra,
a me vieni dunque, e a saziare
la mia fame di polpe siderali
su la còncava spiaggia del mio cuore tu versa
la porpora trionfale dei tramonti,
le costellazioni ambiziose
che le loro gemme sparpagliano in stelle filanti
di cui s'adorna come di fulgidi nastri lo zenit,
e le nubi dai pigri strascichi d'oro,
e la nostalgia inconsolata degl'astri pellegrini,
e il loro sangue che splende sui calvarî del cielo,
e i loro pianti divini,
e i loro rosarî di tinnuli raggi!...
Tu versa alfine, o Mare saccheggiatore,
tutta la grande disperazione
del mio bellissimo Cielo dannato,
naufragato per sempre nelle fonde tue acque!
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ah! Ah! troppo, troppo ho cantato!
Or sono affranto! Ho sete... Da bere! Da bere!...
Avvicinatevi dunque, bettole galleggianti
dalle piccole tende color di vinaccia!
Avvicinatevi dunque, canotti panciuti, che andate
qua e là offrendo da bere e da mangiare
ai marinai, da bordo a bordo,
fra il cozzare dei remi e delle voci,
nel fragore dei flutti, nell'ombra enorme dei velieri
che dolcemente fanno oscillare su di voi
l'immenso cielo tutto a chiodi d'oro.

Vuotare voglio i vostri boccali d'argilla,
le vostre pinte che hanno forma d'oca
e i vostri barilotti rossicci... Da bere!
Ancora da bere! Versate!... mentre mangio
su questo piatto a colori le vostre buone pietanze
con l'uova verdi e rosse di Pasqua
salate dagli spruzzi dell'alto mare.
Una... due... tre sorsate di vin denso!...
Ch'io beva, ch'io beva ancora,
prima di riprendere
il vasto fiato del mio canto!...

3.

LE BABELI DEL SOGNO.

I bei Tramonti dagli artigli d'oro e dalle criniere di fiamma, i Tramonti accosciati sulla soglia degli orizzonti come leoni dalle fulve zampe distese, lungamente straziarono la mia carne adolescente.

Tu, Mar crepuscolare mi dèsti l'acre nausea di vivere e l'infinita tristezza, e per averti troppo contemplato nella mia giovinezza, ora nel tuo vasto alito vacillo, ebbro di disperazione!

Certe sere, laggiù nell'Africa strega,
ci conducevan sulle tue spiagge cupe e deserte,
triste gregge di collegiali
che docile e lento si trascinava, vigilato
da preti neri e severi... Eravam piccole
macchie d'inchiostro sulle immateriali
sete di un divin cielo orïentale

E tu indolentemente venivi
verso di noi, o Mare sensuale,
fresco, verde, coperto di schiuma,
simile a donna seminuda fra bianchi merletti
che ad asciugarsi venisse
i nivei piedi sulla sabbia fine.
Trepidando di collera facevi il broncio al Tramonto,
pigro amante che s'indugia a carezzarti
e che t'imbelletta le guance!
Intanto in alto, su, fino allo zenit,
coi giuochi agili e varii delle tue onde lanciavi
le nostre stelle e i nostri sogni, a vicenda,
vetruzzi multicolori che vengon dall'Oriente!

S'inebriò il mio cuore allo scrosciar delle perle
che la tua mano stanca
sgrana nel cavo delle rocce...
Singhiozzò il mio cuore fra le tue dita brucianti,
come una lira satanica
dalle corde tese, spossate da troppe carezze
che ad un tratto prorompano in risate strazianti.
Il mio cuore?... lo avvolsi
nelle tue trecce notturne di donna lasciva;
Il mio cuore?... lo trascinai
tutto a brandelli, su le tue onde schiumose,
dentate come crudeli seghe d'argento!...

Che tu sia maledetto, che tu sia
mille volte maledetto, o Mare,
secondo le leggi astrali,
per aver popolata la mia giovinezza pensosa
di bocche levantine aperte a spasmodici canti
e di onde sessuate
dagli osceni contorcimenti!...
o Mare, ballerina orïentale
che rosse hai le poppe del sangue di tutti i naufragi!...

Camminavamo trascinandoci,
sanguinanti l'orecchie, come cani feriti a morte
che si dissetassero a pozzanghere putride,
fiorite già di stelle illusorie...
Fantasticavamo, prostrati
come mendicanti,
sotto il portico abbagliante della venerabile notte,
ove le tue frenetiche dita di flusso e riflusso
notarono le cronache distratte di tutti i disastri.
Ed io avevo in cuore il fastoso miraggio
d'un palazzo nero dalle cento torricciuole d'avorio
brandite contro l'azzurro, per tenervi chiusa e intangibile
la Sposa delle Spose, conquistata
al prezzo di tutto il mio cielo stellato di sogni!
Intanto i miei occhi esploravano,
in fondo al crepuscolo astioso,
tra le forche verdastre delle nuvole,
l'azzurrina profondità
delle grotte favolose...

Più tardi, al mio ritorno nella casa paterna,
cominciava una dolce serata famigliare,
sotto la lampada ch'erge il suo collo di fiamma
arrotondando ali di luce sul desco,
per covare i miei desideri
tra lo scrollìo dei suoi raggi pennuti,
simile ad una gallina dall'uova magiche, d'oro.
Dall'ombra d'un angolo, allora,
la mia rugosa nutrice sudanese
cantarellava tristemente, con la sua voce gracile e nera,
battendo in cadenza le mani più dure che nacchere.
Nella soffocazione della sera traboccante di fuoco,
la voce della vecchia istoriava il silenzio
di leggende crespe come teste di negri,
fendute da bianche risate
e coronate di piume scarlatte.

Io m'affacciavo alla finestra, a quando a quando,
per sentirti, o Mare, mormorare inviti
a indefiniti passanti,
come donna in un trivio...

Mare! Cortigiana sublime!
Chi dunque nella tua burrascosa alcova
ospiterai questa notte?
Chi verrà a carezzare le minacciose spire
del tuo corpo di serpente? Chi verrà
a morsicar fino al sangue,
in un rantolo di morte,
le tue mammelle dalle punte di fuoco
che scattan contro Dio, nelle tempeste?

Ad un tratto, sorgendo d'un balzo fra le rocce,
o Mare, schiumante e selvaggio
come un pazzo adirato,
in sussulti di rabbia agitavi
le tue braccia d'avorio, ticchettanti d'amuleti,
e digrignavi i denti, ghiaia rimossa dall'onda...
. . . mentre la Notte, piovra colossale
dalle ventose d'oro,
conquistava lenta la spiaggia.

4.

LE FUMATE DELL'ANIMA.

M'avvolse la Notte nella sua ombra,
come nelle pieghe di un ampio mantello,
prendendomi le mani fra le sue molli dita di pasta.
A passi lenti io seguivo
la Notte, vecchia mezzana,
verso i sinistri bassifondi dell'anima mia,
via pei vicoli postribolari delle mie vene,
in fondo alla mia carne, città millenaria...

--No! No! Non voglio entrare
nel vostro inferno!... Lasciatemi!
Lasciatemi!... Mi fermo!...--

Ritti ad un tratto, agl'angoli neri delle viuzze,
i miei Peccati favoriti ghignarono,
barcollando come briachi...
Scoppiavano dal ridere, i miei vecchi e luridi Peccati
dalla magra faccia giallastra, a losanga,
e dai lunghi occhi di liquirizia,
dimenando la loro contorta figura di fumo...
Scoppiavano dal ridere,
or spalancando le bocche come forni
ed or strizzandole in forma d'ombelichi!...
Ero, me ne ricordo, al quadrivio
della mia defunta volontà.

Dietro i rossi vetri, voci rauche gridavano:
--Midolla e sangue per lunghe sorsate d'oblio!
Il prezzo è questo dei sogni più belli!--
Entrai allora coi miei Peccati nella bettola
della mia carne!...

Bettola araba? taverna indiana?... Chi sa?
Certo è che la foia affocava quell'antro
e il rimorso ne scrollava le mura!...

V'erano molte donne, più nude e più oscene
pel rossor liquefatto dei loro capelli e pel viscido
socchiudersi delle palpebre...
Avevano mammelle dure, violente e balzanti!...
Illusione!... Non avevano corpo di donna,
non avevano corpo...
Di qua, di là, nella nebbia rossigna,
vivevano e s'agitavano mani
calde, vischiose...
e certe bocche... e certe bocche...
che strisciavano verso la mia!
Io mi sdraiai su divani scarlatti,
simili a giganti
sbalzati da cavalli giganteschi,
e giacenti sventrati, vermigli di sangue,
in un fiammeggiante meriggio di furibonda battaglia!...

Mi stesi su quei divani, aggrappandomi,
contratte le dita come artigli, e frugai
nelle viscere loro, cercandovi
un'anima selvaggia e dolorante!...
E aspettavo lo spasimo dei moribondi divani,
bocca su bocca, per bere
con ebbrezza il rosso, allucinante grido
del velluto insanguinato!...
Insanguinato?... Del mio sangue forse! il mio sangue...
la mia carne e la sua nera tristezza!...
Ed ero solo... solo, a consumare il mio corpo,
a divorarmi l'anima,
ansando sulle poppe irritate della Morte!
Solo, per sempre solo, colle mie labbra solitarie!.

Più tardi, mi ritrovai pauroso e tremante
davanti all'idolo dal corpo d'ebano e dagli occhi d'agata
che il mio futuro impersona!...
Un idolo affumicato da lampade rossastre
che han valve più sottili
di piccole bocche infantili...
lampade or vive or morte, in rapida vicenda!....

Oh! lugubre, lugubre coito
di un desiderio sovrumano,
in preda al tenebroso delirio delle mie mani,
davanti all'idolo che si sgretola,
affumicato!...
Lenti vagabondaggi delle mie mani affascinate,
striscianti verso la Pipa che assopisce ...
O dispensatrice dell'estasi prodiga d'oblio!

Lente fumate... La pipa, fra le mie dita, somigliava ad uno strano minuscolo membro virile ossificato!... Ad un tratto mi parve che la mia mano incauta diventasse più grande, diventasse profonda, lungi da me, sotto di me, come un'immensa cripta del color delle viscere!

E, lontanissimo, in fondo,
sotto la vôlta sanguinante,
una porta scoppiò, vomitando nel mio sogno
turbe di mendicanti affannate,
con un pesante fracasso di grucce trascinate...
Ma non era che il rumore del cozzare
delle lor gambe metalliche,
rigidi compassi sotto fradici stracci....

«Logiche»... lo sapete?... Si chiamano Logiche,
codeste pezzenti che, senza riposo,
che senza riprender mai fiato,
si misero tosto a parlarmi d'affari,
con viperine lingue velocissime,
discutendo lunghi contratti di gioia!...
Guizzavano le loro lingue,
nelle bocche sdentate, guizzavano
come serpi!... Oh! il mortale terrore
di sentirmele come trivelli
nella mia tromba d'Eustachio!

Gesticolando seminude nei luridi cenci
le Logiche m'offrivan grandi stocks
di felicità disusata
e dei barili pieni di piaceri stantii,
tali da rallegrare appena uno straccione,
e in cambio mi chiedevano
somme di rimorsi!...

--Perchè il rimorso, vedi?,
è l'esca delle gioie più profonde...
Con tanto di lussuria e tanto d'alcool,
tu avrai... Che cosa?... facciam l'addizione...--

Ma io, d'un balzo, ne afferrai una per la gola, gridandole con angoscia sul muso: --Che cosa mi darete?... dite... dite, perdio!... Senza mercanteggiare!... Denaro contante!... Su! Presto!--

Tacquero impensierite le Logiche...
Poi una con voce sorda mi disse:
--Fuma! Fuma la pipa estenuante del tuo sogno!--
un'altra:--Bevi, bevi quanto più puoi,
fino alla nausea, fino al disgusto!...--
Ed altre borbottarono:--Tu dovrai trascinare,
sempre, il tuo corpo snodato e pesante come catena
attaccata alla palla vuota del tuo cranio!
--Le tue vene dovranno puzzare come fogne;
il tuo cuore dovrà scampanare
come campana a stormo, e tintinnare
come un mazzo di chiavi fra le mani
d'un carceriere in un fosco mattino
di esecuzione capitale,
affilato da un tepido sole primaverile...--
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
--Allora, solo allora, cantarono le Logiche
sottovoce, tutte insieme, alzando al cielo le braccia,
allora, solo allora, ti entrerà nel cuore
la felicità!...
Una Felicità rosea, flessuosa e leggiera,
che sfiora la Terra col suo passo,
scivolando via sulla brezza...
Una bambina dagli occhi puri come pervinche umide...
Le sue labbra insanguinate da gioie soprannaturali,
inebbriano perdutamente gli Angeli,
come le frutta che pendono dai frutteti di Dio!
La felicità bambina ti entrerà nel cuore
senza ragione, naturalmente,
perchè è tanto buia la casa del tuo cuore!...

«Cantando e sgambettando, ti farà sorridere,
ridere a crepapelle, e riderà
sgangheratamente essa pure
con tutti i trentadue lontani Soli
che le fanno da denti, e con mille moine
rime obbligate intrecciando
e smorfie puerili!...

«Or dunque fuma nella tua pipa, fuma
fino ad averne la nausea,
perchè il canto della sirena ed il grido
esasperato del tuo desiderio
si disperdano alfine nella nebbia del Sogno!...--

Allora la rabbia mi scosse
dai talloni ai capelli, e balzando, alti i pugni,
sulle Logiche fredde, gridai:
--Ditemi, ditemi dunque il Perchè
di questi loschi commerci!...--
Categoricamente, le Logiche,
con gesti brevi e netti, senza esitare,
si segaron la gola per tutto argomento!...

Un'ora dopo mi svegliai, senza sapere
dove mi fossi...
Bettola araba? taverna indiana? Chi sa?
La foia affocava quell'antro
e il rimorso ne scrollava le mura...
Era una taverna indiana,
dal soffitto bassissimo, fatto a spegnitoio,
che d'ora in ora calava, schiacciando le lampade
fumose dell'Anima mia!...

Con la speranza di trovare ancora
la Notte, mia vecchia ruffiana,
la Notte cieca e sorda, dalle dita mollicce
di lievito infernale, infransi i vetri
delle finestre...

La Notte se l'era svignata, scavalcando l'orizzonte, ed io sentii, compresi, che Stelle e Stelle piovevano, interminabilmente, nei pozzi senza fondo delle mie ossa!...

--Midolla e sangue per lunghe sorsate d'oblio!... È questo il prezzo dei bei sogni... È questo!...--

5.

NOTTURNO.

(a tre voci).

Per noi, per noi soltanto, nella spossatezza
di quella soave notte carnale,
il Vento, stanco d'eterni viaggi e deluso
della sua rapidità di fantasma,
con mani illanguidite andava spiegazzando
nelle profondità dello spazio i sontuosi velluti
d'un gran guanciale d'ombra, indiamantato
di lagrime siderali!

Per noi, per noi, il Vento sveniva di dolcezza
su le mammelle calde e ansanti
delle onde primaverili,
come un amante dal corpo spalmato d'aromi,
coronata la fronte di papaveri,
nella spossatezza vasta di quella notte carnale!...
A fianco a fianco andavamo,
cadenzando il pulsare dei nostri cuori
sui singhiozzi e i sospiri dell'onde desiose...
Ella aveva la grazia fragile e pieghevole dei fiori
nel suo incedere ondeggiante, leggiero e persuasivo,
fra veli azzurri che le davano l'ali.
E lo spavento mi premeva la gola
quando il mio braccio cingeva
la sua snella ed aerea figura
che ad ogni passo sembrava volesse involarsi
con un agile e languido volo di tortorella,
verso le nubi dalle spiagge d'oro!....

Ella aveva negli occhi il silenzio umido e attento
delle rade violette e solitarie
che i velieri feriti, cacciati dalla tempesta,
scoprono per miracolo, le sere di bonaccia,
dietro qualche promontorio,
lungo coste maledette!....

Mi ricordo del pallore del suo viso ansimante sotto il peso d'una chioma gloriosa dallo chignon d'oro massiccio che cadeva all'indietro come una corona regale disprezzata!... Mi ricordo de' suoi baci impregnati, d'ideale che lentamente scorrevano alle sue labbra socchiuse, e della sua voce che aveva il lungo serico frusciare delle rose calpestate....

La voce della donna.

Amante mio, vedi laggiù le snelle stelle d'oro
che vanno d'un passo lieve sulla spiaggia,
agili, a due a due, in luminoso abbraccio?
Son seminude, e a quando a quando
il loro corpo di perla s'affusola
e la loro carne rosea, sbocciando
fuor dalle morbide madreperle
gronda di rubini sanguinolenti!...

La mia voce.

Trema il mio cuore al vederle sì dolci e sì fragili,
al vedere i lor teneri volti chiarificati dall'estasi
e perduti nei vortici
delle loro folte chiome di turchese...
Trema il mio cuore al vederle nuotare alla ventura
con la tranquilla indifferenza delle lor braccia di raggi...
Non sai, amor mio, ch'io saprei discendere
negl'incommensurabili abissi dei mari,
o nei labirinti della morte,
sol per baciare le povere labbra peste
di una Stella annegata?

O moribonde Stelle delle mie notti di bimbo
ancora singhiozzo al sentirvi agonizzare,
come pallide naufraghe,
nell'acque scellerate del mio cuore!...
Oh! non potrò soccorrerle mai,
poichè tutte le mie Stelle son lontane,
assai lontane dalle nostre labbra umane!...

La voce della donna.

Non pianger più, amante mio, chè il cuore mi si strazia! Disimparò la tua bocca l'ebrietà del mio bacio... Perchè vuoi tu consumare così il tuo desiderio su le pupille chimeriche delle Stelle?... Chiudi gli occhi perchè io baci le tue palpebre!... Chiudi gli occhi perchè io possa abbeverarli della mia tepida saliva, deliziosamente!...

La mia voce.

Ahimè, mio amore! Tu per me sei più triste
e più lontana, quando ti ho fra le braccia,
che un'intangibile stella naufragata!...

La voce della donna.

Non parlare così... Io non saprei comprenderti...
Sono tutta inondata d'amore, tutta piena di te!...
Guarda, cattivo! La tua tenera bocca
m'incatena tutta...
Lascia ch'io sciolga il mio velo
e meglio potrai carezzare, come tu voglia,
la mia carne che è tua!...
Nulla aspetto da Dio, nè dalle Stelle,
poichè tu m'ami!... Ti sento... ti bacio,
e le mie labbra s'addormono
sognando fra le tue labbra,
e mi restano per sempre nelle vene i tuoi baci...

La mia voce.

Oh! come la tua bocca è ancora lontana da me!... La vedo un poco aprirsi come una nuvola ardente sulla sorridente madreperla della luna, e tu mi sembri chinata languidamente su la poppa che fugge d'una galera chimerica... Ahimè! tu altro non fai che sfogliare i tuoi baci con la punta delle dita e di lontano, con un pallido gesto che come lampo svanisce!...

La voce del Mare.

Le vostre carezze brucianti, le vostre sapienti carezze
son come un tragico annaspare di ciechi
remeggianti pei corridoi di un labirinto....
I vostri baci hanno sempre l'accanimento instancabile
di una disputa rabbiosa fra due sordi
chiusi in fondo a una nera prigione...
Con tutto il vostro acutissimo amore
e con tutte le vostre carezze
voi per sempre sarete perduti, sepolti
nelle Tebaidi infocate della vostra carne!...
Tu che t'ostini a baci insoddisfatti
sul corpo della donna che rantola fra le tue braccia,
perchè contempli con tanta mestizia
la bocca irraggiungibile delle Stelle lontane?

La mia voce.

O Mare, Mare sornione, che vai, vagabondo, lontano
fra i tuoi stracci di bruma, maledetto stregone...
conosci tu la gioia di strappar lentamente
uno straziante spasimo a questa carne morente
e d'ammucchiare, a forza di carezze e di baci
tumultuosi, i mieli brucianti della lussuria
nelle sue vene aperte?...
Aspetto il supremo sussulto
di questo corpo snodato che si dissolve in delizia,
e voglio la comunione suprema
delle nostre agonie, perchè il suo corpo
alfine mi ringrazi, ebbro di gioia,
della crudele lentezza dei miei pugnali...
perchè alfine le labbra innumerevoli
di tutte le sue ferite bàcino fervidamente
le lame che le fan piangere e morire,
felici e trafitte...

Se da Lei m'allontano, subito le sue mammelle
m'affàscinan lo sguardo,
come le rive di vaporosa madreperla,
nobilitate dall'aurora,
che tante volte io vidi sull'arco dell'orizzonte,
davanti alla prua della nave...
Oh! rive fascinatrici, fiammanti d'Ideale,
calmi origlieri di sabbia
che i miei grandi sogni migratori
sorpassarono a rapido volo!...
E questa fronte pura splende talvolta nell'ombra
come i vetri illuminati
di una villa che tutta madida ne sembra
d'una dorata felicità...
Oh! la dolcezza di vivere
nell'intimo calore della sua anima,
sotto una fronte così trasparente!...

La voce del Mare.

Per quanto tu viaggi, lanciato verso l'ignoto a galoppo,
non potrai mai rivedere i chiari vetri
illuminati, la sera, di calma felicità!...
Com'è lontana dalla tua anima
questa bella fronte ideale
che le tue labbra sfiorano teneramente!...
I vostri baci saranno sempre, sempre illusorî,
poichè tutto un cielo infinito vi separa!...

La mia voce.

Sì! Lo sento, lo sento...
Abissi profondi s'immensificano fra i nostri cuori insaziati!...
E ben so, immenso Mare, che i tuoi flutti turchini
dalle braccia tese, stillanti di pietre preziose,
sorridono lungi da me, all'altro polo,
con occhi pieni di gioie ben più allucinanti!...
So che tu scorri con più dolce abbandono
e più profumi sparsi, sgranando le tue perle rosee,
su spiagge liete che una gran Sera divina
tutte bagna di felicità e di azzurro immutabile!
Anche so che altri amanti
vi si stendon su le sabbie, come noi,
angosciati fra l'ardente sbocciare degli astri,
e perdutamente inconsolabili
di sentir le loro bocche sì lontane
pur mentre si fondono in frenetici baci!...
E sento che le nostre carezze, le nostre
sapienti carezze, son simili
a un tragico annaspare di ciechi
remeggianti nei corridoi d'un labirinto!...
Sento che i nostri baci hanno la foga pazza
d'un dialogo rabbioso fra due sordi
chiusi in fondo a una nera prigione!...
Sento che noi saremo sempre, sempre sepolti
nelle Tebaidi infocate della nostra carne...
soli in mezzo al monotono vocìo di taverna
che sale dalle profondità della lussuria...
soli sotto il Destino e i suoi grandi macigni
di Dolore, sospesi sopra le nostre teste...
soli, sotto il Destino, che scroscia sinistramente
come una chiusa colossale!...

La voce del Mare.

Parti dunque, figlio mio, parti dunque
sbarrando gli occhi del tuo delirio!
Dà la scalata alle nere montagne della notte,
visita le Stelle, ad una ad una...
le Stelle, città d'oro maledette,
dai merli di diamante,
che incontrerai, qua e là, sull'immensa Via Lattea!...
Te ne andrai pei sentieri del cielo
da un firmamento all'altro, seguendo di lontano
la luminosa scìa d'una cometa,
ansando di passione per Colei che tu porti
incatenata nel tuo cuore, ma intangibile,
aderente alle tue labbra, ma per sempre lontana...
verso colei che non può esser tua,
ad onta dello spasimo orribile che vi strazia!...
Andrai, andrai fino ai confini del cielo,
e sempre, sempre sarai lontano da Lei,
come quando la stringi fremente fra le braccia!

6.

LA CANZONE DEL MENDICANTE D'AMORE.

Ti avevo vista una sera, tempo fa, non so dove,
e da allora ansioso aspettavo...
La Notte, gonfia di stelle e di profumi azzurrini,
su di me illanguidiva la sua nudità
abbagliante e convulsa d'amore!...
Perdutamente, la Notte
apriva le sue costellazioni
come vene palpitanti di porpora e d'oro,
e tutta la illuminante voluttà del suo sangue
colava pel vasto cielo....
Io stavo, ebbro, in attesa, sotto le tue finestre accese,
che fiammeggiavano, sole, nello spazio...
Immobile, aspettavo il prodigio supremo
del tuo amore e l'ineffabile
elemosina del tuo sguardo!...
.... Poichè sono il mendicante affamato d'Ideale
che va lungo le spiagge
implorando baci e amore, per nutrirne il suo sogno!
Con cupidigia astiosa bramavo i gioielli del cielo
per abbellirne la tua nudità di regina...
e verso di te protendevo
i miei sguardi folli, insanguinati nell'ombra
come braccia scarnite di moribondo!...
Tutto parvemi ingigantito dall'ampiezza del sogno!
Campane rantolavano nel cielo
come bocche mostruose:
le bocche, forse, del Destino!... Campane
invisibili e selvagge
sembravano aprirsi su me, nel silenzio,
come abissi capovolti!...

Un gran muro s'ergea davanti a me,
implacabile e altero come la disperazione!
Aspettavo solo, e migliaia di stelle,
di stelle pazze sembravano sprizzare
dalle tue finestre,
come un vol di faville da una fornace d'oro!...
L'ombra tua dolce apparve nel cavo dei vetri,
simile a un'anima terrorizzata che s'agiti
entro pupille agonizzanti,
e tu per me divenisti una preda
delirante lassù, su la cima estrema
delle torri fastose del mio Sogno!...
L'Amore mio--denti lucenti e occhi adunchi--brandì
con un gran gesto le sue rosse spade
e barbaramente salì
verso il tuo tragico splendore.

Poichè sono il mendicante insaziato che cammina
verso il tepore dei seni,
verso il languor delle labbra,
l'implacabil mendicante
che va lungo le spiagge,
rubando amore e baci
per nutrirne il suo Sogno!...

S'aprì la notte cupa appiè del muro,
e tu apparisti, soavemente sbocciata
vicino a me, bianca e pura in mezzo alle tenebre,
vacillando quasi ai consigli della brezza notturna!...
E tutto fu abolito intorno a me,
e il mio sogno infranse il mondo
con un sol colpo d'ala!

Certo--pensai--nei favolosi giardini
ove s'esilia l'anima mia
chimerici peschi foggiarono
la tua carne flessuosa, con la neve
odorante dei loro fiori
che le sonore dita del vento plasmavano!...
Io venni a te, tremante e religioso,
come in un tempio... avanzandomi incerto
come in un'umida grotta!...
A te venni, inciampando a ogni mio timido passo,
trattenendo il respiro
per non destare il Dolor nel passare!...
Si schiuse il tuo sorriso
nella serena acqua del tuo viso,
come al cadere placido d'un fiore...
S'aprì a ventaglio il tuo sorriso
fluttuando nel cielo, e fece impallidire
il viso impetuoso degli Astri, nel silenzio!...
Io ti parlavo volubilmente di strane cose,
bagnata l'anima di una sgorgante angoscia,
e mi pareva di sentirmi avvolto
dalla corrente d'un fiume voluttuoso.
Avidamente, spiavi tu sul mio labbro
l'Anima mia, come un miele dorato!...

Sentii che il volto mi s'infocava
come un castello incendiato, che il nemico saccheggia.
Ti parlavo, e i miei pensieri stravolti
si riflettevan lontani e vaporosi
nella tranquilla acqua del tuo viso!...

Tu volesti rispondermi, ma non sapesti che dire. Mi domandasti le mie angoscie, i miei timori, poichè mi vedevi tremar sulla soglia come trema un colpevole... Ed io simile ero ai vagabondi feriti che vanno rantolando di porta in porta, in cerca di rifugio, tra i pugni alzati delle folle implacabili!... Mi parlasti di cose indifferenti!... Domandasti della mia vita passata, della mia patria lontana... Volesti sapere il mio nome e tutto ciò che si suol domandare ai viaggiatori stanchi, beventi alle fontane, la sera, quando tutto si fa nero...

Poichè sono il mendicante affamato d'Ideale
che vien non si sa d'onde,
e va lungo le spiagge...
implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno!...

Ti seguii fino in fondo alla tua casa;
fummo soli, lontani dalle folle umane,
sulla soglia dell'Infinito, e sentii
la soavità dei crepuscoli sul mare,
quando si ripara in un golfo violetto
umido di silenzio!...
Fummo soli, e il mio Sogno
al tuo Sogno cantò:

--Oh! abbassa languidamente le palpebre
sull'errante follia del tuo sguardo.
Abbassa le tue palpebre mistiche e lente
come ali d'angelo che si chiudano...
Abbassa le tue palpebre rosee,
perchè l'agile fiamma dei tuoi occhi vi scivoli
come sospiro di luna tra persiane socchiuse.
Abbassa le tue palpebre e poi alzale ancora,
e potrò smarrirmi alfine nei tuoi occhi,
nei tuoi occhi, per sempre,
come su laghi assopiti, la sera,
tra fogliami placidi e neri!

«Sii dolce, poichè il mio cuore
trema fra le tue dita... Sii dolce!...
L'Ombra è attenta a spiare le nostre ebbrezze, e il Silenzio
si china e ci accarezza
come una madre intenerita... Sii dolce!...
Per la prima volta adoro
l'anima mia perdutamente e l'ammiro
perchè t'ama così, come una povera pazza!...
Adoro le mie labbra, poichè le mie labbra ti desiderano...
La mia anima è tua, la mia anima
è sì lontana ed azzurra da sembrarmi straniera!
Davanti a te si umilia, la mia anima,
qual pecora morente, e s'addormenta,
abbrividendo sotto i tuoi fragili piedi
come un prato che tutto s'inargenta
sotto i passi furtivi della luna...

«Vieni!... le mie labbra folli attireranno
il tuo volto pensoso e i tuoi grandi occhi dolenti
verso le spiagge abbagliate del Sogno...
verso divini arcipelaghi di nuvole!...
Le mie labbra saranno instancabili
come i bardotti che lentamente traggono,
nella rosea frescura dei mattini,
le grandi barche dalle vele solenni
verso lo scintillìo perlato
del mar lontano... Ed io
non sarò più che il tuo soffio... E il mio sangue
travolgerà nel suo corso il profumo delle tue labbra,
come un fiume a primavera, inebbriato di fiori!...--

Allora la tua bocca rosea s'aprì,
fragile conchiglia rombante,
per mormorare sinuosamente
il delirio dello spazio e il canto febbrile dei mari!
Al ritmo della tua voce, il mio cuore
si preparò lentamente a salpare
verso porti esaltati di sole
e verso sfolgoranti isole d'oro...
Tu mi dicevi ingenuamente
che mai nessuno avea così cantato
alle porte del tuo cuore...
che mai nessuno aveva pianto
il suo sogno e il suo dolore
profumandoti il seno di lagrime!...

Poichè sono il mendicante che piange e si lamenta, il mendicante affamato d'Ideale che vien non si sa d'onde, e va lungo le spiagge implorando amore e baci per nutrirne il suo Sogno!...

I tuoi gesti assopenti e vellutati
ebbero il carezzevole languore
che hanno i remi sopra l'acque brune, a sera...
L'ora liquida e gemebonda s'increspò abbrividendo.
Le nostre voci caddero...
Ma la Lussuria, ahimè, ci spiava
frugando insidiosa nell'ombra...
la Lussuria ansimante lungo i muri strisciava!...

Dalla finestra aperta, a quando a quando
il vento della notte
si rovesciava su di noi,
avvolgendo la sua groppa oscena
nella porpora delle tende...
Noi vedemmo la lampada d'oro svenire
come una bimba malata tra vaporosi lini,
e dolcemente morire!...
Vedemmo i casti bagliori della lampada
inginocchiarsi, venendo meno, lungo i muri,
come angeli preganti...
e i nostri sogni s'inchinarono, malinconici
e rassegnati, nel silenzio...
Allora il mio folle desiderio t'apparve
sguainato come una spada,
e, brancolando sul tuo corpo puro,
con un gesto selvaggio violentemente cercai
il tepore assorbente della tua bocca.
Fuori di noi, in una nera ebrietà,
sinistramente ci prendemmo le labbra,
come se commettessimo un delitto!
Le labbra mie s'accanirono
sulle tue, pesantemente,
e le nostre bocche ne furono insanguinate
come due lance!

Con un gesto sublime,
tu m'offristi, in delirio, la tua nudità soave
come una fiasca di pellegrino, ed io
abbeverai la mia sete immensa
sul tuo corpo ignudo, fino al delirio,
cercandovi l'immenso Oblìo...
Tremante e come pazza di vertigine
si chinò la mia Anima
sulla tua bellezza radiosa,
perdutamente, come sopra un abisso
vertiginoso di profumi e di calde luci!...
I tuoi occhi s'illanguidirono dolcissimamente
sotto le rosee palpebre
--lampade velate di vaporosa seta--
e, chinato fra i tuoi svolazzanti capelli,
io presi alfine la tua Anima, tutta
la tua Anima, religiosamente,
protese le labbra,
come si prende l'ostia consacrata.

Quando ripresi il cammino
verso la profondità delle livide notti
il cuore mio, fattosi nero, ebbe sete,
e avidamente io bevvi la nera
acqua delle fontane...
.... Indi fuggii, precipitando i miei passi,
verso l'Ignoto...
Poichè sono il mendicante
che va lungo le spiagge
implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno,
con in cuore il terrore di affondare per sempre
i suoi piedi sanguinanti
nella freschezza carnale delle sabbie, in riva ai mari,
in una qualche Sera
di stanchezza mortale e di Vuoto infinito!...

7.

IL DEMONE DELLA VELOCITÀ.

1.

Le Terrazze dell'amore.

L'anima mia insaziata s'abbeverò di gioia nella frescura vermiglia e succulenta delle verzure, là in alto sull'aerea terrazza che domina la città crepitante di luce e traboccante d'ombra ed il gran porto dall'alberature aggrovigliate fingenti una fumosa battaglia di scheletri!...

La terrazza divenne per noi un serbatoio d'azzurro, immateriale bacino ove l'acqua vergine della sera s'accoglieva pensosa, in tondo, misteriosamente... L'anima mia insaziata s'abbeverò di gioia a quelle balaustrate, là in alto, tra l'involarsi dei nostri baci e la fumosa fantasticheria de' tuoi grandi occhi azzurri, a lungo prigionieri nelle fornaci del Giorno... de' tuoi grandi occhi azzurri che si liberano nello spazio, quando la notte cala!...

Oh! come incatenare i nostri cuori
già ebbri di seguire la dolce carovana
delle nomadi stelle, e il loro trotto
sfavillante, su, su, per le chine del cielo,
e i loro agili raggi che vibrano e tintinnano,
al crepuscolo, come sonagli d'oro
sul deserto dei mari?...

Oh! come incatenare i nostri cuori già ebbri di vivere in pace tra i fuochi sparsi delle stelle accampate come un'orda barbarica sulle cime lontane?...

Io mi ricordo di te, chiaro volto inargentato dal vaporar delle lagrime, bel giglio sbocciato nelle profondità orribili della mia tristezza... bel volto che l'alito azzurro dell'infinito a quando a quando agitava sullo stelo del tuo corpo ideale!...

Ahimè! fra altre braccia, su altri seni
inesplorati, il mio cuore pesante
ancora s'abbandona, inebbriato,
alla possente altalena dell'amore
su cui un giorno ondeggiarono l'anime nostre
con languore e violenza a volta a volta...

Malgrado la monotona identità delle spiagge
costeggiate dalla noia di un eterno viaggio...
malgrado l'indentità delle labbra in amore,
ora su altri seni inesplorati
il mio nero cuore affonda e riaffonda!...
Così un tempo, amor mio, nella tua carne stanca,
cercai oblio nelle vulcaniche
profondità della lussuria, spezzando
l'orgoglio del pensiero in mille bieche manie,
e curvando la schiena, come uno schiavo,
sotto il flagello della Morte!...

Oh! sempre identico flusso e riflusso d'una marea
sollevante nell'estasi
i nostri cuori perdutamente fusi,
che con delizia immergevansi, per risorgere poi
fuor dalla schiuma amara,
siccome un nuotatore fra gli scatti dell'onde
che si cullano al ritmo cadenzato
d'una tribù di stelle migrante in silenzio
via per le vaste sere d'estate!...

Nelle vaste sere d'estate, esasperate di lampi muti e d'amari profumi, ecco balzare ancora focosamente il mio cuore, come una volta, di tra le tue braccia, oltre gli aerei balconi naviganti pel cielo!...

Balza il mio cuore, snudati gli artigli,
come un cane abbaiando la sua rabbia
di mordere, lontano, la polpa delle nuvole!...

--Ripòsati! Ripòsati!... Solo dormire è dolce!...--

Oh via!... No! No! Bisogna bruciare la vita
come un fascio di paglia...
Bisogna inghiottirla in un'ardita boccata
come quei giocolieri di fiera che mangiano il fuoco
facendosi sparire la morte nello stomaco!...

O pastori sommersi nella bruma del vespro!... Flauti piangenti, flauti lamentosi, e languide canzoni dalle cadenze lascive che tristi vezzeggiate questo paesaggio rude tutto febbrile di stelle, cullandolo come un bambino nelle fasce sospese e trasparenti delle vostre arie nostalgiche frangiate d'azzurro! O pastori sommersi nella bruma del vespro!...

Ah! Ah! li spezzerò, i vostri flauti
persuasivi... Ed i loro tronconi?...
A voi, a voi... per nutrirne la rosea fiammata
del mio calmo bivacco!... Oh! non ridete!
Altro non è che un fuoco di sterpi
per allontanare le fiere
e arrostir carni prima di ripartire!...

Sotto la pergola azzurra ove le stelle felici
vengono ad assopirsi, al crepuscolo,
a due a due, in luminoso abbraccio...
i nostri baci furono fitti... sì fitti
e sì tenebrosi, che tutte le mie sere future
ne furono oscurate!...
Avidamente io bevevo la tua carne ferita
e ferocemente ammucchiavo, a forza di carezze,
gioia rossa come un alcool ed oblio
nelle tue vene profonde:
--Prendi! Prendi la mia voluttà!... Prendi il mio sangue!
Prendi la vita mia!--Con morsi lenti,
ferocemente ammassavo dolore cocente,
e notte, e vuoto, in fondo in fondo ai tuoi nervi,
in fondo alle tue ossa, come in fondo
ad oscurissimi pozzi!...

Staccando alfin la mia bocca dalla tua bocca satolla, vedo--oh terrore!--la Notte vorace salire verso le nostre labbra... la Notte, divoratrice eterna di speranze e d'oro solare!... Un giorno!... Ecco ancora tutto un gran giorno annientato!... Salvami, bel Destino!... mio Destino che amo!...

2.

Il Torrente millenario.

La grande Notte insidiosa, inarcandosi
alle ringhiere, s'arrampica senza rumore
su, su, da un piano all'altro, agilmente,
e s'aggrappa alle nubi sontuose di turchese!...
Le sue ali membranose anneriscon le forme
e l'ondeggiante indolenza delle verzure, metallizzate
con la durezza lucida dell'acciaio
e la pesantezza del piombo diffuso nell'atmosfera...

Oh! calma, Anima mia, la tua febbre sovrumana, poichè ci è dato di assaporare un'ora squisita, in libertà, a piacer nostro, riposando i nostri desiderî inoperosi al ritmo dei ventagli pacificanti del silenzio!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Partiremo a notte alta... La sera è prodiga insieme di chimeriche rose e di labbra illusorie profumanti i balconi!... T'affretta intanto, Anima mia, a gettare un lungo sguardo sulla vermiglia terrazza dell'Amore, poichè già lentamente si va coprendo di veli, e poichè incerte pàtine d'ombra e di vecchiezza sordamente divorano i fiammeggianti ori dei vetri che dànno sul mare! Piangeva forse la mia donna? Non so... E la sua voce?... E i suoi singhiozzi?... Dimenticati! M'afferra la vertigine subitamente alle viscere ed io mi slancio, e lascio a malincuore il gran porto assopito, per attraversare la città dal cuore di fuoco, gonfio d'angoscia, ed il suo soffocato rombar di caldaia!...

A un tratto la strada fangosa s'esalta
sotto i miei passi, violacea
nel fulgor sussultante delle luci....
la strada azzurreggiante s'eleva
gonfiandosi in tutta la sua veemenza instancabile
verso lo spegnitoio immenso del livido cielo
che va schiacciando tutti i miei desideri
or fiammeggianti diritti, ora striscianti a terra...

Guardatevi dalle promesse
ingannatrici delle belle sere,
e dalle loro sparse speranze
di liberazione e di gioia inaudita,
fra la triste fuliggine che sale
al basso soffitto del cielo
col suo lezzo melato di nera prigione!...

Io la sento fuggir furibonda sotto i miei passi,
la grande strada azzurreggiante e violacea,
lustrata dagli amari riflessi che la straziano
coi loro innumerevoli stridi lunari!...
E la sento balzare contro di me, lungi da me,
verso la libertà che l'attira,
verso la spaventevole caverna
del livido cielo che dall'alto la spia,
del vasto cielo liberatore e tiranno!

Ecco: i binarî lucenti
indolentemente si torcono,
e frenetici sembrano nella pigra mollezza
delle loro torsioni... I binarî lucenti,
pur rimanendo immobili e silenti si slanciano,
accaniti a raggiungere in cielo
le fulgide costellazioni che viaggiano!...
I binarî lucenti sembran tremare di gioia,
allacciando con grazia sul basso orizzonte
i moribondi fuochi della sera,
densi come un belletto roseo...
Son cento? Mille? Diecimila?... Assai più!...
Innumerevoli sono i grandi occhi
violetti, verdi e rossi dei fantastici tram
i grandi occhi che scivolano,
che affondano in folla, cozzando fra loro
ed incrociando le loro ciglia di fuoco...
Pazzia!... Pazzia! Lontano,
lontano sulla strada, ecco scoppiano gli occhi
rabidamente, e si mordon l'un l'altro,
simili a bocche d'orco che azzannino corpi infantili...
Pazzia! Pazzia! I grandi occhi
si tuffano, svaniscono, s'involano,
lottando di velocità,
in un lontano andirivieni d'ombre e d'oro!...